“L’operaio e la kolkhoziana”: 5 fatti poco noti sulla celebre statua

Storia
OLEG EGOROV
Compie ottant’anni uno dei simboli del potere sovietico:il grande monumento con la falce e martello realizzato per l’Expo di Parigi del 1937, che ha avuto una vita davvero interessante

Un muscoloso operaio in tuta da lavoro e un’altrettanto muscolosa contadina di kolkhoz (la fattoria collettiva sovietica) tengono in mano il martello e la falce. Il monumento “L’operaio e la kolkhoziana” fu eretto per simbolizzare l’eterna unione tra operai e contadini dell’Urss. E, proprio come loro, ne ha passate delle belle, negli anni. Ecco cinque fatti poco conosciuti su questa straordinaria statua:

Si ispira ad antichi eroi

La statua venne realizzata da Vera Mukhina (1889-1953), caposcuola della scultura del realismo socialista, per l’Expo di Parigi del 1937. Era la prima volta che l’Unione Sovietica veniva invitata a questo evento e il governo (segnatamente, Stalin) voleva fare grande impressione.

Lavorando al padiglione sovietico, di cui “L’operaio e la kolkhoziana” doveva essere il coronamento, la Mukhina e l’architetto Boris Iofan si ispirarono al Gruppo dei Tirannicidi, un gruppo scultoreo raffigurante Armodio e Aristogitone, che nel 513 a. C. uccisero il tiranno e inaugurarono la democrazia ateniese (l’originale della scultura è perduto, ma ci sono buone copie, la migliore delle quali è conservata al Museo archeologico di Napoli).

L’operaio e la kolkhoziana dovevano rappresentare lo Stato socialista emergere vittorioso sul resto del mondo. Come scrisse più tardi Iofan, ci si aspettava che l’insieme architettonico di per se stesso fosse la prima attrazione sovietica all’Expo. E così fu. 

Fu sospettata di rappresentare Trotskij

Un altro momento da aneddoto si verificò al tempo in cui la Mukhina stava lavorando al monumento: un ingegnere a lei ostile scrisse a Stalin per denunciarla, affermando che la scultrice aveva inserito un volto di Trotskij, ben nascosto, da qualche parte nelle pieghe del vestito della kolkhoziana.

Per quanto suoni assurdo, era un’accusa molto grave. Le Purghe staliniane erano al loro culmine, nel 1937, e la Mukhina avrebbe rischiato grosso, se il fatto fosse stato vero. Ma non lo era. Le autorità esaminarono e riesaminarono la scultura meticolosamente, ma non trovarono tracce dell’arcinemico di Stalin, che sarebbe poi stato assassinato in Messico nel 1940.  

Venne fronteggiata dal monumento al nazismo

All’Expo di Parigi del 1937 i due più grandi rivali erano i futuri nemici nella Seconda guerra mondiale: l’Unione Sovietica e la Germania nazista. I padiglioni monumentali dei due Stati erano piazzati direttamente uno di fronte all’altro sul principale boulevard pedonale del Trocadéro. Era una sfida di sguardi!

Il padiglione tedesco, progettato dall’architetto del nazismo, Albert Speer, ricordava nella forma un enorme III (che stava per “Terzo”, nel senso di Terzo Reich), coronato da un’aquila con una svastica. Probabilmente per un tocco di umorismo francese, svastica e falce e martello si fronteggiavano a pochi metri di distanza.

Qualche critico lodò il capolavoro monumentale della Mukhina e di Iofan, ma qualcun altro era scettico e lo definì “modernismo anonimo”. In ogni caso fu un pareggio. I padiglioni tedesco e sovietico ottennero il Gran Premio dell’Expo, ex aequo.  

Non si trovava dove piazzarla

Dopo la fine dell’Expo, “L’operaio e la kolkhoziana” vennero portati a casa, in Urss. Visto che erano stati separati dal loto gigantesco piedistallo in Francia, il governo russo doveva ora trovare qualche posto dove piazzare questa statua alta 24,5 metri.

Inizialmente si considerò l’ipotesi di erigerla presso la Stazione Idroelettrica di Rybinsk, sul Volga, 320 chilometri a nord della capitale. Poi si pensò alla Collina dei passeri di Mosca, che allora si chiamava Collina Lenin. Lì il complesso scultoreo sarebbe stato visibile praticamente da ogni angolo della città. Ma anche questa idea non si realizzò.

Nel 1939, in occasione dell’apertura a Mosca del Parco VDNKh, l’Esposizione delle conquiste dell'economia nazionale, la statua fu piazzata di fronte all’ingresso principale, su un piedistallo relativamente piccolo, tre volte inferiore rispetto a quello di Parigi. La Muchina si sentì offesa da una simile decisione. Definì il piedistallo, ‘un moncherino” e disse che la bellezza era perduta, a causa del livello troppo basso. 

È simbolo del cinema e ha un nuovo piedistallo

Sebbene questo forse non fosse di consolazione per la Muchina, che nel 1941 ottenne anche il premio Stalin, la sua scultura, dal 1947, divenne l’emblema degli studios cinematografici della Mosfilm. Da allora in poi ogni film sovietico prodotto da questa casa di produzione è introdotto dall’operaio che regge il martello e dalla kolkhoziana con la falce.

Nel 2003 la scultura finì sotto restauro e solo nel 2010 è di nuovo visibile al pubblico, finalmente con un piedistallo più alto: 34,5 metri, dieci in più del precedente. Il monumento raggiunge così i 58 metri: la quinta statua più alta di Russia. E oggi chiunque può godersi la bellezza di questa coppia d’acciaio.