OPINIONE – La Russia fa parte della civiltà europea o fa storia a sé?

Legion Media
Geograficamente parlando, il 77 per cento dei russi vive in Europa, ma a livello storico e politico tutto è molto più complicato

La Russia può essere considerata a pieno titolo parte dell’Europa per quanto riguarda la sua adesione ai valori occidentali? Questa domanda appassiona e fa discutere la nostra società sin dai tempi di Pietro il Grande (1672-1725), quando lo zar decise, a suon di imposizioni dall’alto, di trasformare in un Impero europeo la vecchia Russia patriarcale, nella quale i nostri antenati si erano occupati principalmente dei propri affari, di combattere i polacchi e i tatari, di esplorare la Siberia o di litigare per la riforma della Chiesa ortodossa, con tanto di scisma dei Vecchi Credenti. Che tempi gloriosi che erano!

Ma la seconda Russia volse lo sguardo a Occidente, e ne seguì una disputa senza fine: il nostro Paese è parte dell’Europa? È europeo fino in fondo? O dovremmo considerarci una specie di civiltà separata, con il suo proprio percorso storico? Non siamo troppo grandi per adattarci all’Occidente? D’altro lato, anche gli europei non è che non abbiano esitato ad accettare la Russia come una delle culture e delle potenze politiche europee. Una discussione che, peraltro dura fino ai nostri giorni…

Per farla breve

Fedor Dostoevskij (1821-1881) era un convinto slavofilo

La querelle dura da tempo e non mostra segni di soluzione (almeno per quelli di noi che hanno abbastanza tempo libero ed energie sufficienti per continuare a interessarsene). Nel XIX secolo, nell’intellighenzia russa c’erano due scuole di pensiero: gli occidentalisti e gli slavofili, che rispettivamente adoravano l’idea che la Russia fosse un Paese europeo o la disprezzavano.

I due punti di vista in sintesi

Occidentalisti: la civiltà europea è il motore dello sviluppo e del successo globale, sia a livello tecnico che intellettuale, quindi la Russia dovrebbe seguire il modello europeo, sviluppandosi economicamente e concedendo maggiori diritti ai suoi cittadini. “Le nazioni d’Europa hanno qualcosa in comune… Le idee di dovere, giustizia, diritti e ordine… questa è l’atmosfera dell’Occidente, ed è qualcosa di più della storia o della psicologia, è nella natura degli europei”, scrisse il filosofo occidentalista Pjotr Chaadaev (1794-1856). E nelle attaccò duramente la società russa: “Al mondo non abbiamo apportato nulla, non abbiamo insegnato nulla; non abbiamo versato una sola idea nella massa delle idee umane. […] Abbiamo qualcosa, nel nostro sangue, che respinge ogni vero progresso.”

Slavofili: La Russia ha il suo prorio percorso nella storia del mondo, non è necessario seguire ciecamente l’Europa e l’Occidente in generale. Non è la Russia che deve imparare dall’Europa, ma viceversa. La civiltà occidentale, che ha abbandonato Dio e la moralità, dovrebbe imparare dallo spirito cristiano della Russia. “Siamo una nazione a sé, in larga misura originale, e la nostra missione è quella di creare qualcosa di nuovo, che è nostro, autoctono, buono per noi e preso dal nostro suolo e dal nostro spirito nazionale”, ha affermato Fedor Dostoevskij (1821-1881), che era un convinto slavofilo.

Questa discussione ebbe luogo nel XIX secolo, ma, sorprendentemente, gli argomenti non sono cambiati molto da allora (con una pausa di settant’anni nel periodo sovietico, quando sia gli occidentalisti che gli slavofili dovettero tacere e obbedire all’idea unica del partito comunista). Oggi, una parte della società russa crede ancora che siamo europei e dovremmo seguire in toto l’esempio del Vecchio Continente, mentre l’altra parte disprezza e condanna l’Europa per la sua ipocrisia. Antico dibattito a parte, l’Europa stessa resta un concetto piuttosto vago su cui discutere…

Ma cos’è poi l’Europa?

La sede del Consiglio europeo e del Consiglio dell'Unione europea, Bruxelles

Questa domanda è più complicata di quanto sembri. Anche geograficamente, l’Europa è difficile da definire. Tecnicamente, il continente è l’Eurasia, e l’Europa occidentale non è altro che una grande penisola dall’aspetto strano nella sua parte occidentale (mi dispiace, ragazzi, se a voi là insegnano che l’Europa è un continente a parte, ma non è così). I confini tra Europa e Asia rimangono un argomento di disputa. E non fatemi nemmeno iniziare a discutere delle differenze culturali all’interno dell’Europa: anche con la globalizzazione al suo apice, Norvegia, Estonia e Portogallo rimangono culture distinte, i gallesi hanno problemi e aspirazioni diverse rispetto agli sloveni. Qual è il loro denominatore comune?

A mio avviso, ci sono tre aspetti che possono essere isolati:

1) Geografia. Questo è dato il più semplice. Sottigliezze a parte, la maggior parte degli scienziati concordano: praticamente tutto a ovest dei Monti Uràli è Europa. Quindi non discutiamo almeno su questo punto;

2) Storia e cultura. In larga misura, l’Europa come la conosciamo è stata modellata da due fenomeni. In primo luogo, l’Impero romano, in quanto la cultura latina imposta dai romani alle nazioni conquistate, coinvolse l’intera Europa. In secondo luogo, il cristianesimo, che, sebbene nato in Medio Oriente, è sbocciato ed è diventato una religione che ha modellato la civiltà europea. Certo, non tutti i Ppaesi in Europa sono cristiani, né tutti sono stati controllati dai romani. Ma il mix di antichità (patrimonio romano) e cristianesimo ha reso la cultura europea quella che è;

3) Politica. Dopo due guerre mondiali, scoppiate entrambe in Europa, gli europei hanno capito di averne abbastanza dei conflitti interni e hanno iniziato a lavorare alla creazione di un’entità senza frontiere. Ormai questa organizzazione si è evoluta nell’Unione europea, che rimane più o meno funzionale (anche se non è in forma smagliante: sto parlando di te, Gran Bretagna!) e funge da punto di aggregazione dei valori comuni condivisi dalla maggior parte dei Paesi europei.

Ufficialmente, sono: “Rispetto della dignità umana e dei diritti umani, libertà, democrazia, uguaglianza e Stato di diritto”. Ciò non significa, ovviamente, che tutte queste cose esistano davvero ovunque, ma almeno queste sono le linee guida. Inoltre, gli stati dell’Ue cercano di trovare un terreno più o meno comune nella politica estera.

E la Russia?

Il presidente russo Vladimir Putin (a destra) e Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea dal 2014 al 2019

Ok, prendiamo quelle tre componenti che ho cercato di isolare, e controlliamo come si applicano alla Russia.

Geograficamente, è un bel problema. Il 77 per cento della popolazione russa vive nella sua parte europea, a ovest degli Urali, quindi, che vi piaccia o no, Mosca è una capitale europea (la più grande, a proposito).

Storicamente e culturalmente, più sì che no. La Russia ereditò il cristianesimo, la versione ortodossa orientale, da Bisanzio, che, a sua volta, era una parte dell’Impero romano. Certo, per un po’ i russi sono stati considerati una specie di creature semi-mitologiche esotiche, simili ai centauri, dagli europei non istruiti, ma dal XVIII secolo siamo diventati orgogliosamente parte dell’Europa, con privilegi come la partecipazione a guerre infinite e l’adozione di nuove ideologie radicali (grazie, Karl Marx!)

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“Sia l’Oriente che l’Occidente ci vedono come parte della cultura occidentale. Le nostre differenze rispetto a qualsiasi cultura occidentale, così come le fluttuazioni dell’idea consolidata dell’Occidente, sono serie, ma non sono più grandi delle differenze tra Finlandia e Portogallo, Ungheria e Irlanda, Cipro e Polonia”, ha scritto il giornalista Aleksandr Baunov nel 2014. Sono d’accordo: considerando le civiltà islamica, cinese, indiana, ecc., la Russia ha molti più punti in comune con l’Europa.

Politicamente. Ok, qui mi tocca dire un forte “no”. Sebbene nessun politico russo possa dire di essere contrario alla “dignità umana e ai diritti umani, alla libertà, alla democrazia, all’uguaglianza e allo Stato di diritto” (ne avrebbe un danno di immagine), Mosca e Bruxelles adottano un approccio diverso nei confronti di queste belle parole, e oggigiorno all’idea di una Russia che entra nell’Unione europea la reazione non può che essere una risata isterica. Sebbene a Vladimir Putin piaccia sicuramente il concetto di “un’Europa unita da Lisbona a Vladivostok”, la creazione di tale Europa sembra essere un obiettivo di lungo termine. Qualcosa che nessuno di noi dovrebbe vivere abbastanza a lungo da vedere realizzato.

In conclusione

Mi sembra che la Russia faccia parte della civiltà europea, ma in modo molto specifico. Immaginate di far parte di una famiglia con genitori, fratelli e sorelle, che vivono tutti in un appartamento molto grande. E di avere uno zio con cui non siete troppo in confidenza, che vive alla porta accanto. Siete sicuramente di famiglia, ma non siete così vicini; lui è abbastanza imprevedibile, e i tuoi genitori dicono di non giocare con lui, perché è un tipo strano. In questo scenario, tu un paese europeo, tipo l’Italia, i tuoi genitori sono l’Ue e tuo zio, che si dice abbia l’abitudine di alzare un po’ il gomito… sì, avete capito bene… siamo noi…

La Russia è un paese asiatico o europeo? 

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