La moglie russa di Gramsci esce dall'ombra

Giulia Schucht incontrò Gramsci a Mosca e da lui ebbe due figli (Credit: Fondazione Istituto Gramsci, Archivio Antonio Gramsci)

Giulia Schucht incontrò Gramsci a Mosca e da lui ebbe due figli (Credit: Fondazione Istituto Gramsci, Archivio Antonio Gramsci)

Nel romanzo di Lucia Tancredi, “La vita privata di Giulia Schucht”, viene dipinta la figura della donna che fu accanto al fondatore del partito comunista italiano e che gli diede due figli

“La vita privata di Giulia Schucht” è il libro di Lucia Tancredi pubblicato dalla casa editrice ev, (pagg. 372, euro 20) che restituisce luce letteraria alla moglie russa di Antonio Gramsci, figura affascinante e misteriosa rimasta in ombra sia in vita che dopo la scomparsa, nel 1980 ultraottuagenaria.

Orgoglio delle quattro colte ed eleganti sorelle appartenenti a una famiglia aristocratica di fede rivoluzionaria, Giulia conobbe il fondatore del partito comunista italiano a Mosca, dove Gramsci era ricoverato in un sanatorio. Dalla loro unione nacquero due figli, Delio e Giuliano, che non conobbe mai il padre: radi e fugaci gli incontri tra i coniugi, interrotti per sempre dall’incarcerazione di Gramsci, che nei dieci lunghi anni di prigionia, anticamera della morte, non ebbe neppure il sollievo della vicinanza della moglie, rimasta in Russia.

La copertina del libro

Su queste tenui tracce biografiche Lucia Tancredi è riuscita a costruire un romanzo d’amore, struggimento e lontananza di oltre trecento pagine, sostenendo - con le parole dello scrittore Yuri Tynjanov - “là dove finisce il documento comincio io”-

Empatica la sensibilità dell’autrice, che sembra volteggiare sui pensieri e i sentimenti di Giulia, ritratta quale donna dalla femminilità romanticamente esaltata, i sensi ferventi, lei così bella, per il quasi deforme Antonio. Febbrile la determinazione con cui nel romanzo la dotata violinista educata a Ginevra e a Roma abbandona un destino di privilegi artistici e mondani per custodire come una vestale il ricordo di un amore negato. Per poi ritrovarsi ai confini della follia e sospettosamente gelosa della sorella Tatjana, a lei tanto somigliante, rimasta accanto al prigioniero con amorevole dedizione, quasi fosse la legittima moglie.

Con compiaciuta scrittura femminile, la scrittrice ricostruisce il sofisticato milieu dell’intellighenzia russa, immaginato con un florilegio di dettagli nelle ambientazioni dell’epoca, così come nei modi, nei riti e persino e nelle manie, fieramente cristallizzati, dei suoi protagonisti.  

Dopo la scomparsa di Gramsci nel 1937 e i dissidi per l’eredità degli scritti contesi a Togliatti, documenti, lettere e foto restarono nell’Archivio della Fondazione a lui intitolata, mentre Giulia allestì nel suo appartamento moscovita una stanza-museo con gli oggetti del marito.

Oggi è il nipote Antonio jr, musicista che vive in Russia, a custodire le memorie familiari, come documenta un’interessante intervista in appendice al libro. Tanto che, se il verosimile è per molti più suggestivo del solido biografico, resta la curiosità di conoscere quella che fu realmente la vita di Giulia Schucht e della sua famiglia, snodo inesplorato dei destini della storia politica italiana e russa.

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