Che destino ebbero i figli dei membri della nomenklatura sovietica?

Vladimir Musaelyan/TASS
Mentre i loro padri si occupavano dello Stato e del Partito e, in alcuni casi, impartivano l’ordine di esecuzione per migliaia di persone, loro crescevano, spesso tra tanti drammi privati

Sergò Berija (1924-2000): costruì missili in prigionia

Il braccio destro di Stalin e capo dell’Nkvd, la temuta polizia segreta sovietica, Lavrentij Berija (1899-1953) aveva un solo figlio, Sergò, che fece una brillante carriera come ingegnere militare.

All’inizio della Seconda guerra mondiale, il giovane seguì corsi accelerati di tre mesi presso il laboratorio di ingegneria radio dell’Nkvd e iniziò a prestare servizio nell’esercito con il grado di tenente tecnico. Nel 1941, andò per operazioni speciali segrete in Iran, e nel 1942 lavorò nel gruppo di armate del Caucaso settentrionale e, successivamente, con incarichi speciali, partecipò alle conferenze di Teheran e Jalta, nelle quali si riunirono i capi di Stato e di governo della coalizione anti-Hitler. Dopo la guerra, Sergò si laureò all’Accademia militare delle comunicazioni di Leningrado. Mentre lavorava alla sua tesi, progettò il primo missile aria-superficie sovietico, il “KS-1 Kometa”, e divenne uno dei principali progettisti militari del Paese. Con suoi lavori, si presentò anche alla tesi di dottorato, e, sempre grazie ad essi, ricevette l’Ordine di Lenin e il Premio Stalin.

Ma tutto cambiò radicalmente dopo l’arresto e l’esecuzione di suo padre nel 1953. Sergò venne tenuto in cella di isolamento per un anno, privato di tutti i gradi, i premi e i titoli scientifici. Secondo il tribunale, le sue tesi di laurea erano un plagio, una copia del lavoro di un gran numero di ricercatori e ingegneri. Tuttavia, nel 1954, insieme a sua madre, fu inviato al confino amministrativo nella zona degli Urali, dove gli fu dato un appartamento di tre stanze e il diritto di lavorare nel campo dello sviluppo missilistico. Figlio e madre cambiarono il loro cognome in Gegechkori, sicuri che “con il cognome Berija, la popolazione ci farà a pezzi”.

Gegechkori era il cognome della mamma di Sergò da nubile. Lui si presentava sempre così, senza mai ricordare a nessuno che suo padre era Lavrentij Berija”, disse un suo collega degli anni Cinquanta, Rel Matafonov. Sergò ricominciò la sua carriera da zero, come un semplice ingegnere, ma nel corso degli anni ebbe modo di far riapprezzare il suo talento. Nel 1964, chiese un trasferimento in Ucraina, a Kiev, dove continuò la sua ascesa di carriera. Dal 1990 al 1999, lavorò come capo progettista presso l’Istituto di ricerca di Kiev. Sergò non nascondeva più il fatto di essere il figlio di Berija, e pubblicò persino un libro di memorie in cui cercava in tutti i modi di riabilitare suo padre, che amava profondamente: riteneva che i crimini della dirigenza del partito fossero stati artificiosamente addossati tutti a Berija, e che quello che suo padre aveva fatto, lo aveva compiuto per ragion di Stato.

Leonid Khrushchev (1917-1943): forse si ribellò a Stalin e morì in battaglia

L’uomo che ha distrutto il culto della personalità di Stalin, Nikita Khrushchev (1894-1971), ha avuto sei figli, ma la vita del figlio maggiore Leonid è stata la più brillante.

Inizialmente, il figlio del futuro primo segretario del Comitato centrale del Pcus lavorò in fabbrica. Ma nel 1939 entrò volontariamente nell’Armata Rossa e chiese di essere mandato al fronte come pilota di bombardieri. Era infatti iniziata la Guerra d’Inverno contro la Finlandia. Durante questo conflitto, cioè in appena un anno, Leonid fece ben 30 sortite aeree.

Immediatamente dopo, partecipò alla Grande Guerra Patriottica (nome usato in Russia per indicare la Seconda guerra mondiale), ma quasi subito, nel luglio del 1941, il suo aereo si schiantò e lui rimase gravemente ferito. Un anno dopo, con una gamba ancora non guarita, fu di nuovo mandato al fronte, alla guida di un caccia. Secondo le memorie di sua sorella Rada, fu rimandato in prima linea sebbene gravemente invalido per punizione: nel 1942, infatti, a una serata, mentre era ubriaco, avrebbe accidentalmente ucciso un marinaio con un colpo di pistola (la nipote di Leonid, Nina Khrushcheva, ritiene però che si tratti di un ennesimo falso storico, e non ci sono prove del fatto). In un modo o nell’altro, il figlio di Khrushchev continuò a volare e nel 1943 non tornò da una sortita e fu dichiarato scomparso.

Secondo la versione ufficiale, Leonid coprì l’aereo del suo amico con il suo aereo dal fuoco di un Focke-Wulf tedesco. Ma esiste anche una teoria complottistica, nata, si crede ora, tra gli stalinisti per screditare Nikita Khrushchev, e molto popolare alla sua epoca.

Secondo questa teoria, Leonid sarebbe passato a collaborare con i tedeschi, fu dunque arrestato su richiesta di Stalin e fucilato, ma il caso venne tenuto nella massima riservatezza. Questa storia non ha mai ricevuto alcuna conferma. Ma certo l’obiettivo nel mirino non era una persona qualsiasi:

“Leonid era cresciuto protestatario. Un bastian contrario. Da questo, penso, nacque un conflitto con suo padre, perché il padre voleva fare di lui un buon comunista e lui non ci pensava neppure”, afferma Nina, pronipote di Nikita Khrushchev. Secondo lei, Leonid si comportava come un dandy moscovita, si considerava molto speciale ed era iperattivo. “Oggi sarebbe considerato un ‘drogato di adrenalina’”, ha detto. 

Galina Brezhneva (1929-1998): fuggita con un artista circense, morì in un ospedale psichiatrico

In gioventù, la figlia di Leonid Brezhnev (1906-1982) sognava di diventare attrice, ma suo padre le impose Facoltà di Lettere. Questo non fu d’aiuto: l’inclinazione per l’arte e la vita mondana di Galina trovò un’altra via per esprimersi.

Nel 1951, si innamorò dell’artista circense Evgenij Milaev, che era in tournée (aveva 41 anni, era cioè solo 4 anni più giovane di Leonid Brezhnev, padre di Galina, che allora aveva 22 anni). Dopo aver abbandonato l’università, ottenne un lavoro come costumista in quello stesso circo e fuggì con la compagnia. Da questa unione nacque una figlia. Il matrimonio andò in rotoli quando Milaev si invaghì di un giovane artista circense. Il suo secondo matrimonio fu con il figlio del famoso illusionista Emil Kio, il diciottenne Igor Kio. Ma la coppia divorziò dopo appena 10 giorni, a quanto pare su pressione dell’influente e ingombrante padre di Galina.

Quando Brezhnev, nel 1964, salì alla guida dello Stato, mezzo mondo dello spettacolo sovietico iniziò a far la corte a sua figlia. Alla fine, lei si trovò un “buon partito” nella persona del tenente colonnello del servizio interno Jurij Churbanov, ma, più che con il marito, amava passare il tempo alle serate mondane, e sviluppò la dipendenza dall’alcol. 

La vita di Galina si trasformò in un incubo dopo la morte di suo padre, nel 1982. Tutti si allontanarono immediatamente da lei, suo marito fu arrestato, le accuse di corruzione iniziarono a fioccare contro la famiglia Brezhnev. Il suo alcolismo divenne evidente a tutti. Alla fine, la figlia di Galina la mise in una clinica psichiatrica, dove morì di ictus nel 1998.

Natalja Khajutina (Ezhova) (1928-2016): ha cercato di impiccarsi e di riabilitare suo padre 

Nel 1937-1838 quasi 700 mila persone furono vittime della repressione e vennero condannate a morte (secondo i documenti d’archivio), e tutto ciò è collegato al nome dell’allora capo dell’Nkvd Nikolaj Ezhòv (1895-1940), tanto che in Russia le Grandi Purghe sono spesso ricordate con il nome di “Ezhòvshchina”. Il “nano sanguinario” (era alto appena un metro e mezzo), uno degli uomini più odiati di tutta la storia di Russia, non aveva figli naturali, ma ebbe una figlia adottiva, Natalja. 

Esistono diverse versioni sulla sua nascita: si sostiene che fosse la figlia illegittima dell’ultima moglie di Ezhov; che fosse la figlia illegittima dello stesso Ezhov; o la figlia di una famiglia di rappresentanti diplomatici sovietici fatta fucilare dallo stesso Nkvd di Ezhov. La ragazza fu adottata a 11 mesi e divenne la cocca di papà. “Era un padre eccezionale. Ricordo tutto, quando mi ha fatto con le sue mani dei pattini, quando mi insegnava a giocare a tennis e a gorodkì. Lui passava molto tempo con me”, ha ricordato Natalja.

Quando, nel 1938, Ezhov fu arrestato, implorò: “Non toccate la bimba!”. Sua madre adottiva era già morta (si era suicidata) e Natalja fu portata in un orfanotrofio speciale per “nemici del popolo”. Fin dal momento del trasporto, su un vagone guardato a vista, la convinsero a dimenticare il suo nome precedente, ma Natalja adorava suo padre e, a ogni occasione, diceva chi era. Non riuscendo più a resistere alle pressioni, decise di impiccarsi. Ma la corda non resse.

Successivamente, la Khajutina si trasferì volontariamente in un villaggio vicino a Magadan (a oltre 10 mila chilometri da Mosca), dove suo padre aveva mandato centinaia di migliaia di persone nei Gulag, per sentirsi più vicino a loro. Nel 1999, ha combattuto per la riabilitazione di Ezhov in tribunale, ma la corte non ha visto nessun motivo per farlo. A Magadan, ha composto poesie e canzoni, e raramente usciva di casa:

Ogni colpo alla porta la faceva rabbrividire: “Mi aspetto sempre che un giorno bussino e vengano a farmi fuori per vendicarsi di mio padre”. È morta nel 2016.

 

Lombra di Stalin: il drammatico destino dei suoi familiari

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