Cinque film stranieri che Stalin amava e guardò più volte

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Durante il suo periodo al comando dell’Urss, le pellicole estere erano spesso censurate, ma lui amava guardarle in proiezioni private, e in certi casi se ne appassionava

In “Morto Stalin, se ne fa un altro” (2017) del regista scozzese Armando Iannucci, il leader sovietico costringe il suo cerchio magico (Berija, Khrushchev, Malenkov e Molotov) a partecipare alla proiezione di “Ombre rosse” di John Ford  con John Wayne (1939). Questo episodio, anche se a prima vista strano, è in realtà storicamente accurato. In ciascuna delle residenze di Stalin venne installato un cinema domestico. Svetlana Allilueva (1926-2011), figlia di Stalin, ha ricordato che il Cremlino aveva un cinema privato “nel vecchio giardino d’inverno, collegato al Palazzo da un passaggio coperto”. “Ti ordino di permettermi di andare al cinema, e dovrai chiedere che mettano su ‘Chapaev’ e qualche commedia americana, scrisse una Svetlana di appena 8 anni in una letterina a Stalin, facendo piani per un fine settimana con il papà. Con i suoi più stretti collaboratori, le proiezioni private iniziavano non prima delle 9 di sera, e finivano massimo alle 2-3 di notte. Stalin si sedeva sempre in prima fila.

Amava i western, e spesso “invitava” la sua cerchia a tali proiezioni, facendo cadere un: “C’è qualcuno che vuole vedersi un film, ragazzi?”. Rifiutare il suo generoso “invito” poteva portare a conseguenze molto truci. Simon Sebag Montefiore, storico britannico specializzato in Russia, ha scritto che “Stalin, l’egocentrico solitario, spietato e messianico, sembrava immedesimarsi nel cowboy solitario che cavalca verso la città con il fucile a tracolla per imporre una giustizia brutale.”

Ma quali furono i film stranieri più amati da Stalin? 

“La pattuglia sperduta”, 1934

Stalin amava così tanto questo film di John Ford che ordinò un remake russo: “Trinadtsat” (“I Tredici”), che uscì nel 1937 per la regia di Mikhail Romm. Nel film americano si narra la storia di una squadra dell’esercito britannico che, nel corso della Prima guerra mondiale, perde l’orientamento durante una missione nel deserto della Mesopotamia, e i cui membri vengono uccisi uno dopo l’altro dagli arabi, finché non rimane solo un sergente, che sarà salvato. Nella pellicola sovietica, l’azione si sposta nell’Asia centrale al tempo della rivolta dei Basmachi (1916-1931) contro l’Armata Rossa.

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“Le conseguenze di un bacio”, 1943

I film stranieri non venivano sottotitolati per Stalin, perché questo avrebbe potuto far conoscere i suoi gusti in tema di cinema a più persone di quanto non desiderasse. Ma aveva  a sua completa disposizione Ivan Bolshakov, l’uomo che ricoprì la carica di ministro della Cinematografia sovietica dal 1946 fino alla morte di Stalin nel 1953. Bolshakov è stato soprannominato “il proiezionista di Stalin”, e interpretò tutte le battute dei film stranieri per Stalin. Dal momento che Bolshakov non era abbastanza istruito per conoscere diverse lingue straniere, imparava a memoria ciò che i traduttori preparavano per lui. 

Tra gli altri film, Bolshakov ha sicuramente doppiato tutte le battute di “Le conseguenze di un bacio” del regista americano Frank Borzage, che racconta la storia di un giovane aspirante cantante. Stalin amava soprattutto le parti in cui la allora famosissima cantante canadese Deanna Durbin, che interpretava il ruolo della protagonista della pellicola, Ann Carter, canta alcune celebri romanze russe in un ristorante russo di New York! 

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“Tarzan l’uomo scimmia”, 1932

Ancor più dei western, Stalin amava i film della saga in 12 puntate su Tarzan, che arrivarono in Russia come parte dei cosiddetti “trofei di guerra”: le copie di oltre 17.000 film conservati nei caveau del Terzo Reich furono infatti presi dall’Armata Rossa. Stalin scrisse che “Tarzan è un film su un uomo che sfugge dagli orrori del mondo capitalista riparando nella giungla, dove trova libertà e felicità”.

C’erano quattro film su Tarzan che piacevano particolarmente a Stalin: “Tarzan l’uomo scimmia” (1932), “La fuga di Tarzan”  (1936), “Il figlio di Tarzan” (1939) e “Tarzan a New York” (1942). Uscirono tutti al cinema nell’Urss nel 1952, e fino alla fine degli anni Cinquanta rimasero tra i film più visti dell’Unione Sovietica. Le quattro pellicole attirarono oltre 160 milioni di spettatori.

Ai sovietici questi film americani offrivano una prospettiva totalmente inedita sulla vita. Come scrisse il premio Nobel Joseph Brodsky, “La serie di Tarzan da sola, direi, ha fatto di più per la destalinizzazione di tutti i discorsi di Khrushchev al XX Congresso del Partito e dopo”. 

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“Katia”, 1938 

Il film francese “Katia”, diretto da Maurice Tourneur, racconta la storia d’amore tra l’imperatore russo Alessandro II (interpretato da John Loder) e la principessa Ekaterina Dolgorukova (interpretata dall’attrice francese Danielle Darrieux), che divenne poi sua moglie morganatica. Proprio come con “Tarzan”, l’amore di Stalin per questo film era basato su questioni e gusti personali, che il dittatore raramente permetteva di divulgare.

Aleksandr Burdonskij, nipote di Stalin, ha ricordato in un’intervista: “Stalin guardò ‘Katia’ molte volte. Il film non fu però proiettato nei cinema sovietici. Perché lo guardava ripetutamente? Non è certo un gran film! Credo che gli ricordasse il suo amore. Perché tutte quelle storie sulle relazioni di Stalin con varie donne dopo la morte della sua seconda moglie Nadezhda Allilueva nel 1932 sono un mito.” In un certo senso, Danielle Darrieux in questo film può davvero assomigliare alla giovane Nadezhda Allilueva, e Stalin poteva immedesimarsi nell’imperatore.

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“Il grande dittatore”, 1940

Stalin amava i film di Charlie Chaplin, e aveva persino ordinato di portarne delle copie a Sochi, quando era in vacanza nella sua dacia. Mikhail Romm ricorda nelle sue memorie che, una volta, Stalin pianse persino durante la proiezione di “Luci della città” (1931), durante l’ultima scena del film. Stalin elogiò la regia di Chaplin e il suo metodo di lavoro, dicendo in un’occasione: “Guardiamo come lavorano alcuni registi, per esempio, Charlie Chaplin. Per due o tre anni tace, si prepara, studia i dettagli… I veri registi lavorano a un film per due o tre anni…”

Stalin vide sicuramente “Il grande dittatore” e, come Hitler in Germania, vietò il film in Urss. A quanto pare, Stalin temeva che l’immagine del dittatore Adenoid Hynkel avrebbe sollevato un paragone indesiderato, non con Hitler, ma con se stesso. Charlie Chaplin, però, riteneva Stalin l’unico uomo in grado di sconfiggere Hitler.

 

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