Esenin, la profondità dell'inquietudine

Il fiume Oka tanto amato dal poeta

Il fiume Oka tanto amato dal poeta

Lori / Legion-Media
Un carattere geniale e irascibile. Amante delle donne, tanto da portarne all'altare quattro diverse, prima di morire, suicida, lasciando al mondo quell'ultima poesia tinta di sangue

Dalla finestra di casa sua si intravedevano la collina sul fiume Oka e una chiesa. Paesaggio che verrà spesso ricordato nelle sue poesie. Sergei Esenin, uno dei più grandi poeti russi dell’Età d’Argento, nacque nel paesino di Kostantinovo, nella regione di Rasyan, il 3 ottobre di 120 anni fa.

Iniziò a scrivere da piccolo, e appena terminata la scuola partì alla conquista del mondo letterario di Mosca, dove ben presto pubblicò le sue poesie. Successivamente si trasferì a San Pietroburgo, dove iniziò a frequentare le redazioni dei giornali e i salotti letterari della città, vestito con lapti e valenky, e le sue poesie avvolte all’interno di un fazzoletto. Questo giovane ragazzo dalla testa coperta di riccioli d’oro diventò in breve tempo una delle penne più conosciute e apprezzate di Russia. Nel 1916 si ritrovò anche alla corte della famiglia dello zar Nicola II.

La parola sospesa
tra l'industria e il sacro

Un carattere irascibile 

Esenin in breve tempo si cucì addosso anche la fama di teppista. Partecipando attivamente alla vita culturale dell’epoca, non di rado gli capitò di insultare gli altri poeti. Tra gli “scontri letterari” più famosi si ricordano quello con il poeta russo Vladimir Mayakovsky: innamorato della natura del suo paese natale, Esenin non accettava i versi rivoluzionari e di lirica industriale del collega.

A sua volta Mayakovsky suggeriva a Esenin di non sprecare il suo talento in semplici descrizioni della natura, ma di consacrarlo in onore al bolscevismo. Durante un incontro poetico, Esenin annunciò che non avrebbe svenduto la sua Russia: “La Russia è mia! E tu sei un americano!”. Ironica la risposta di Mayakovsky: “Prendila, per favore! Mangiala con il pane!”.

Il poeta Sergei Esenin in Italia (Foto Ria Novosti)

Le donne

L’amore fu un altro tema molto importante per le poesie di quest’uomo bello e rubacuori. 

La sua prima moglie Anna gli donò un primo figlio, Yuri, nato nel 1914, ma ben presto Esenin lasciò la famiglia per partire alla volta di San Pietroburgo. E il rapporto con suo figlio si increspò.

Nel 1917 portò all’altare la bella attrice Zinaida Raikh, che diede alla luce una femminuccia, Tatiana, e un maschietto, Kostantin. L’anno successivo la coppia si lasciò e Zinaida convolò nuovamente a nozze con il famoso regista Vsevolod Mejerkhold, divenendo tra le attrici più conosciute di Mosca.

Esenin successivamente sposò anche la ballerina americana Isadora Dunkan. Lei, 18 anni più vecchia di lui, però non parlava russo. Ed Esenin, ovviamente, non capiva l’inglese. Il loro matrimonio, carico di scandali, durò circa due anni. Esenin seguì la moglie in tour per l’Europa e l’America, frequentando i salotti letterari occidentali.

Tsvetaeva, una cometa
sulla Terra

Qualche mese prima della sua morte, Esenin sposò anche Sofia, nipote di Lev Tolstoj. Un altro, l’ennesimo, matrimonio infelice. “Qui tutto è troppo pieno del ‘grande vecchio’, mi fa soffocare”, si lamentava Esenin, vivendo nella casa di Sofia. E fu proprio lei a darsi da fare per custodire la memoria del poeta. 

Gli ultimi anni

La Rivoluzione del 1917 incontrò un poeta esausto. Egli conobbe la fame, lo sfacelo e il terrore. E iniziò a descrivere scenari apocalittici, come “Il giardino di teschi” e “Chiarore rabbioso di cadaveri". Nel poema “Pugachev”, dedicato a un impostore e ribelle che aveva organizzato nel Settecento la grande rivolta contadina contro la zarina Ekaterina II, Esenin parla dell’opposizione tra il potere e il popolo. Così come nel poema “Il paese dei mascalzoni”. Nel 1924, un anno prima di morire, nella poesia “Il ritorno in patria” descrive un villaggio devastato e orfano, con le izbé povere in cui al posto delle icone spunta il ritratto di Lenin. 

L’autorità sovietica vide in Esenin un pericolo ideologico e spirituale e per questo motivo gli impose la sorveglianza, con procedimenti penali che potevano in qualsiasi momento sfociare in caso politico. 

Nel 1925 gli esaurimenti nervosi, la dipendenza dall’alcol e la pressione delle autorità lo fecero finire in un ospedale psichiatrico. Un mese dopo Esenin venne trovato morto con il cappio al collo in un hotel di Leningrado. La sua ultima poesia, “Arrivederci, amico mio, arrivederci...”, scritta poche ore prima di morire, si dice che venne scritta col sangue. Si pensa a un suicidio, ovviamente. Anche se negli ultimi decenni sono apparse altre teorie circa la sua morte. Fra queste, anche l’ipotesi che egli sia stato ucciso dalle autorità sovietiche.

Arrivederci, amico mio, arrivederci

Arrivederci, amico mio, arrivederci.
Tu sei nel mio cuore.
Una predestinata separazione
Un futuro incontro promette.

Arrivederci, amico mio,
senza strette di mano, senza parole,
Non rattristarti e niente
Malinconia sulle ciglia:
Morire in questa vita non è nuovo,
Ma più nuovo non è nemmeno vivere.

1925

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