Come si divertivano i bambini ai tempi dell’Unione sovietica?

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Quando non c’era internet, bisognava aguzzare l’ingegno per passare un’intera estate di vacanza. Ma i ragazzi sovietici di certo non si annoiavano

Se un bambino ha accesso a internet, possiamo non preoccuparci: avrà cosa fare per tutta l’estate. Altra cosa se internet non c’è. E se la tua infanzia la devi trascorrere in Unione Sovietica. Allora sì che bisognava sbizzarrire la fantasia per passare le lunghe vacanze estive. Ma come si divertivano i bambini sovietici? 

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1. Facevano lunghe escursioni a piedi

I bambini dell’Urss trascorrevano molto tempo all’aria aperta. A casa rientravano solo di fronte alle minacce più terribili dei genitori. E andarsene in gita nella natura con la propria classe, per qualche giorno o addirittura per qualche settimana, era generalmente la più grande gioia estiva del pioniere sovietico (pionieri erano in Urss i bambini dai 9 e i 14 anni, inquadrati in una specie di scautismo socialista). 

Per prima cosa, nel corso delle escursioni si potevano accumulare un sacco di nuove fondamentali esperienze, del tipo: accendere il fuoco, allestire il campo, orientarsi sul territorio, leggere la carta, riconoscere le impronte degli animali selvatici, raccogliere l’acqua potabile e molte altre nozioni fondamentali per sopravvivere nella natura selvaggia.

In secondo luogo, l’escursione era una vera e propria avventura. Ci si sentiva in un libro di Jules Verne o di James Fenimore Cooper.

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I pionieri andavano in escursione sotto la guida del capo pioniere, che mostrava dove si trovano i minerali, spiegava la storia della terra natia, insegnava a comprendere i segnali convenuti.

E nel tempo libero, alla sera, tutti i partecipanti alla spedizione si riunivano attorno al falò, preparavano una semplice cena, spesso patate e carne stufata in scatola cotte sul fuoco, e secondo la migliore tradizione, cantavano accompagnati dalla chitarra.

2. Collezionavano e facevano a cambio

I ragazzini di tutte le età immancabilmente collezionavano qualcosa. Più che un divertimento rispondeva alla necessità inconscia di ammucchiare a casa, a dispetto delle lamentele dei genitori, un sacco di cose inutili, per esempio adesivi o decalcomanie raffiguranti cani, treni, automobili, carri armati e personaggi delle favole e dei cartoni animati. 

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Ogni collezionista di adesivi degno di questo nome aveva senz’altro ricoperto la porta della cameretta, la finestra o almeno un intero stipite. Sia detto per inciso che questi aggeggi erano poi impossibili da staccare, anche impegnandosi allo stremo. Oltre agli adesivi, si potevano collezionare francobolli o monete rare. In presenza di doppioni, poteva iniziare lo scambio.

3. Intagliavano il legno

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Ogni maschietto, non appena raggiunta l’età in cui acquisiva il diritto a tenere in mano un coltello, era semplicemente obbligato a saper intagliare il legno. Intagliavano, come è ovvio, le cose più necessarie: barchette, spade di legno, fionde. Metà della produzione la davano ai più piccini, la restante la usavano per i propri giochi. La barchette, per esempio, le varavano lungo il fiume, legandole con uno spago a prua, affinché non se ne andassero per sempre alla deriva. Trovare il pezzo di legno giusto per questi manufatti non era per niente facile, per cui i ragazzi utilizzavano tutto quello che capitava sottomano, robusti rami d’albero o vecchia mobilia.

4. Saltavano sulla corda elastica

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Mentre i ragazzi erano occupati con l’arte applicata e affilavano i coltelli, le ragazzine si divertivano con il più popolare gioco di quei tempi: il salto sull’elastico. Erano necessarie tre giocatrici e una grande e lunga corda elastica. Due delle giocatrici si ponevano all’interno della corda e con le gambe la mettevano in tiro. La terza svolgeva l’esercizio. Questo cresceva man mano di difficoltà. All’inizio la corda era all’altezza delle caviglie, poi si alzava alle ginocchia, alle cosce, alla cintura… Le più esperte potevano arrivare fino all’altezza delle orecchie. Non appena il giocatore commetteva un errore, era obbligato a scambiarsi di ruolo e diventava reggicorda. Se qualcuno dei partecipanti possedeva una corda elastica sufficientemente lunga, poteva giocare tutto il cortile.

5. Mangiavano il catrame 

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Trovare chewing gum in Unione Sovietica era opera ardua. Chi poteva le portava dall’estero. Ma era una rarità. Queste gomme importate le masticavano interminabilmente, finché non perdevano del tutto il sapore, e anche dopo non le buttavano. Le riciclavano mettendole nello zucchero o nella marmellata, per ridare loro un po’ di gusto, e anche se non a lungo tornavano dolci. Chi non poteva raggiungere il sogno proibito dei chewing gum masticava il catrame. Trovarlo era più semplice: potevano prenderlo in qualche palazzo in costruzione, dalle strade o sui tetti. All’inizio era piuttosto duro, ma dopo averlo ben masticato, non aveva niente da invidiare alle gomme americane.

6. Guardavano i diafilm

I genitori più severi spedivano i bambini a letto non appena finiva la leggendaria trasmissione “Buona notte, bambini!”. Ai più grandicelli era permesso leggere ancora un po’, o guardare al buio i diafilm.

I diafilm erano simili a negativi fotografici ed erano molto diffusi in Unione Sovietica. Erano come una serie di diapositive senza cornice, lunga di solito un metro. La pellicola, sulla quale erano impressi frammenti di libri o espressive illustrazioni, veniva inserita in un apposito proiettore, nipote della lanterna magica e dei primi apparati cinematografici. 

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La visione dei diafilm era uno spettacolo completo. Sull’armadio o alla parete veniva steso un lenzuolo bianco, che fungeva da grande schermo. Poi, spesso su una pila di libri, si piazzava il proiettore, si sistemava la pellicola e si spegneva la luce. La mamma, il papà o i fratelli e sorelle più grandi leggevano i testi all’interno dei quadri ad alta voce e i più piccoli ascoltavano, guardando le immagini. Al giorno d’oggi gli psicologi asseriscono che la visione dei diafilm facilitava la formazione di relazioni strette e confidenziali nelle famiglie.

7. Studiavano il tappeto

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Ma a chi non aveva un proiettore di diafilm a casa, non restava che guardare con attenzione gli arabeschi del tappeto. I tappeti dai disegni bizzarri e dettagliatissimi, di solito appesi sopra il divano, erano un attributo obbligatorio di ogni appartamento sovietico. Questo ornamento della parete aveva una doppia funzione: coprire i buchi sulla carta da parati e cercare di aumentare l’isolamento acustico della casa, rispetto ai vicini. E i bambini, nel tentativo di addormentarsi, si piazzavano con il volto alla parete e studiando con minuzia il tappeto, dovevano scovare tutte le silhouette nascoste: animali, profili umani, piante… Ovviamente, ognuno riteneva di essere l’unico a saper riconoscere qualcosa di fiabesco ed eccezionale tra i fronzoli del tappeto attaccato alla parete.

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