Tangenti in bitcoin? I funzionari russi non sono tenuti a dichiararli

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Per la prima volta nella storia, il ministero cita le criptovalute nelle istruzioni per le dichiarazioni dei redditi e patrimoniali dei dirigenti pubblici della Russia, ma scrive di non indicarli nei moduli. In questo modo fiorirà la cripto-corruzione?

Il ministero del Lavoro russo, in collaborazione con l’amministrazione presidenziale e l’ufficio del procuratore generale, emette ogni anno raccomandazioni per i dipendenti statali sulla dichiarazione dei redditi e delle proprietà. Nel 2018, il nuovo documento, per la prima volta nella storia, menziona le criptovalute, come Bitcoin o Ethereum (quest’ultima creata dal giovane russo Vitalij Buterin).

Nelle raccomandazioni, il Ministero ha specificato che i funzionari governativi non devono divulgare alcun tipo di informazione sui loro patrimoni virtuali. L’organismo di regolamentazione non è intenzionato a conoscerli, perché, a quanto pare, non c’è nulla da regolamentare. La ragione, secondo la dichiarazione del Ministero del Lavoro, è che “al momento, gli approcci alla definizione e alla regolamentazione della criptovaluta nella Federazione Russa a livello legislativo non sono definiti”.

Tuttavia, se un funzionario o membri della sua famiglia guadagnano soldi “tradizionali” acquistando e vendendo criptovaluta, tali redditi dovrebbero essere menzionati nella sezione “Altri redditi”, ha detto il Ministero del Lavoro.

Egor Vasiljev, avvocato del dipartimento legale aziendale presso il Servizio giuridico europeo, ha detto a Russia Beyond che la decisione del ministero non significa che i funzionari russi disonesti si trasferiranno immediatamente nel mondo delle criptovalute.

“Anche se il processo per ottenere una tangente in questo modo è notevolmente semplificato, un funzionario dovrà comunque dichiarare il proprio reddito se scambia criptovaluta in soldi normali”, ha detto Vasiljev. “Inoltre, il Ministero ha dato raccomandazioni solo per l’anno trascorso, e la situazione potrebbe cambiare già nel 2018”. L’anno da poco iniziato si annuncia infatti come cruciale per la regolazione delle criptovalute in Russia. 

Lo stato legale del “denaro virtuale” non è definito nella maggior parte dei Paesi del mondo. Ma in alcuni posti, come il Giappone, le criptovalute sono riconosciute come moneta a corso legale. Ciò significa che, dal punto di vista della legislazione fiscale, il reddito derivante da operazioni con criptovaluta è uguale a qualsiasi altro reddito da impresa.

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