La satira pungente di Saltykov-Schedrin

Il ritratto di Mikhail Saltykov-Schedrin realizzato da Ivan Nikolaevich Kramskoij.

Il ritratto di Mikhail Saltykov-Schedrin realizzato da Ivan Nikolaevich Kramskoij.

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Considerato il padre di questo genere letterario, con i suoi lavori di denuncia ha introdotto quasi seicento nuove parole nella lingua russa

Lev Tolstoj lo chiamava il “pubblico ministero del pensiero sociale russo”. Turgenev, invece, lo ha paragonato a Giovenale. Mikhail Saltykov-Schedrin è considerato il padre della satira. Colui che ha denunciato i vizi della società e dello Stato. Uno scrittore controverso. Sempre al limite dello scandalo. 

Nonostante il fatto che nei secoli la Russia abbia cambiato diversi modelli di Stato, l’immagine di Saltykov-Schedrin non ha perso la propria attualità e la freschezza della sua rilevanza. La corruzione delle autorità denunciata da Schedrin oltre cento anni fa, infatti, continua a essere uno degli aspetti più pericolosi ancora oggi.

Racconti dalla Russia d'altri tempi

Il fatto che per molto tempo egli avesse prestato servizio come alto funzionario e censore nella Russia zarista, gli diede spunto per trovare interessanti sfumature all'interno dei propri lavori. E non è un caso che i suoi contemporanei lo avessero definito “uno scrittore di sarcasmo e dall’analisi corrosiva”, oltre che un “terrorista legale in Russia”. Il 27 gennaio si sono celebrati 190 anni dalla sua nascita. 

Il suo alter ego satirico 

Il doppio cognome, Saltykov-Schedrin, racchiude una doppia biografia dell’autore. Per molto tempo era esistito solo Mikhail Saltykov: un nobile ereditario, che riuscì a fare una carriera di successo, diventando vice governatore delle province di Tver e Ryazan; e poi c'era Nikolaj Schedrin, scrittore e pubblicista, pseudonimo di Saltykov. 

Il tagliente atteggiamento satirico ben si combinava al suo impiego all'interno delle istituzioni statali: rappresentando allo stesso tempo lo Stato e la cittadinanza, la posizione eccentrica scelta da Saltykov-Schedrin andava via via accentuandosi. 

Con le opere “Contraddizioni” (1847) e "Una storia complicata" (1848), con le quali criticava le più delicate questioni sociali, attirò l’attenzione delle autorità, spaventate dalla Rivoluzione francese del 1848. 

Lo scrittore venne quindi mandato in esilio per otto anni nella città di Vyatka, nel nord est del Paese, per il suo “modo dannoso di pensare e per il dannoso desiderio di diffondere idee che già scuotevano l’Europa occidentale”. Tuttavia anche durante l’esilio non smise di scrivere. E le sue osservazioni sulla vita della provincia russa gli diedero interessanti spunti per materiali futuri.

Il cambiamento

Poco a poco, Schedrin-scrittore scalzò Saltykov-l’ufficiale. Nel 1868, il poeta e giornalista russo Nikolaj Nekrasov gli propose di diventare co-editore della famosa rivista “Otechestvennye Zapiski”, e fu così che Saltykov-Schedrin iniziò a dedicarsi completamente al lavoro letterario. 

Raggiunse quindi la fama nel 1856 con il ciclo di racconti “Schizzi provinciali” dove descriveva la vita degli abitanti della provincia, denunciando e ridicolizzando le rigide regole, i funzionari e i proprietari terrieri. Ben presto, però, si ritrovò sommerso dalle critiche. Venne accusato di scherni, burle e di dare adito al sarcasmo nella letteratura.

Il due volte vice governatore critica il sistema statale della Russia: un paradosso sia dal punto di vista legale sia dal punto di vista morale”, scrivevano i giornali.

Per tutta risposta, Saltykov pubblicò nuovi lavori letterari. Nel 1870 mandò in stampa un romanzo satirico chiamato “Storia di una città”. Se inizialmente la sua satira colpiva soprattutto lo strato popolare della società, qui iniziò a chiamare in causa anche i più alti livelli del potere, dallo zar ai ministri.

Il cartone animato del regista Valentin Karaev basato sul romanzo satirico "Storia di una città", 1991

Lo stile

La satira di Schedrin era formata da immagini derivanti dal linguaggio popolare, da similitudini di carattere animale e immagini grottesche. Utilizzava forme colloquiali, proverbi e, occasionalmente, uno stile rozzo e maleducato, che talvolta sconfinava in un linguaggio quasi offensivo.

Saltykov-Schedrin è l’autore che più di tutti ha introdotto nuovi termini e nuove parole nella lingua russa (se ne contano quasi 600). 

La prosa di Schedrin è considerata un documento storico che permette di mostrare il processo di cambiamento che ha interessato la società, accompagnando l’abolizione della servitù della gleba verso lo sviluppo del Paese, fino al sopraggiungere del capitalismo.

 

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