Il volto sovietico dei classici stranieri

Le versioni russa e americana del Dottor Dolittle (Foto: RIA Novosti & AFP/East News)

Le versioni russa e americana del Dottor Dolittle (Foto: RIA Novosti & AFP/East News)

Nella letteratura infantile dell’epoca sovietica, l’adattamento di alcuni libri arrivati dall’estero era una pratica molto diffusa. Fra questi si contano Pinocchio e il Dottor Dolittle. Reinterpretazioni che i lettori apprezzavano ancora di più delle semplici traduzioni

Molti capolavori della letteratura infantile occidentale sono arrivati in Russia in forme che differiscono notevolmente dagli originali. Winnie the Pooh, Mary Poppins, Alice nel paese delle meraviglie, Il viaggio meraviglioso di Nils Holgersson, i libri di Nancy Carlson, e persino Robinson Crusoe ne sono un chiaro esempio. In alcuni casi, le rivisitazioni sono diventate tanto popolari quanto gli originali. In questo articolo ricordiamo gli esempi più interessanti.

Il Dottor Dolittle e il suo collega

Tutto è iniziato con Korney Chukovsky e il suo Dottor Aybolit, che si rivelò essere un parente stretto del Dottor Dolittle, creato dalla penna di Hugh Lofting. Chukovsky sostiene che l'idea di scrivere un racconto su un dottore gentile e premuroso gli venne in maniera del tutto spontanea e indipendente rispetto a Lofting. In un breve articolo intitolato "Come ho scritto la storia del Dottor Aybolit", Chukovsky dichiarò: "L'idea di scrivere questa storia mi venne prima della Rivoluzione d'Ottobre. Conobbi un medico che viveva a Vilnius e fu proprio a lui che mi ispirai per la figura di Aybolit. Si chiamava dottor Shabad. Era la persona più gentile che avessi mai conosciuto nella mia vita. Curava i bambini delle famiglie povere gratuitamente. [...] E i bambini non andavano da lui da soli; portavano con sé i loro animali malati. E così pensai: Che bello sarebbe scrivere una storia su un medico così".

Lofting, tuttavia, mise per primo questa idea su carta e Chukovsky si limitò a rivisitare e adattare la storia dell'autore britannico. "Quando mi misi a riadattare il suo capolavoro per i bambini russi, decisi di chiamare il protagonista Dr. Aybolit, aggiungendo alla trama originale decine di elementi tratti dalla vita reale che nell’opera di Lofting non c'erano", scrisse Chukovsky in un articolo intitolato "Memorie di un vecchio contastorie".

L'adattamento venne pubblicato in lingua russa nel 1924, e già nel 1925 comparve la prima poesia di Chukovsky dedicata al Dottor Aybolit. Tale pubblicazione segnò l'inizio di un intero ciclo di opere dedicate alla rivalità tra il medico gentile Aybolit e il perfido Barmaley. In alcuni punti, la trama assomigliava lontanamente alla storia di Lofting ma Chukovsky la rielaborò in maniera del tutto personale e originale, e i bambini sovietici ne rimasero completamente rapiti.

Pinocchio e suo fratello Buratino

La prossima storia in ordine cronologico è "La chiave d'oro o Le avventure di Pinocchio", una delle storie più popolari dell’epoca sovietica. Solo durante l'Urss, essa venne pubblicata 182 volte, con una tiratura complessiva di circa 14,5 milioni di copie. Fu pubblicata per la prima volta nel 1936 sulla Pionerskaya Pravda, il principale quotidiano dedicato a tutti i bambini sovietici.

Tutto iniziò con un tentativo onesto di traduzione. Alla fine, tuttavia, lo scrittore Aleksej Tolstoj – un parente lontano di Lev Tolstoj, che abbracciò la Rivoluzione e venne soprannominato il Conte Rosso – non riuscì a tenere a freno i protagonisti de "Le avventure di Pinocchio", i quali, sotto la sua penna, si animarono di vita propria. Nel 1935 Tolstoj scrisse, infatti, a Maxim Gorky le seguenti parole: "Sto lavorando sul Pinocchio di Collodi. In un primo momento volevo solo tradurre i contenuti di Collodi in russo, ma poi ho abbandonato questa idea perché troppo noiosa e banale. [...] Sto riscrivendo la stessa storia ma a modo mio”.

Tolstoj non si limitò solo a cambiare il nome di Pinocchio in Buratino, si spinse ben oltre. Il suo personaggio non sente nessuna spinta particolare a diventare un bambino in carne e ossa, rimane infatti fino alla fine della storia un allegro burattino, e il suo naso non si allunga come quello del suo omologo italiano. Mangiafuoco, un benevolo burattinaio nella storia originale, diventa nella versione di Tolstoj, Karabas Barabas, uno spietato tiranno, da cui i burattini scappano per poi, alla fine, dopo una serie di avventure, trovare un teatro tutto per loro dove possono recitare secondo le loro regole. La chiave d'oro, il principale simbolo di questa storia, apre la porta di questo luogo speciale.

I bambini sovietici si innamorarono de "La chiave d'oro", un'opera che di fatto era meno filosofica rispetto alla versione originale occidentale ma di gran lunga più ricca d'azione e con un finale più felice. Anche gli adulti apprezzarono molto le allusioni, i palindromi, i giochi di parole e i prototipi riconoscibili della versione russa. Le bambine sovietiche sognavano di vestire come la burattina Malvina in occasione delle festività del Capodanno - nella versione di Collodi, è una fata con i capelli blu. Lo stesso Buratino è diventato un marchio e ha prestato il suo nome a un’acqua minerale molto popolare. Il racconto ha poi inspirato diversi adattamenti cinematografici, fan fiction e una marca di caramelle chiamate "Chiave d'oro", per citare solo alcuni esempi.

Il Vecchio Hottabych, genio esilarante

Trasformare un antico genio in un cittadino sovietico? Perché no! Lazar Lagin, ex vice caporedattore della più importante rivista satirica dell'Urss, Krokodil, decise di raccogliere la sfida. "Cercai di immaginare che cosa sarebbe accaduto se un genio magico venisse liberato dalla prigionia da un semplice ragazzo socialista, uno dei milioni che vivono del nostro felice Paese socialista", dichiarò l'autore.

Ed è così che il genio di Lagin si adatta alla vita quotidiana dello Stato sovietico, mentre cerca di essere utile al suo liberatore - il dedito pioniere Volka. Nel corso della storia, egli visita un circo e una partita di calcio, fa una gita in barca, e rimane invischiato in situazioni alquanto ridicole. E nonostante l'opera di Lagin, per via della sua forte carica propagandista, non sia mai diventata un autentico tesoro della letteratura infantile sovietica, le sue pagine hanno fatto ridere e divertire un sacco di bambini in tutto il Paese.

Nella prefazione, Lagin rimanda i suoi lettori ai racconti de "Le mille e una notte" e di "Aladino e la lampada meravigliosa", dimenticando di menzionare il romanzo di Antsey "The Brass Bottle", che ricorda molto il lavoro di Lagin, sia in termini di trama che di scene e dettagli specifici. "Il Vecchio Hottabych" venne pubblicato per la prima volta nel 1938 sul quotidiano Pionerskaya Pravda e poi rilasciato in un'edizione separata. Nel 1955 l’opera venne completamente riscritta dall'autore in vista dell'uscita di un film a essa dedicato. Ciò contribuì a dare ancor più popolarità alla figura di Hottabych.

Il mago della Città di Smeraldo

Secondo la versione ufficiale, l’insegnante Alexander Volkov prese tra le mani una copia del racconto di Baum per migliorare il suo inglese. Rimase affascinato dal libro e iniziò narrarlo ai propri figli, per poi decidere di tradurlo. La traduzione si trasformò, infine, in una rivisitazione, che Volkov decise di inviare a Marshak, il caporedattore della principale casa editrice per bambini del Paese.

Nel 1939, in concomitanza con l'uscita nelle sale cinematografiche americane del film premio Oscar "Il mago di Oz", la versione russa del libro venne pubblicata per la prima volta nell'Urss. Sul frontespizio della prima edizione si legge la seguente dicitura: "Basato sul racconto di L.F. Baum", e il libro è identico all'originale sotto molti punti di vista, nonostante il nome della protagonista, Dorothy, sia Ellie nella versione russa, il suo cane Totoshka possa parlare, e ci siano diverse nuove scene che non compaiono nella versione originale. Le versioni successive risultano di volta in volte meno simili all'originale e sono state pubblicate senza alcun riferimento alla fonte.

"Il mago della Città di Smeraldo" riscontrò un tale successo che Volkov iniziò a ricevere pile di richieste da parte dei lettori di continuare la serie. L’autore aspettò 25 anni, dopodiché decise di scrivere altre cinque opere che, con l'eccezione di alcuni dettagli insoliti, non assomigliano affatto alle storie di Baum.

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