Le quattro più famose first lady dell’epoca sovietica

Jurij Lizunov e Aleksandr Chumichev/TASS
Alcune mogli dei leader comunisti rimasero nell’ombra, altre giocarono invece un ruolo pubblico importante, da quella di Lenin a quella di Gorbachev

1. Nadezhda Krupskaja: la moglie della Rivoluzione

Lenin si conobbe con Nadezhda Krupskaja quando erano entrambi giovani rivoluzionari a San Pietroburgo. Nadezhda era la figlia di un nobile rivoluzionario. Sì, era possibile. Durante il servizio militare in Polonia, suo padre aiutò i polacchi nel corso di una rivolta anti-zarista, e fu espulso dal servizio statale per punizione. Krupskaja aveva solide radici rivoluzionarie. Dopo quattro anni di corteggiamento, sposò Lenin nel 1898, a Shushenskoe, in Siberia, dove entrambi erano stati esiliati.

Il lavoro sovversivo e la propaganda occupavano la maggior parte del loro tempo. Devota al marito, Krupskaja condivise con lui le difficoltà della vita clandestina. Tuttavia, non era una casalinga troppo esperta, avendo passato la giovinezza negli ambienti marxisti. Si dice che potesse cucinare solo uova strapazzate e che Lenin mangiasse meglio quando cucinava la cameriera.

Non è chiaro se Lenin e Krupskaja abbiano avuto una vita sentimentale o una vita sessuale intensa, l’unica cosa certa è che erano molto occupati. Dopo la Rivoluzione, Krupskaja ricoprì numerose posizioni statali. Fondò le organizzazioni giovanili e supervisionò l’Istruzione, ed è difficile che avesse molto tempo per la vita familiare. E quando alla fine degli anni Dieci Lenin ebbe una relazione romantica con la rivoluzionaria francese Inessa Armand, Krupskaja chiuse un occhio.

Dopo la morte di Lenin, Krupskaja divenne il vice capo del Commissariato per l’Istruzione e rimase un importante e minaccioso funzionario responsabile della censura di Stato e della propaganda antireligiosa. Nel 1930, tuttavia, fu politicamente isolata da Stalin. Morì nove anni dopo.

2. Ekaterina Svanidze e Svetlana Alillueva: terrore e rabbia

La prima moglie di Stalin era una ragazza di una povera famiglia georgiana, Ekaterina (Kato) Svanidze. Si sposarono nel 1906 a Tbilisi, in Georgia. Come era consuetudine per la società ultra-patriarcale della Georgia, Kato rimase a casa mentre suo marito faceva i suoi affari rivoluzionari (per lo più criminali, all’epoca). Kato dette alla luce il loro unico figlio, Jakov (che avrebbe poi perso la vita in un campo di concentramento nazista, nel 1943), e morì un anno dopo.

Nel 1917, quando Stalin aveva 39 anni, incontrò la sua seconda moglie, Nadezhda Alillueva, sedicenne. Era già un famoso rivoluzionario, mentre Nadezhda voleva diventare una scultrice. Tuttavia, fu costretta a vivere in solitudine a causa dell’attività del marito. Dopo il loro matrimonio nel 1918, Stalin fu sempre più coinvolto nella costruzione del nuovo Stato socialista. A casa era conosciuto per essere ancora più tirannico che in ufficio. Nadezhda non aveva quasi amici – né maschi né femmine – perché tutti avevano paura di suo marito. Nel 1921, diede alla luce Vasilij, nel 1926 Svetlana.

Si ritiene che Stalin abbia distrutto tutti i documenti e le lettere che documentano i rapporti con sua moglie. La sua morte è ancora un mistero: è scomparsa il 9 novembre 1932 per una ferita da arma da fuoco alla testa o al cuore. La ragione ufficiale della morte fu però l’appendicite. Si diceva che Stalin avesse ucciso sua moglie durante una baldoria da ubriaco, ma non lo sapremo mai.

Stalin, che aveva 53 anni al momento della morte della sua seconda moglie, non si è mai risposato né ha avuto altri rapporti sentimentali conosciuti.

3. Nina Kuharchuk: una donna del popolo

Nina era la terza moglie di Nikita Khrushchev, ma divenne la prima “first lady” sovietica, “accompagnando il marito nei ricevimenti ufficiali in patria e all’estero, impressionando il pubblico snob con il suo approccio popolano.

Nina nacque nel 1900 in una semplice famiglia di contadini. Era brava nello studio, ma preferì l’impegno rivoluzionario agli studi universitari. Nel 1922, incontrò Khrushchev, che era vedovo e con due bambini. Si dichiararono apertamente marito e moglie, come era normale in circoli giovanili che disprezzavano la “vecchia morale” (ufficialmente, il loro matrimonio fu registrato solo nel 1965, dopo che Khrushchev si ritirò dalla vita politica).

Nina ha dato alla luce tre figli, mentre i figli di Khrushchev dal suo primo matrimonio erano già grandi e sposati. Negli anni Sessanta, Nina imparò le basi dell’inglese e iniziò ad accompagnare suo marito in visite internazionali.

Le sue foto con Jackie Kennedy sono diventate famose in tutto il mondo. Il costume di seta di Nina era all’ultimo grido, ma i suoi capelli scarruffati e le semplici fattezze del viso diffondevano l’immagine sovietica di una donna della porta accanto.

Tuttavia, come la maggior parte dei rivoluzionari, Nina non sapeva molto di faccende casalinghe. Quando lei e Nikita si trasferirono a Mosca negli anni Trenta, suo marito era già un alto funzionario sovietico. Nina aveva un piccolo esercito di servitori e si limitava a “sorvegliare” il loro lavoro. Finì comunque la sua vita da semplice pensionata sovietica, ma con una dacia governativa. Ha vissuto 13 anni più del marito, morendo nel 1984.

4. Raisa Gorbacheva: l’ultima first lady sovietica

Mikhail Gorbachev conobbe Raisa Titarenko quando erano entrambi studenti all’Università Statale di Mosca: lui studiava Legge, lei Filosofia. Prima di trasferirsi a Mosca nel 1978, quando Mikhail divenne segretario del Comitato centrale del Partito comunista, la coppia e i loro figli si dice che vivessero in modo spartano, come la maggior parte della gente del Paese. Ma non è chiaro se sia vero o no.

Quando Gorbachev divenne segretario generale del Pcus nel 1985, Raisa assunse le responsabilità di “first lady”; un ruolo che era stato abbandonato da quando Khrushchev aveva lasciato l’incarico (la moglie di Leonid Brezhnev si teneva lontana dai riflettori, così come quelle di Andropov e Chernenko).

Sorprendentemente, Raisa parlava fluentemente l’inglese, mentre suo marito aveva bisogno di un interprete. Era brillante ai ricevimenti, sfoggiava bei vestiti e moderni tagli di capelli. Ma in patria molte persone la invidiavano e perfino la odiavano: la Perestrojka era un periodo di eccezionale scarsità di tutti i beni di consumo di prima necessità. Quindi, gli abiti eleganti di Raisa facevano infuriare la gente.

D’altra parte, però, usava la sua posizione per buone cause, e dette vita al Fondo per la cultura sovietica (in seguito russa), che ha contribuito a preservare molti musei e siti del patrimonio culturale nazionale. Ha anche sostenuto le raccolte di fondi per i bambini di Chernobyl e ha visitato la città poco dopo la catastrofe del 1986.

Durante il colpo di Stato dell’agosto 1991, Raisa temette per la vita di suo marito e subì un serio crollo psicologico. Più tardi, i medici dissero che questo stress, così come la sua visita a Chernobyl, probabilmente avevano aggravato la sua leucemia, diagnosticata nel 1999.

Fu mandata in Germania e presa in cura dai principali oncologi del mondo, ma non ci fu niente da fare. Morì il 20 settembre di quell’anno all’età di 69 anni. Il marito, nato nel 1931, è l’unico ex segretario del Pcus ancora vivente. La loro figlia Irina presiede una fondazione intitolata alla madre che fornisce assistenza agli ospedali infantili russi.

I politici sovietici vivevano davvero nel lusso estremo? 

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