Visti, le questioni aperte

Il 18 dicembre, attraverso un report, l'Ue ha indicato i "passi comuni" da compiere ancora per l'abolizione dei visti (Fonte: Ria Novosti/Evgeniy Karasev)

Il 18 dicembre, attraverso un report, l'Ue ha indicato i "passi comuni" da compiere ancora per l'abolizione dei visti (Fonte: Ria Novosti/Evgeniy Karasev)

In un report, l'Unione Europea chiede di accelerare sui temi legati alla libertà di circolazione. E per la Federazione si tratta di "rilievi pretestuosi"

Mercoledì 18 dicembre la Commissione Europea ha presentato il primo rapporto sull’espletamento da parte della Russia di “passi comuni”, necessari al passaggio verso l’annullamento del regime dei visti con l’Ue. Nella relazione, messa a punto in due anni dagli esperti, sono state prese in esame quattro sfere d’intervento che risultano cruciali per valutare se la Russia sia pronta a passare al libero regime dei visti d’ingresso in Europa.

La Russia punta all’abolizione dei visti

Questioni aperte. I punti in discussione riguardano la sicurezza della documentazione, le questioni dell’immigrazione, la sicurezza sociale, la politica anti-corruzione e la questione dei diritti umani e si ricollegano alla libertà di circolazione. In generale, si dice nel documento, la Russia ha compiuto dei progressi nell’espletamento di molti dei punti elencati tra i “passi comuni”. Malgrado i risultati raggiunti nella questione della sicurezza dei passaporti e del loro rilascio, del controllo dell’immigrazione clandestina, della lotta contro il terrorismo e il riciclaggio di denaro sporco, esistono, tuttavia, secondo il rapporto, una quantità di problemi che la Russia deve ancora risolvere nel cammino verso la realizzazione dei “passi comuni”. La Commissione Europea rileva altresì la complessità delle norme a cui sono sottoposti gli stranieri che soggiornano in Russia per lunghi o brevi periodi, e critica il sistema troppo centralizzato degli organi giudiziari e amministrativi che ostacolano l’iter di ottenimento dei documenti, il regolamento troppo liberale per l’ottenimento del cambio del nome in Russia, che consente a un cittadino, a cui è stato proibito l’ingresso nell’Ue, di potervi entrare sotto un altro nome, il numero di profughi dalla Russia nei paesi Ue che nell’ultimo anno appare quadruplicato, la pressione esercitata sulle Ong russe mediante la legge degli “agenti stranieri” e altri problemi ancora.

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La posizione di Mosca. “Ora la Commissione Europea esaminerà – sia in seno all’Unione Europea, attraverso le istituzioni, i consigli e i parlamenti competenti, che con le autorità russe – quali siano le modalità migliori per la risoluzione dei problemi illustrati nel rapporto” ha dichiarato mercoledì scorso Vygadaus Ušackas, capo della delegazione dell’Unione Europea a Mosca. Prima delle conclusioni formulate dall’Ue il ministro degli Esteri della Federazione Russa, Sergej Lavrov, aveva dichiarato che la parte russa era pronta ad avviare tutti i passi necessari per concludere l’accordo sull’annullamento del regime dei visti con l’Unione Europea, se la relazione della Commissione Europea fosse stata positiva, rilevando che il rapporto stilato, a loro volta, dagli esperti russi, e precedentemente pubblicato, era stato positivo. In passato i rappresentanti del governo russo avevano auspicato più di una volta di poter arrivare in vista del prossimo summit alla firma dell’accordo per l’alleggerimento del regime dei visti con l’Unione Europea. La relazione dell’Ue è già stata commentata dal dipartimento russo di politica estera. L’ambasciatore Anvar Azimov, inviato speciale del Ministero degli Esteri della Federazione Russa, si dice rammaricato dal tono pretestuoso del rapporto. “Io, da funzionario responsabile coinvolto nel dialogo sull’attuazione del regime senza visti, mi sento rammaricato per il tono, a mio avviso, pretestuoso usato nella relazione della Commissione Europea sull’espletamento da parte della Russia dei passi comuni previsti per il passaggio a un regime senza visti relativo a soggiorni di breve durata di cittadini russi e cittadini dell’Unione Europea”, ha riferito così le parole di Azimov l’Agenzia Ria Novosti.

Le critiche. A detta di Azimov, l’Ue starebbe attuando “una politica di blocco forzato della Russia”, rallentando la “realizzazione dell’obiettivo strategico, già enunciato nel 2003, di annullamento del regime dei visti”. Al contempo, l’ambasciatore ritiene però che i suggerimenti e  le osservazioni della Commissione Europea non abbiano un contenuto critico. Secondo Fedor Lukjanov, direttore della rivista La Russia nella politica globale, un gran numero di problemi tecnici nella realtà non esiste. “E inoltre, se c’è la volontà politica, questi problemi risultano tutti risolvibili piuttosto rapidamente. Ma tale volontà politica attualmente manca. Dal punto vista dell’Ue  tutta la questione dipende in gran parte dal clima generale dei rapporti, che non era già esaltante prima e che la situazione in Ucraina ha contribuito a rendere ancor più teso” spiega l’esperto. Inoltre, a detta di Lukjanov, l’Ue è incline a considerare certi passi verso la semplificazione dei rapporti di partnership come una sorta di premio verso il partner stesso. “L’Unione Europea opera con i paesi vicini, in particolare con la Russia, secondo il principio della condizionalità politica: esistono certe condizioni e se voi le ottempererete, allora vi concederemo qualcosa. La Russia non accetta tale principio dal momento che non è candidata a entrare nell’Ue e che quella del regime senza visti è un’iniziativa congiunta” conclude Lukjanov. Come ha dichiarato mercoledì scorso Vygadaus Ušackas, i cittadini russi hanno comunque ottenuto nel 2013  6 milioni di visti europei, benché nel corso degli ultimi tre anni ne siano stati concessi 1 milione in meno l’anno. Il diplomatico ha osservato poi che per i cittadini della Federazione Russa “è diventato assai più semplice” viaggiare nei paesi dell’Unione Europea: il numero dei visti d’ingresso rifiutati non supera l’1%. 

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