Ma è vera la storia che fino al 2011 in Russia la birra non era considerata una bevanda alcolica?

Leonid Gaidai/Mosfilm, Luch, 1966
Come al solito, è meglio verificare bene i cliché che girano su Internet. E la prossima volta saprete cosa replicare a chi afferma che era ritenuta come l’acqua

Genitori che si godono una confezione da 6 birre con i loro bambini, donne incinte che bevono allegramente nei luoghi pubblici, autisti che si scolano un boccale in compagnia prima di mettersi al volante: ecco come tante persone all’estero immaginano la Russia del passato, quando “scoprono” che la birra è considerata una bevanda alcolica solo dal 2011.

In realtà, come per la maggior parte delle cose che riguardano la Russia, la verità è un po’ più complessa di quanto non sembri a prima vista e di come la si racconti all’estero: sì, il governo russo, a livello formale-burocratico, non ha classificato la birra come bibita alcolica fino al 2011, ma no, i russi non pensavano che la birra fosse una bibita analcolica e che potesse essere bevuta serenamente come acqua di fonte.

Prima del 2011, la birra (contenente meno del 10% di alcol) era considerata “prodotto alimentare” in Russia, e la sua vendita era regolamentata come tale. Il motivo? Un accordo commerciale internazionale di cui la Russia faceva parte.

La Classificazione di Nizza, definita nel 1957 dalla World Intellectual Property Organization (WIPO) ha diviso le bevande alcoliche e la birra in due classi distinte di merci: la birra è nella categoria merceologica 32 “Birre; Acque minerali e gassose e altre bevande analcoliche; Bevande a base di frutta e succhi di frutta; Sciroppi e altri preparati per fare bevande”, mentre nella categoria 33 ci sono le “Bevande alcoliche (escluse le birre)”. Sebbene i produttori di alcolici facessero pressioni lobbistiche sul governo russo per riclassificare la birra come alcol (perché volevano una concorrenza leale), l’esecutivo ha rimandato a lungo la decisione.

Infatti, la birra in Russia veniva venduta tradizionalmente in bancarelle e chioschi a tutte le ore. Era comune vedere gente che beveva birra in luoghi pubblici e per strada. Ed era pubblicizzata dai produttori come alternativa più sana e light rispetto ai superalcolici.

Tutto è cambiato nel 2011, tuttavia, quando il presidente Dmitrij Medvedev firmò una legge che riclassificava la birra come bibita alcolica tout court.

Di conseguenza, si sono verificati molti cambiamenti cruciali: è stato vietato bere birra all’aperto, sia per strada che nei parchi pubblici; chi vendeva birra in bancarelle e chioschi ha perso il diritto di farlo e per gli alimentari è diventata necessaria la licenza come per gli altri alcolici; la vendita di birra è diventata illegale in prossimità di istituti scolastici, asili e strutture sportive per bambini e vicino alle fermate degli autobus; la pubblicità stradale e televisiva è stata proibita. Infine, e forse soprattutto, i negozi hanno perso il diritto di vendere birra dalle 23 alle 8 di mattina a Mosca, e in altre regioni il coprifuoco alcolico può iniziare prima e terminare dopo.

Le misure miravano a contrastare il crescente consumo di alcol in Russia.

Per quanto riguarda noi russi, eravamo già però consapevoli che la birra contenesse alcol molto prima che la nuova legge fosse approvata nel 2011. Guidare sotto l’influenza dell’alcol (compresa la birra) è sempre stato illegale, le donne incinte sono state sempre informate degli effetti negativi della birra e i minorenni non potevano comprarla liberamente nei negozi.

Allo stesso tempo, l’effetto della legge non deve essere sottovalutato. Oggi, chi beve birra per strada o in altri luoghi pubblici è uno spettacolo rarissimo e molto probabilmente la polizia interverrà subito. Quindi, se volete evitare guai, ricordatevi del divieto.


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