Dieci volti nuovi russi che nel 2018 faranno parlare di sé

Sergey Savostyanov/TASS
Ecco il futuro della Russia in vari campi: giovani e giovanissimi che sono saliti alla ribalta e nel futuro prossimo aspettano la consacrazione mondiale nel calcio, nella moda, nella musica, nel balletto, nell’opera, nel cinema, nel business…

1. Sergej Karjakin – Scacchi
Nato il 12 gennaio del 1990, è stato il più giovane Gran Maestro nella storia degli scacchi, diventandolo ad appena 12 anni e 7 mesi. Nel 2016, la diretta della sua sfida con il norvegese Magnus Carlsen, suo coetaneo, è stata guardata in tv da oltre 7 milioni di persone. Vincere il Campionato del mondo non gli è riuscito, ma sicuramente ha riportato il grande pubblico a interessarsi di questo sport.

Karjakin ha rotto lo stereotipo dello “scacchista sfigato”: ha preso casa sull’esclusiva Strada Rubljovskij, a Mosca, avendo per vicini, politici di primo piano e stelle dello show business russo; sfreccia su una Mercedes fiammante, non manca mai alle feste più importanti della capitale, ed è amico del vicepremier russo. Cinque anni fa nessuna impresa avrebbe investito una copeca di pubblicità su un giocatore di scacchi, oggi gli sponsor se lo contendono. Karjakin ha fatto rinascere gli scacchi russi, dopo anni negativi. Il 2018 sarà l’anno della rivincita con Magnus Carlsen e sicuramente di tanti successi (gli esperti dicono che la sua “rivoluzione degli scacchi” è solo agli inizi).

2. Jurij Dud – Mass media
“Non è terribile sbagliare, è terribile essere un povero stronzo” è il suo colorito motto. Questo trentunenne direttore del sito di notizie sportive Sports.ru, nel febbraio del 2017 ha lanciato il suo show “vDud” (altro colorito gioco di parole: con l’aggiunta della v iniziale, il suo cognome si trasforma nel gergale verbo “fottere”) sul suo canale YouTube, e nel giro di tre mesi e mezzo era già diventato uno dei più importanti personaggi dei media russi. Il format prevede video interviste lunghe e approfondite con personaggi famosi: rapper, rocker, stelle del pop, politici, businessman e si è scoperto avere una forte domanda tra il pubblico: il canale ha ormai 2,2 milioni di iscritti e un sacco di visualizzazioni.

Dud ha iniziato a 16 anni la sua carriera giornalistica e a 24 era già a capo del più popolare sito russo di notizie sportive, a 25 conduceva un programma su un canale federale e, passati i 30 è considerato uno dei migliori intervistatori del Paese. A quanto dice lui, tutto è avvenuto “seguendo un solo obiettivo: affinare le sue capacità in interviste non sportive”. Ora il suo sogno professionale è intervistare Vladimir Putin. Se gli riuscirà, sarà sicuramente interessante e sentirete parlare di lui.
3. Vitalij Buterin – Business

Nato nel 1994 a Kolomna,115 chilometri da Mosca, e cresciuto a Vancouver, Canada, Vitalij Buterin, nel 2004 ha superato il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg e altri pretendenti, aggiudicandosi il World Technology Award con il suo progetto Ethereum. Si tratta di una piattaforma aperta sulla quale ognuno può fondare progetti basati sulla blockchain. In altre parole, e semplificando, “un computer mondiale” decentralizzato e virtuale, posseduto da tutti e da nessuno in particolare. La via verso la blockchain si è aperta per Buterin senza passare per il mining: ha iniziato a guadagnare “con il lavoro manuale”, nel senso che veniva pagato (in bitcoin) per gli articoli sulle criptovalute scritti su varie piattaforme specializzate. Poi ha iniziato a riflettere sulla tecnologia che sta alla base delle criptovalute e su cosa si sarebbe potuto fare grazie a essa. Per sviluppare il suo progetto, Buterin ha lasciato l’università. Ma non inutilmente: già nella fase di crowd funding ha raccolto 18,5 milioni di dollari e, nel 2017, alcune tra le più grandi compagnie del mondo, tra cui Microsoft, JP Morgan Chase e Intel hanno fondato la Enterprise Ethereum Alliance. Grazie a questo, la capitalizzazione di Ethereum, ad aprile 2017 era già salita a 4 miliardi di dollari. Nei prossimi anni l’inventore della piattaforma di blockchain dovrà risolvere il problema della quantità: più sono i partecipanti alla rete, più diventa complesso per il sistema sostenerli. Ma per Buterin, non è questa la cosa più importante: “Ciò che conta”, dice, “è che gli utenti siano convinti che si tratta di una piattaforma neutrale, fatta per tutto il mondo”.
4. Nina Kraviz – Musica elettronica

Sulla scena globale della musica techno il suo nome rappresenta la Russia. Nina Kraviz ha conquistato la testa della classifica dei migliori dj del mondo della rivista britannica Mixmag, scavalcando Honey Dijon, Gerd Janson e Aphex Twin. Nata in Siberia, dalle parti del Lago Bajkal, nella città di Irkutsk (a 5.200 chilometri e est di Mosca), fino al 2003 era conosciuta solo come giornalista musicale di talento: lavorava per le principali testate del Paese. Ma nel 2012, eccola pubblicare un proprio album di debutto, e trasformarsi in oggetto di interesse per gli altri giornalisti. I tratti distintivi della Kraviz sono una sicurezza di sé che sfocia quasi nella sfacciataggine, la sensualità, una voce ipnotica e un alto grado di intimità. “Che suoni sui più grandi palcoscenici mondiali o in un piccolo club, Nina si distingue per le coraggiose scelte musicali, lo straordinario sperimentalismo e l’inclinazione a evitare quello che va banalmente di moda in quel momento” ha scritto Mixmag.
5. Kantemir Balagov – Cinema
Questo ventiseienne di Nalchik (capitale della repubblica di Cabardino-Balcaria, nel Caucaso), fan di Christopher Nolan, del primo Lars von Trier e dei polizieschi, ha girato il suo primo film, “Tesnotà” (titolo per il mercato internazionale: “Closeness”), il dramma di una famiglia ebrea della sua repubblica, che, nei cupi anni Novanta, si vede rapire il figlio e la fidanzata di lui. Al debutto al Festival di Cannes nel 2017 ha ottenuto il prestigioso Premio Fipresci (la Federazione della stampa cinematografica internazionale) nella sezione “Un Certain Regard”, e se l’è vista con registi del calibro di Kiyoshi Kurosawa, Mathieu Amalric e Laurent Cantet.

Fino a quel momento l’allievo della scuola di Aleksandr Sokurov (regista, autore, tra gli altri, di “Arca russa”, “Toro” e “Moloch”) aveva girato una web serie sui giovani del Caucaso e su come poco siano diversi dai loro coetanei della Russia centrale. “Tesnotà (Closeness)” è una tragedia familiare e racconta quanto siano pronti a fare i genitori per i loro figli. Il prossimo film di Balagov sarà su una ragazza che ritorna dalla guerra, e i critici scommettono sul suo grande successo.
6. Nadezhda Karpova – Calcio

La speranza del calcio russo ha un volto di donna. La ventiduenne Nadja Karpova, è una delle calciatrici più promettenti al mondo. È persino finita nel Team Messi (la squadra virtuale di Lionel Messi dei dieci più bravi calciatori poco conosciuti al mondo), dove è l’unica donna della selezione.
Nata a Jaroslavl, ha giocato nella squadra moscovita del Chertanovo, prima di passare in Spagna, nel settembre 2017, per giocare nella squadra femminile del Valencia. “Mi dicevano: ‘Ma guardati! Sembri un maschio!’, ma io amavo questo sport e quindi di cosa pensavano gli altri me ne sono sbattuta il…”, racconta. La Karpova è anche ambasciatrice di Adidas in Russia (Paese dove le tre strisce vanno di moda da tempo). Inoltre veste Chanel e le foto di questa ragazza con i capelli lunghi e con le braccia coperte di tatuaggi, sono finite sui principali giornali, tra cui Tatler, ELLE, Numero e Esquire.
7. Gnojnyj (Vjacheslav Mashnov) – Rap russo

“Nuovo supereroe del rap russo”, “re”, “Pushkin della musica”. Con questi altisonanti soprannomi hanno iniziato a chiamare nel 2017 questo ventisettenne prima non troppo conosciuto. Vjacheslav Mashnov è originario di Khabarovsk (città del Lontano Oriente, 8.500 chilometri a est di Mosca) e nell’agosto scorso ha sconfitto in una epica rap battle Miron Fedorov (in arte Oxxxymiron), fino ad allora incontrastato padrone della scena, con un secco 5 a 0. La loro battle è stata vista da oltre 10 milioni di persone in pochi giorni su YouTube, e sui motori di ricerca è salita in classifica la domanda “Chi è Gnojnyj?”. Il rap russo non aveva mai generato tanto interesse prima.
Mashnov usa anche altri pseudonimi, tra cui Slava KPSS, Sonja Marmeladova, Slava Kalerin. Ma è Gnoinyj (il nome significa “purulento”) a caratterizzare meglio la sua arte: testi caustici e disturbanti, per sua stessa ammissione pieni di parole immorali e gonfi di pus. Non appartiene al mainstream, né gli piace essere relegato nella casella dell’underground; partecipa a talk-show sui canali conservatori per famiglie, ammettendo con sincerità che lo fa “solo per divertirsi” e “perché vuole comprarsi casa”. “Mi odiano. E questo è ottimo”, dice.

8. Kristina Grikajte – Moda & Modelle

Un anno fa questa ragazzina sedicenne della città siberiana di Omsk andava in una scuola russa come tante altre, portava la frangetta lunga a coprire la fronte, si vestiva di nero e, con un piercing all’ombelico e uno alla lingua, le dicevano che assomigliava a un maschio. Adesso apre le sfilate di Prada a Milano (ha firmato un contratto pluriennale con la casa di moda) e viene fotografata dal Vogue russo.

Così, all’improvviso, Kristina Grikajte è diventata una delle più promettenti giovani stelle del panorama della moda, ed è finita persino nella lista annuale BoF 500 delle persone che più hanno influito sulla fashion industry. A quanto dice lei, a un certo punto “tutto mi aveva annoiata”, e così si è liberata dal suo aspetto da ragazzina attratta dalle subculture e abbandonati piercing e abiti neri e andata a bussare a una locale scuola di modelle. Subito è stata notata, e le sue foto sono state mandate a Mosca. Poi tutto è andato turbinosamente, e Kristina ricorda quante volte ogni giorno si sentiva ripetere “beautiful”, senza riuscire ad abituarsi. “Io lo so che sono bella. Ma a volte penso di essere brutta. Alle ragazze capita”.

9. Aljona Kovaleva – Balletto

Questa ragazza lavora al Teatro Bolshoj solo da un anno, ma le è bastato per essere la protagonista di una sensazionale tournée a New York. In un lavoro congiunto con gli artisti del New York City Ballet e dell’Opera National de Paris, la Kovaleva aveva il ruolo di protagonista nel festival dedicato al cinquantesimo anniversario del balletto di George Balanchine “Jewels”.
Poi, in autunno, Mosca l’ha vista nel “Lago dei cigni”. Maestosa, dalle lunga braccia, è sorprendentemente alta per il mondo del balletto. Ma allo stesso tempo è “tecnicamente impressionante, eppure a fatica te ne accorgi, perché è così ammaliante, così gentilmente sicura di sé, così apertamente felice di danzare. Se era nervosa, non lo ha mostrato. Se era intimorita, non lo sapremo mai. Non era Farrel, non era Odette, era una nuova magica creatura”, ha scritto al suo debutto Robert Gottlieb, uno dei più grandi studiosi dell’opera di Balanchine. Sembra evidente che la diciottenne prima ballerina del Bolshoj (nata a San Pietroburgo) sia attesa da una grande carriera e rappresenti uno dei volti del futuro del balletto russo
10. Diljara Idrisova – Opera

Nata nel 1989 ad Ufà, capitale della Repubblica del Bashkostorstan (o Baschiria; 1.350 chilometri a est di Mosca), Diljara Idrisova ha fatto innamorare di sé tutta la Russia dopo il suo assordante successo all’edizione 2017 del principale festival teatrale del Paese, Zolotaja Maska (Maschera d’Oro”). L’opera “Ercole” di Georg Friedrich Händel si è aggiudicata tre categorie, tra le quali il premio per il Miglior ruolo femminile, andato appunto alla Idrisova. La solista dell’Opera della Baschiria è stata definita “meraviglia barocca”, e “soprano d’oro di Baschiria”. Oggi continua a collezionare successi in patria e all’estero, e con successo interpreta l’opera barocca in tutta Europa: all’Opéra reale di Versailles, al Concertgebouw di Amsterdam, all’ICE Congress Centre di Cracovia, all’Auditorio Nacional di Madrid, e così via. Le pronosticano una lunga carriera piena di soddisfazioni. Tra le altre cose, anche tutti i suoi familiari appartengono al mondo della musica: la nonna era una cantante d’opera, il nonno un compositore, la mamma è musicologa, e la sorella è pianista.

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