Visti, impronte digitali per venire in Italia

Centro visti

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Tass
Una nuova regola impone ai russi di presentare i propri dati biometrici per richiedere il documento di ingresso nell’area Schengen. La rabbia dei tour operator: “Buona parte della popolazione vive lontano dagli uffici preposti”. A rischio il turismo verso l’Europa

La procedura per ottenere un visto Schengen in Russia si fa più complessa. D’ora in avanti, infatti, alla consegna dei documenti sarà necessario presentare anche i propri dati biometrici: una volta ogni cinque anni occorrerà presentarsi al centro visti per lasciare le proprie impronte digitali e farsi fare una foto digitale.

La regola è entrata in vigore il 14 settembre, causando quasi da subito una diminuzione delle richieste e un’ondata di malcontento da parte dei tour operator della Federazione: non tutti i richiedenti riescono a presentarsi di persona nei centri di rilascio visti. “Secondo i nostri esperti, sono circa 40 milioni le persone che vivono a una distanza adeguata dai centri visti - spiega Maya Lomidze, direttore esecutivo dell’Associazione tour operator russi (Ator) -. Prima, invece, la domanda potenziale riguardava 140 milioni di persone”.

Turismo senza visti
a Sebastopoli

Gli abitanti di certe regioni come la Buriazia, il Transbaikal e il Territorio del Litorale hanno difficoltà a raggiungere i centri per i visti. “Gli abitanti di Komsomolsk-na-Amure, per esempio, sono costretti a raggiungere con un volo il centro visti di Khabarovsk e a spendere 9mila rubli (circa 120 euro) per l’aereo oppure 1.500 rubli (20 euro) per il treno, impiegando nove ore per arrivarci”, dice Lomidze. 

Da ciò deriva anche il calo d’interesse registrato verso le mete turistiche europee. Secondo le stime degli esperti dell’Ator, dopo che la regola di trasmettere i dati biometrici è entrata in vigore, la domanda di tour invernali per le destinazioni europee sarebbe diminuita del 25%. E per l’inverno si prospetta un calo del 35% per paesi come Belgio, Austria e Svizzera. 

La diminuzione delle richieste di visto è confermata anche dai consolati dei paesi mediterranei. Il console generale d’Italia, Piergabriele Papadia, e il console generale di Spagna, Miguel Basa, hanno dichiarato che il numero delle richieste è diminuito del 30-35% rispetto all’estate 2014. Il console generale di Grecia, Eleni Michalopoulou, ha raccontato che nelle ultime due settimane si è registrata un’impennata nel numero di richieste di visti individuali, mentre sta scendendo il numero di richieste dei tour operator.

Sono circa 40 milioni le persone che vivono a una distanza adeguata dai centri visti, mentre prima la domanda potenziale riguardava 140 milioni di persone

“Ho l’impressione che si tratti perlopiù di un effetto psicologico dovuto alla paura della novità” afferma il console generale d’Italia Piergabriele Papadia. “Ma passerà. Per la procedura occorrono solo 20 minuti. È come fare un salto in banca o alla posta. E poi occorre solo una volta ogni cinque anni”.

Il vantaggio importante, come sottolinea Papadia, è che il nuovo sistema servirà a potenziare i livelli di sicurezza e che inoltre “consentirà di rilasciare visti multipli con validità a lungo termine”.

Malgrado tutti i vantaggi del sistema biometrico, i tour operator continuano a nutrire timori per il futuro.

Il calo di richieste

La diminuzione della domanda non dipende solo dalla dattiloscopia, rileva Vygaudas Ušackas, capo della delegazione dell’Ue a Mosca. “Il numero dei viaggi diminuisce anche per molte altre ragioni. A incidere, come si sa, sono anche le difficoltà economiche. Ma nonostante ciò, la Russia continua a essere nel mondo il Paese in cui si rilasciano più visti per i paesi Schengen: 5 milioni 800mila nel 2014”. 

La soluzione del problema

A risolvere il problema potrebbero essere dei laboratori biometrici mobili, ma l’elevato costo del servizio (dai 150 ai 180 euro) rende scettici consolati e tour operator.

Abolizione dei visti possibile?

“Secondo i risultati dell’indagine da noi effettuata prima dell’introduzione del sistema biometrico, il 90% della domanda di visti risultava coperta dai centri per i visti già esistenti - dice Papadia -. In futuro valuteremo la possibilità di aprire nuovi centri visti, invece di centri di biometria mobili”.

Un altro problema è dato dal fatto che ogni centro visti rappresenta solo un singolo paese e in una città possono anche non esserci centri di diversi paesi. “Questo fa sì che se in una città non esiste, per esempio, un centro visti per la Francia, si possa avere l’impressione di non poter raggiungere quel paese”, lamenta Maya Lomidze. In ragione di ciò i tour operator si augurano che in futuro vengano aperti centri per visti multipaese.

Le conseguenze 

Secondo le stime preliminari, se questa situazione dovesse restare immutata, si registrerà un incremento della domanda verso destinazioni che non necessitano di visti d’ingresso come i paesi del Sud-est asiatico, soprattutto da parte degli abitanti del versante orientale degli Urali, della Siberia e dell’Estremo Oriente russo.

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