Perché le zarine russe venivano costrette a farsi monache e rinchiuse nei conventi?

"La tsarevna Sofija" di Ilya Repin, 1879

"La tsarevna Sofija" di Ilya Repin, 1879

Ilja Repin
Accadde a ben tre mogli di Ivan il Terribile, ma anche altri sovrani utilizzarono lo stesso metodo

“Piangeva e urlava mentre il metropolita le rasava i capelli nel monastero; e quando il religioso prese il koukoulion, il copricapo monacale, lei cercò con tutte le forze di non farselo mettere, e dopo averlo afferrato lo gettò a terra e lo calpestò. Ioann Shigona, uno dei consiglieri in capo, indignato per questo gesto, non solo la rimproverò severamente, ma la colpì anche con la frusta, aggiungendo: ‘Come osi resistere alla volontà del sovrano e ritardare l’esecuzione dei suoi ordini?’. Quando Solomonia gli chiese quale diritto avesse di frustarla, rispose: ‘È per ordine del sovrano’. Quindi, lei, con il cuore a pezzi, annunciò a tutti che stava indossando l’abito da monaca non per desiderio, ma per costrizione, e chiese a Dio di essere vendicata per una tale ingiustizia”.

È così che il diplomatico austriaco Sigismund von Herberstein (1486-1566) descrisse come Solomonia Saburova (1490-1542), moglie di Basilio III di Russia (1479-1533), Gran Principe di Moscovia e Gran Duca di tutte le Russie, fu rinchiusa in un monastero. Ma di cosa era colpevole?

Il problema della sterilità

Nel 1505 giunse il momento in cui Basilio (Vasilij), allora ventiseienne, doveva salire al trono, e quindi fu necessario che si sposasse. Tradizionalmente, infatti, un uomo non sposato non era considerato idoneo a governare. Secondo l’usanza, 500 tra le più belle nobildonne vergini furono convocate da tutto lo Zarato di Moscovia. “Di queste, ne sono state selezionate 300, poi 200 e infine 10, che sono state esaminate dalle ostetriche con tutta l’attenzione possibile per assicurarsi che fossero davvero vergini e capaci di partorire, e per capire se avessero degli inconvenienti di salute. E infine, tra queste dieci, è stata scelta una moglie”, scrisse Francesco Da Collo (1480-1571), diplomatico italiano al servizio di Massimiliano I d’Asburgo.

La vita di Basilio III con Solomonia Saburova era felice, tranne per il fatto che lei non riusciva a restare incinta, e la nascita di un erede era molto importante per la continuazione della dinastia. Per Basilio, tuttavia, non fu facile divorziare da Solomonia: la Chiesa ortodossa era fermamente contraria. La Duma dei boiardi stava invece con lo zar.

Solomonia Saburova, prima moglie di Basilio III di Russia, con l'abito da monaca nel Convento dell’Intercessione (Pokrovskij) di Suzdal

Varlaam, il metropolita di Mosca che si rifiutò di concedere il divorzio a Vasilij, fu infine deposto. Il suo successore, Daniele (Daniil; 1492-1547), nel 1525 permise a Basilio di separarsi ufficialmente da Solomonia. La donna fu fatta monaca con la forza, con il nome di Sofija, e mandata nel Convento dell’Intercessione (Pokrovskij) di Suzdal, dove morì nel 1542.

Basilio III sposò presto la diciottenne Elena Glinskaja (1508-1538). E il loro figlio Ivan, noto poi come Ivan il Terribile (1530-1584), nella sua vita fece dell’esilio monastico delle mogli una pratica frequente.

Lo zar pluri-divorziato

Prima di Basilio III, le mogli dei Principi di Mosca si facevano monache solo quando rimanevano vedove; una pratica normale nei secoli XIV-XV. La storica Tatjana Grigorjeva afferma che “Entrare in un monastero e prendere i voti significava non solo declamare le formule di rito e tagliarsi i capelli. Un monaco o una suora simbolicamente ‘morivano’ rispetto alla vita mondana e si dedicavano completamente al servizio di Dio”.

Quindi, quando una moglie era “simbolicamente morta” nei confronti della vita mondana, allora un marito, agli occhi della Chiesa ortodossa del XVI secolo, aveva tutti i “diritti” di divorziare da lei. Ivan il Terribile ebbe bisogno di questa “scappatoia” nel 1572.

Dopo che la sua terza moglie, Marfa Sobakina, morì alla fine del 1571 (probabilmente avvelenata, proprio come le prime due mogli di Ivan), Ivan si sposò per la quarta volta, sebbene la Chiesa ortodossa fosse contraria. Nel maggio 1572 sposò Anna Koltovskaja (1556-1626), ma non fu zarina per molto tempo: Ivan perse interesse per lei e la fece fare monaca con il nome di Darija e la spedì sempre nel convento Pokrovskij di Suzdal. E non fu l’ultima.

“Lo zar, non osservando più la minima decenza, non chiedendo più la benedizione dei vescovi, senza alcun permesso della Chiesa, nel 1575 circa sposò Anna Vasilchikova, era il suo quinto matrimonio”, ha scritto lo storico russo Nikolaj Karamzin (1766-1826). Anna fu però fatta suora circa un anno dopo.

Solo l’ultima moglie di Ivan, Marija Nagaja (1553-1608), rimase sposata con lo zar fino alla sua morte, ma non sfuggì certo al convento. Era la madre dello zarevic Dmitrij (1582-1591), che morì in circostanze misteriose nella città di Uglich nel 1591 (probabilmente assassinato). Marija venne quindi fatta monaca forzosamente “per aver trascurato suo figlio”.

Pietro il Grande contro sua moglie e le sue sorelle

Fyodor Romanov (1553-1633) e Ksenia Shestova (1631), genitori dello zar Mikhail Fyodorovich (1596-1645)

Nel XVII secolo continuò la pratica della tonsura forzata. Nel 1600, Ksenija e Fjodor Romanov, i genitori del primo zar della dinastia Romanov, Mikhail Fjodorovich (Michele I di Russia), furono costretti ad accettare gli ordini monastici. Fjodor Romanov era allora uno dei pretendenti al trono e fu quindi messo fuori dal gioco (un uomo tonsurato non sarebbe mai potuto diventare lo zar). Intorno al 1606, anche Ksenija Godunova, figlia dello zar Boris Godunov, fu fatta suora con la forza per privarla dei diritti al trono.

L’ultimo zar che utilizzò attivamente il metodo della tonsura forzata fu Pietro il Grande. Nei primi anni del suo governo, dovette combattere per il potere con la sorellastra maggiore Sofja Alekseevna Romanova (1657-1704), che era la reggente del trono russo dal 1682. Quando nel 1689, Pietro sposò Evdokija Lopukhina, divenne adulto, secondo la tradizione russa, e non ebbe più bisogno della reggenza di Sofja, e neppure suo fratello Ivan (1666-1696) che co-regnava con lui, e che era già sposato, a quel tempo.

Nel 1689, la tensione tra Pietro e Sofja scoppiò in un conflitto armato, ma i sostenitori di Sofja la abbandonarono presto e lei fu privata del potere. Seguendo gli ordini di Pietro, fu imprigionata nel convento di Novodevichij a Mosca, ma non fatta monaca.

Sofja fu tonsurata quasi un decennio dopo, nel 1698, insieme alle sue sorelle Marta (1652-1707) e Feodosia (1662-1713), dopo una grande rivolta da parte degli Strelizzi (la guardia dello zar). Insoddisfatti del governo di Pietro e delle sue riforme militari, cercarono di riportare Sofja sul trono, ma furono sconfitti e duramente puniti (la maggior parte fu giustiziata). Mentre Sofja e le sue sorelle, che la sostenevano, dovettero essere  a quel punto completamente rimosse dalla vita mondana (e politica) tramite tonsura. 

Marta Alexeyevna (1652—1707), sorella di Pietro

Pietro fu anche l’ultimo zar russo a far fare monaca con la forza una moglie, la sua prima sposa Evdokija Lopukhina (1669-1731), una donna russa molto tradizionale e per la quale Pietro aveva presto perso interesse. Un paradosso: Evdokija era completamente sana, fedele, e aveva dato a Pietro un figlio, Aleksej (1690-1718), ma nel 1698 fu tonsurata “per le sue ripugnanze e dei sospetti”, come affermò in seguito Pietro. Evdokija prese il nome monastico di Elena e fu inviata nel consueto convento dell’Intercessione a Suzdal. Tuttavia, in seguito, la Lopukhina visse lì come laica e ebbe una relazione che finì tragicamente quando Pietro lo seppe.

Evdokija Lopukhina, ritratto del XVIII secolo

La tonsura di Evdokija, a quanto pare, è l’ultima forzata nella storia russa. Anche la granduchessa Aleksandra Petrovna (1838-1900) e la granduchessa Elisabetta Fjodorovna (1864-1918) presero i voti monastici, ma ciò fu fatto dopo la morte dei loro mariti, proprio come ai tempi antichi dei principi russi.


Le donne di Pietro il Grande: le mogli e le amanti dello zar che cambiò la Russia 

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