Slava Zajtsev: come uno stilista sovietico divenne “il Dior rosso”

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Il famoso uomo di moda compie 80 anni. Ecco i fatti più interessanti sulla sua carriera, che lo vide diventare celebre in Occidente nonostante la Cortina di ferro

Dopo essersi diplomato all’Istituto tessile di Mosca, nel 1962 Vjacheslav Zajtsev (è nato il 2 marzo 1938 a Ivanovo) ottenne un posto in una fabbrica statale della Regione di Mosca, dove venivano confezionati abiti femminili per la capitale e le zone limitrofe. La prima collezione dello stilista non soddisfece i burocrati: al posto dei soliti smorti vestiti per le lavoratrici di paese, propose giubbe imbottite coloratissime e valenki e gonne policromi, ispirati ai motivi tradizionali dei celebri scialli di Pavlovskij Posad

La collezione non andò oltre la commissione artistica: lo stilista alle prime armi fu aspramente criticato e accusato di esercitare una cattiva influenza sulle donne sovietiche. Tuttavia, di lui scrisse la rivista francese “Paris Match”. L’articolo si intitolava “Ecco chi detta la moda a Mosca”.

Divenne famoso in Occidente, nonostante la Cortina di ferro

Alcuni anni dopo l’uscita di queste informazioni su Zajtsev, a Mosca si misero alla ricerca di lui gli stilisti Marc Bohan di Dior, Guy Laroche e Pierre Cardin, che volevano fare la conoscenza di questo coraggioso russo. Erano così impressionati dai suoi lavori che non lesinarono i complimenti. Carden lo definì “Primus inter pares”, e la stampa francese lo battezzò “il Dior rosso”. Da allora in poi il suo nome fu noto in Occidente, e le sue collezioni sfilarono alla Settimana della Moda di Parigi e Firenze. Nel 1989 Zajtsev ottenne il primo posto al Premio “I cinque migliori stilisti del mondo”: i suoi avversari erano nomi del calibro di Donna Karan, Claude Montana, Hanae Mori e gli stilisti del marchio Byblos.

Fino al 1987 non uscì mai dall’Urss

Nonostante la grande popolarità oltre confine, fino a buona parte della perestrojka Zajtsev non poté presenziare alle sfilate delle sue collezioni in Occidente. Nel corso di alcuni decenni lo stilista poté recarsi solo una volta all’estero: in Cecoslovacchia nel 1968, quando i carri armati sovietici entrarono a Praga. Tutto cambiò nei tardi anni Ottanta, con le riforme di Gorbachev. Nel 1987 presentò la collezione “Mille anni della conversione al cristianesimo della Russia” a New York, e nel 1988, su invito di Madame Carven presentò nella capitale francese la collezione “Stagioni russe a Parigi”.

I suoi lavori sono esposti in vari musei mondiali

Non sono tanti gli stilisti che possono vantarsi di aver fatto una sfilata al Museo Guggenheim. E le stesse creazioni di Vjacheslav Zajtsev sono diventate manufatti da esposizione museale: abiti di sua ideazione sono presenti nelle collezioni del Metropolitan e dell’Istituto newyorkese di Tecnologia della moda.

Il lavoro per il teatro

Zajtsev non si è dedicato solo al prêt-à-porter e all’haute couture, ma ha anche disegnato costumi e scenografie per vari spettacoli. Uno dei suoi lavori più noti per il teatro è stato quello per la messa in scena delle “Nozze di Figaro”, al Teatro della Satira di Mosca. Lo stilista ha inoltre preparato i costumi per spettacoli al Malij Teatr, al Mkhat e al Sovremennik.

L’unico ad avere una Maison a suo nome

Nel 1982 allo stilista, che allora lavorava nell’atelier della fabbrica “Mosshveja”, proposero di partecipare alla fondazione della Casa della Moda sul Prospekt Mira, uno dei corsi principali di Mosca. In poco tempo lo studio di Slava Zajtsev (lui preferisce essere chiamato così) si trasformò in un vero e proprio brand, una cosa unica per quel tempo. In precedenza, a nessun altro stilista sovietico avevano mai concesso di possedere una propria marca di vestiti. Ancora oggi la Casa della moda ha sede allo stesso indirizzo di allora.

Disegnò le divise per la polizia e per le Olimpiadi

Oltre agli abiti comuni, lo stilista ha disegnato anche la divisa per la polizia e quella per gli sportivi sovietici ai Giochi Olimpici. Per esempio, alle Olimpiadi di Mosca 1980, le giacche da parata della delegazione sovietica erano opera sua. E così, quattro anni dopo, ai Giochi invernali di Sarajevo, in Jugoslavia. In quel caso, viste le strettezze di budget, decise di utilizzare, al posto della pelliccia, le pelli di pecora. E così, alla cerimonia di inaugurazione i sovietici fecero bella mostra di sé in giacche di montone e cappelli di pelliccia. L’uniforme delle donne era completata da coloratissimi foulard di Pavlovskij Posad, un accessorio che Zajtsev adora e che usa spesso nelle sue collezione ancora oggi.

Lo stilista preferito dalle mogli dei politici

Al tempo dell’Urss gli abiti “di Zajtsev” andavano a ruba tra i funzionari di alto rango. Tra i suoi clienti fissi c’erano la moglie di Eduard Shevardnadze, allora ministro degli Esteri dell’Unione Sovietica, la famiglia del segretario generale del Pcus Leonid Brezhnev e la prima donna a volare nello spazio, Valentina Tereshkova.
Anche ai nostri giorni i capi con il marchio della Casa della moda di Zajtsev sono conosciuti e amati. Nel 2003, l’allora moglie di Putin, Ljudmila, scelse delle sue creazioni per una visita di Stato in Gran Bretagna, ed era avvolta in un abito di Zajtsev anche durante il ricevimento a corte con la regina Elisabetta II.

Stile completamente diverso da Zajtsev, ma identica grande fama in Occidente. Conoscete lo stilista russo contemporaneo Gosha Rubchinskiy? 

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