Fioravanti e gli altri stranieri che hanno cambiato la storia della Russia

Il Cremlino di Mosca

Il Cremlino di Mosca

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A volte sono arrivati da lontano (da Bologna, dalla Scozia, dalla Germania) gli uomini e le donne che hanno fatto grande il Paese

1. Aristotele Fioravanti (14151486) Litaliano che progettòil Cremlino

Nato a Bologna nel 1415, in una famiglia di architetti pistoiesi, Aristotele Fioravanti restaurò edifici, creò canali e paratoie, progettò torri signorili. Era famoso in Italia, ed era spesso invitato a sovrintendere importanti lavori di costruzione, e lavorò a lungo a Firenze e a Milano. Ma nel 1473 finì nei guai: fu accusato di falsificare denaro e, sebbene in seguito tutte le accuse fossero destinate a cadere, Fioravanti perse suoi titoli e la credibilità.

Una delle cattedrali del Cremlino di Mosca

Nel frattempo, un disastro aveva colpito Mosca: la Cattedrale della Dormizione nel Cremlino era crollata a causa di un terremoto. Ivan III (1440-1505), Gran Principe di Moscovia, ordinò di trovare un architetto europeo per risolvere il problema. Fioravanti, contattato, acconsentì rapidamente, attratto da una lucrosa somma di denaro.

All’arrivo, scoprì che la cattedrale aveva ceduto a causa dei mattoni e del cemento di bassa qualità. Fondò quindi una nuova fabbrica di mattoni a Mosca, per produrli usando una sua tecnologia, importata dall’Italia. Fece anche costruire fondamenta pali di legno, e migliorò la struttura generale dell’edificio. La cattedrale fu completata in quattro anni ed era così robusta che il primo restauro fu eseguito solo 400 anni dopo, alla fine del XIX secolo.

Castelvecchio a Verona

Un altro dei meriti di Fioravanti è meno conosciuto. Nel 1485, era iniziata la ristrutturazione del vecchio Cremlino di pietra bianca di Mosca, e dato che Fioravanti era l’unico esperto di fortificazioni presente a Mosca, è quasi certo che abbia realizzato il progetto per la nuova fortezza. Inoltre, le peculiarità della costruzione delle mura del Cremlino indicano chiaramente che sono state fatte da un architetto italiano e sono molto simili a  quelle di Castelvecchio a Verona.

Infine, Fioravanti lavorò come ingegnere militare, costruendo ponti e supervisionando l’artiglieria durante le campagne militari. Viene menzionato per l’ultima volta nelle cronache russe nel 1485 e apparentemente è morto in Russia all’età di 70 anni. Per gli standard del XV secolo, ha vissuto una lunga vita.

2. Patrick Gordon, (1635-1699) Lo scozzese che forgiòlesercito di Pietro il Grande

Un discendente di uno dei clan più antichi della Scozia, Patrick Gordon, fu invitato a unirsi al servizio militare russo nel 1661, dopo essere stato notato per la sua abilità nelle battaglie contro la Russia nella guerra russo-polacca. Nel 1687 era ormai un generale dell’esercito russo. Ma fu la sua amicizia con Pietro il Grande (1672-1725) a rendere Gordon ancora più famoso.

Ritratto del generale Patrick Gordon

Nel 1689, quando Pietro decise di lottare per strappare il potere alla sorella maggiore Sofia, Gordon stava prestando servizio sotto il comando di Vasilij Golitsyn, il braccio destro di Sofia. Ma quando Pietro convocò tutti i comandanti militari stranieri per chiedere di sostenerlo contro sua sorella, Gordon, agendo senza il consenso di Golitsyn, radunò le sue truppe e si unì al giovane zar. Gli Streltsy (la Guardia Reale russa) era riluttante a opporsi a Pietro, perché i soldati di Gordon erano troppo forti. Grazie a questo Pietro rovesciò la sorella senza gravi spargimenti di sangue.

Quarant’anni più anziano dello zar, Gordon era molto stimato da Pietro. Fu il primo straniero nella storia russa a cui lo zar russo fece visita privata, nel 1690, quando, diciottenne, andò a casa di Gordon nel quartiere tedesco di Mosca per una chiacchierata (e probabilmente un boccale di birra).

La tomba del generale Patrick Gordon

Gordon divenne il mentore di Pietro negli affari militari. Addestrò i soldati dei reggimenti Preobrazhenskij e Semenovskij, fondati da Pietro, che divennero le truppe d’élite dell’esercito russo. Gordon introdusse anche regolari esercitazioni militari di artiglieria, ingegneria militare, e di altre discipline belliche. Nel 1694 progettò e realizzò un’importante esercitazione militare vicino al villaggio di Kozhukhovo (ora inglobato da Mosca), dimostrando che i nuovi reggimenti di stile europeo erano molto più efficienti in battaglia.

Visse in Russia fino alla sua morte, nel 1699, e pose le basi del nuovo esercito russo che divenne presto il più forte in Europa e sconfisse la Svezia nella Guerra del Nord del 1721. Lasciò anche un diario, una fonte inestimabile di storia militare del XVII secolo. 

3. Caterina la Grande (1729-1796) Una patriota russa nata in Germania

Principessa di un nobile casato europeo, nata a Stettino, Sofia Federica Augusta di Anhalt-Zerbs, fu scelta dall’imperatrice russa Elisabetta per diventare la moglie di Carlo Pietro Ulrico di Holstein-Gottorp, suo nipote, ed erede al trono russo (dove avrebbe assunto il nome di Pietro III). A Sofia, la Russia non sembrava una prospettiva allettante. Quando, nel 1744, impacchettò le sue cose, prese persino una brocca di rame; non era sicura che esistessero le brocche nella “barbara” Russia.

Ritratto di Caterina II realizzato da Georg-Christoph Grooth

Poco dopo il matrimonio, Sofia (Caterina a seguito del battesimo ortodosso) apprese che suo marito preferiva le esercitazioni militari al passare il tempo con lei. Ma Pietro era anche troppo indifferente alle sue responsabilità come imperatore, cosa che irritava la corte e gli alti funzionari. Al contrario, Caterina iniziò a imparare la lingua e a studiare la cultura russa, determinata a conoscere meglio il Paese. E non era certo un angelo: i documenti storici suggeriscono che sia stata lei a tirare le fila del complotto che portò alla destituzione e alla morte di suo marito, deposto dopo appena sei mesi di governo, per salire al trono nel 1762.

In quanto straniera, Caterina doveva farsi amare dalla nobiltà, e seppe farlo: liberò i nobili dai servizi obbligatori e dalle tasse, e concesse loro il pieno controllo sui servi della gleba. A differenza di suo marito, Caterina era entusiasta dell’amministrazione statale. Molte delle istituzioni e delle misure che introdusse hanno plasmato la Russia, almeno fino alla Rivoluzione del 1917. Caterina divide il Paese in governatorati e introdusse la possibilità dell’impresa privata (il che portò a un aumento significativo di opifici e mulini). Governò secondo le linee del cosiddetto “assolutismo illuminato”, scrisse opere teatrali e una riforma del sistema giudiziario ispirata al pensiero degli Illuministi, tra cui  Cesare Beccaria e Montesquieu.

Ritratto di Caterina II

La sua politica interna fu ben lungi dall’essere di successo, e portò alla crisi economica e alla carestia, innescando la massiccia rivolta contadina guidata da Emeljan Pugachev. Ma Caterina riuscì ad accrescere il territorio del Paese (la Crimea è la sua conquista più famosa), a riorganizzare la flotta e a stimolare il commercio internazionale.

Durante il suo regno, sottolineò sempre il suo amore per la Russia. Pensava e si comportava come una vera russa, e adottò persino alcune abitudini reali, come la caccia al falco. Si affezionò anche a parecchi uomini russi. Non è un segreto che abbia avuto innumerevoli amanti e fidanzati, a cui faceva costosissimi regali, e diversi bambini nati fuori dal matrimonio.

Se la sua storia vi ha incuriosito, e volete sapere quanto sangue russo scorresse davvero nelle vene dei Romanov, leggete qui.

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