Le frasi più strafottenti e toste pronunciate nei secoli dai leader russi

Valentin Sobolev/TASS, Russia Beyond
Imperatori e segretari generali del Pcus hanno come tratto in comune il gusto per il parlar chiaro, senza troppa prudenza e diplomazia

1 / Nicola I sulle conquiste territoriali della Russia

“Где раз поднят русский флаг, там он уже спускаться не должен” 

“Laddove una sola volta sia stata issata la bandiera russa, non deve mai più essere ammainata”, disse l’imperatore russo Nicola I (1796-1855) nel 1850, in occasione di una disputa sul fatto se la Russia dovesse mantenere o meno il controllo sulla remota Isola di Sakhalìn, dove l’esploratore Gennadij Nevelskoj (1813-1876) aveva posto un insediamento militare.

La presenza in quel territorio poteva innescare gravi controversie con la Cina e il Giappone, quindi alcuni funzionari consigliavano maggiore prudenza, ma Nicola I chiarì il concetto una volta per tutte: la Russia non abbandonerà mai le terre che considera proprie.

2 / Alessandro II sul governo del Paese

“Управлять Россией несложно, но совершенно бесполезно”

“Governare la Russia non è difficile, ma è del tutto inutile”, disse una volta Alessandro II (1818-1881), riferendosi al fatto che la Russia è così enorme e caotica, che pensare di poter mantenere il controllo di tutto e su tutti è piuttosto insensato. Alessandro II mise in atto una delle riforme più ambiziose del XIX secolo, quando abolì la servitù della gleba nel 1861 (anche se non fu un grande successo, ed ecco perché), e poi morì in un attentato

3 / Alessandro III sull’Europa e la Costituzione

“Когда Русский Император удит рыбу, Европа может подождать”

“Конституция! Чтоб русский царь присягал каким-то скотам?”

“Quando lo zar russo sta pescando, l’Europa può aspettare”, disse l’imperatore Alessandro III (1845-1894). Il ministro degli Esteri russo, preoccupato dal conflitto diplomatico in Europa che riguardava un alleato russo, la Francia, inviò una missiva urgente ad Alessandro mentre l’imperatore stava riposando nella sua casa di campagna, chiedendogli di affrettarsi a tornare nella capitale per occuparsi della crisi ed evitare una guerra in Europa.

Alessandro, irritato dal fatto che qualcuno lo distraesse dal suo hobby preferito, la pesca, inviò questa dura risposta. Divenne rapidamente, con qualche variante,  una delle citazioni più famose (e toste) di un imperatore russo.

Lo zar era sicuro che sia gli stranieri che i russi dovessero rispettarlo senza se e senza ma. Nel 1881, poco dopo aver ereditato il trono dal padre assassinato, Alessandro pronunciò, riferendosi alle richieste di dare una costituzione al popolo, una seconda frase divenuta celebre: “La costituzione! Affinché uno zar russo debba poi giurare fedeltà a certi animali?”. Gli animali erano, ovviamente, i suoi sudditi.

4 / Nicola II sulla sua occupazione

“Хозяин земли Русской”

“Padrone della terra di Russia”. Così Nicola II (1868-1918) riempì il paragrafo “occupazione” nel modulo del censimento nazionale del 1897. Semplice ed elegante. Questo ovviamente cambiò 20 anni dopo, quando arrivarono i bolscevichi e Nicola finì per non possedere più nulla.

5 / Lenin su Dio

“Всякий боженька есть труположство”

“Qualsiasi tipo di divinità è necrofilia”, scrisse Lenin (1870-1924), fondatore e primo leader dell’Urss, in una sua lettera a Maksim Gorkij. Ateo convinto, anti-capitalista e anti-monarchico, Lenin odiava qualsiasi tipo di religione, considerandola, proprio come il suo maestro Karl Marx, “oppio dei popoli”. Quando i bolscevichi, guidati da Lenin, presero il potere in Russia, iniziarono una lotta contro la religione, distruggendo chiese e imprigionando sacerdoti. Paradossalmente, dopo la sua morte, il corpo di Lenin fu messo nel Mausoleo, e trasformato in una sorta di santo in un Paese ateo.

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6 / Stalin sull’allegria, la guerra e il Papa

“Жить стало лучше, жить стало веселее”

“Ни шагу назад!”

“А сколько дивизий у Папы Римского?”

“La vita è migliorata, compagni. La vita è diventata più allegra”, disse Stalin (1978-1953) nel 1935, parlando al primo congresso del movimento stacanovista e riferendosi al miglioramento generale degli standard di vita. Tuttavia, questa frase suona molto più cupa oggi. Stalin lo disse solo due anni prima della Grande Purga del 1936-1938, quando furono arrestate circa sette milioni di persone e centinaia di migliaia persero la vita. C’era poco da stare “allegri”, insomma.

Durante la Grande Guerra Patriottica del 1941-1945 (il nome russo della Seconda guerra mondiale), Stalin tradusse i sentimenti di una nazione in guerra. La sua citazione più famosa di quel periodo, contenuta nel Prikaz (ordine) 227 è: “Non un passo indietro!”. Fuggire dalla battaglia non era un’opzione possibile!

E una volta, mentre parlava con il primo ministro britannico Winston Churchill (1874-1965), che menzionava l’influenza morale del Papa sulla Polonia cattolica (dove l’Armata Rossa stava combattendo), Stalin, secondo le memorie del suo traduttore, Valentin Berezhkov (1916-1998) avrebbe risposto con questa domanda provocatoria: “E quante divisioni ha il Papa?”.

7 / Nikita Khrushchev sul seppellire l’Occidente

“Мы вас похороним!”

“Noi vi seppelliremo!” è forse uno degli avvertimenti più inquietanti mai emessi da Nikita Khrushchev (1894-1971), uno che era rapidamente diventato popolare in Occidente. Il leader sovietico lo disse mentre parlava con gli ambasciatori occidentali nel 1956 a un ricevimento presso l’ambasciata polacca. In realtà, il significato non era così violento come appare se tolto dal contesto. Se si legge la frase completa, ben si comprende che Khrushchev non intendeva distruggere l’Occidente con una guerra, ma stava parlando a livello teorico del sistema comunista che avrebbe “seppellito” quello capitalista. Citato fuori contesto dalla stampa occidentale, scioccò tutti.

8 / Mikhail Gorbachev sui golpisti

“Ну что, доигрались, мудаки?”

Mikhail Gorbachev (1931-) era molto più diplomatico di Khrushchev, ma a volte poteva anche lui perdere le staffe. Di fronte al tentativo di colpo di Stato dell’agosto 1991, pochi mesi prima che l’Unione Sovietica cessasse di esistere, dovette incontrare gli aspiranti membri della giunta golpista, suoi colleghi dell’élite comunista, nella sua residenza in Crimea. A quel punto, era ovvio che il Putsch di agosto era ormai fallito, e Gorbachev, molto arrabbiato, li accolse con le seguenti parole: “Allora, avete finito di giocare, coglioni?”. Quando gli è stato chiesto in seguito se avesse davvero pronunciato quella frase, Gorbachev disse: “Erano le parole più educate che potevo dire loro”.


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