Ascesa e declino delle città ideali dell’Urss dove si viveva come in una comune (FOTO)

Vladislav Mikosha/МАММ/MDF
Negli anni Trenta, in Unione Sovietica sorsero vari quartieri modello per risolvere in poco tempo il problema della casa, nato con l’inurbamento di massa. Ma si trattò anche di un esempio di sperimentazione sociale, con molti elementi studiati per spingere a una vita più collettiva

Il modellino del villaggio Krasnaya Gorka a Novosibirsk

Negli anni Trenta, quando l’Unione Sovietica lanciò un programma di industrializzazione a tappe forzate e iniziò a costruire fabbriche in tutto il Paese, un flusso di lavoratori provenienti da villaggi e piccole frazioni si riversò nelle città. Non c’erano abbastanza case nei vecchi quartieri e le persone che arrivavano nei grandi centri urbani erano costrette a vivere in tende e baracche varie. Era fondamentale non solo costruire molte nuove case, ma anche le necessarie infrastrutture.

Novokuznetsk, Territorio siberiano occidentale, inverno del 1932. Gli alloggi degli operai della prima fabbrica metallurgica di Novokuznetsk

Il nuovo tipo di quartiere modello, chiamato “sotsgórod” (“соцгород”; “città sociale”), era pensato per fornire alloggi a milioni di persone nel più breve tempo possibile, soddisfacendo anche i compiti ideologici del tempo. Le persone, che erano abituate alla proprietà privata, avrebbero ricevuto ora alloggi e servizi sociali dallo Stato, e per tutti le condizioni sarebbero state più o meno le stesse, dall’arredamento alle possibilità di intrattenimento nel dopolavoro.

Il gruppo di lavoro di Ernst May a Nizhnij Tagil (1931)

I primi quartieri di questo tipo furono costruiti secondo i progetti di specialisti stranieri. Nel 1930-1933, la leadership sovietica invitò un gruppo di 17 architetti e urbanisti tedeschi e austriaci. Questo collettivo era guidato da Ernst May (1886-1970), uno degli ideologi della costruzione standard di massa. Era il capo architetto di Francoforte sul Meno, dove furono costruiti alloggi funzionali che includevano case e spazi pubblici.

Le case

Le squadre di May parteciparono alla progettazione di almeno 20 “città sociali” sovietiche, principalmente negli Urali e in Siberia (a Novokuznetsk, Magnitogorsk, Novosibirsk e in molte altre città), offrendo una nuova prospettiva sulla politica di pianificazione urbana.

Una delle

I nuovi quartieri prendevano spesso il nome dalle fabbriche. Nelle città più grandi potevano esserci diverse “città sociali”, o i più piccoli “villaggi sociali” (“cоцпоселок”; “sotsposjólok”). Per esempio, a Kazan c’era la “città sociale” di Aviastroj, la città sociale di Aviakombinat, la città sociale di Kazmashstroj. A Stalingrado (oggi Volgograd) c’erano le città sociali dei chimici, dei costruttori navali, dei metalmeccanici della fabbrica di trattori.

Lezione di scacchi nel Club Metallurgico

La cosa principale che distingueva una “sotsgorod” dagli altri quartieri era la chiara pianificazione del futuro insediamento. Si presumeva che la vita nella città socialista sarebbe stata collettiva: i lavoratori avrebbero lavorato insieme durante il giorno e si sarebbero rilassati insieme la sera. Questioni familiari come lavare i panni e preparare i pasti dovevano essere affrontate dai servizi pubblici.

Novokuznetsk, oblast di Kemerovo. Vista sulla Piazza dei Tre Viali: Metallurgico, Kurako e Bardin. Sotto: Sotsgorod. Asilo n. 41

Le città sociali dovevano includere quartieri residenziali di casamenti bassi (le “stalinki”), un centro amministrativo, i negozi necessari; mense, lavanderie e aree verdi (grandi e piccole) per le passeggiate e per la separazione visiva delle fabbriche dalla zona residenziale. Di norma, gli architetti tedeschi posizionavano i casamenti con il lato corto rivolto verso la strada per ridurre il rumore esterno e la quantità di polvere sulle finestre. Grandi strade portavano al centro della città.

Forse a una persona dei nostri giorn, tali case non sembreranno molto attraenti, ma per quei tempi era una vera svolta.

Sebbene gli appartamenti e le stanze negli appartamenti comuni, le kommunalki, fossero piuttosto modesti, avevano tutti i comfort moderni, che fino a quel momento non erano disponibili per la maggior parte delle persone, ad esempio i bagni in casa. A Novokuznetsk, una città industriale nel sud della Siberia, le “cucine di Francoforte” vennero installate negli appartamenti progettati dall’architetta austriaca Margarete (Grete) Schütte-Lihotzky (1897–2000), che faceva parte del gruppo di May. Si tratta di set da cucina ergonomici che hanno rivoluzionato il mondo, rendendo la preparazione del cibo molto più semplice. Ma negli appartamenti non c’erano posti per il riposo in famiglia: il tempo libero lo si doveva trascorrere in modo collettivo.

Novosibirsk, 1934 (circa). Operai durante la posa dei binari del tram vicino al complesso di edifici residenziali in via Chelyuskintsev, costruito nel 1933 come casa comune per le famiglie dei ferrovieri

In molte città, tali aree erano dominate non da casamenti con appartamenti separati, ma da ostelli (“общежитие”; “obshchezhitie”) e case comuni che meglio si adattavano alle idee utopiche sulla vita collettiva. Ma presto si scoprì che non tutti i sovietici avevano voglia di trascorrere tutto il loro tempo insieme agli altri, e che avevano bisogno di uno spazio di comfort personale. Secondo le norme sovietiche, a una persona venivano assegnati 9 metri quadrati di “spazio vitale” individuale.

Sotsgorod a Magnitogorsk

Dalla metà degli anni Trenta, gli specialisti sovietici furono impegnati nella progettazione delle città sociali. Si progettarono nuovi quartieri con palazzi e strade ampie. Le case crebbero anche verso l’alto: comparvero edifici di 7 e 9 piani con bovindi, logge e sculture nello spirito del Classicismo socialista. Dopo la Grande Guerra Patriottica (la Seconda guerra mondiale), si rese necessario restaurare le case distrutte e gli architetti sovietici si rivolsero invece alla costruzione di casamenti prefabbricati di massa “senza fronzoli”, con l’obiettivo di fornire a ciascuna famiglia un appartamento indipendente.

Oggi, le città sociali sono diventate aree residenziali dove vivono persone di varie professioni. Non è necessario lavorare nella fabbrica di riferimento per vivere lì. In alcune città, questi quartieri storici sono considerati ormai alla stregua di monumenti architettonici e vi vengono organizzate persino escursioni.


I più brillanti esperimenti degli architetti sovietici nel campo delle case popolari prefabbricate 

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