Alla scoperta della “Piccola Germania” nelle strade di San Pietroburgo

Russia Beyond (Legion Media, Adamovich Nikolai / TASS, Anna Sorokina)
I tedeschi sono stati a lungo la seconda comunità nazionale più numerosa in città dopo i russi. E qui ci sono ancora molti luoghi e monumenti della loro ricca tradizione

Girando per San Pietroburgo, ci si imbatte spesso in vecchi cartelli in tedesco che indicano il livello raggiunto dal fiume Neva in varie piene, oltre ad altri segni della presenza tedesca nella vita della metropoli. Può sembrare strano, ma un tempo in città c’era un buon numero di persone di lingua tedesca. 

Un'indicazione vicino alla stazione metro Sadovaja

Da dove vengono i tedeschi a San Pietroburgo?

I tedeschi iniziarono ad arrivare in Russia a metà del XVIII secolo su invito dell’imperatrice Caterina la Grande, tedesca di nascita. Colonizzarono le terre deserte della regione del Volga e della Siberia meridionale e ancora oggi è possibile incontrare i discendenti di questi coloni. Molti si recarono anche nella capitale dell’Impero russo, San Pietroburgo. Tra di loro c’erano persone eminenti: Peter Simon Pallas, che scoprì il gatto più peloso al mondo e gli diede il suo nome; il fondatore dell’ingegneria elettrica Heinrich Lenz; l’ammiraglio ed esploratore Adam Johann von Krusenstern. A San Pietroburgo vissero per molti anni anche Otto von Bismarck, che all’epoca faceva il diplomatico, lo scienziato Heinrich Schliemann, che scoprì l’antica Troia e cosiddetto tesoro di Priamo, e l’esploratore, geografo e naturalista Alexander von Humboldt, che pubblicò opere sugli Urali e sulla Siberia. Secondo il censimento del 1897, sul milione di abitanti di San Pietroburgo più di 50 mila erano tedeschi; la comunità più numerosa dopo i russi. Occupavano alte cariche governative e nel campo scientifico, il che significa che erano persone molto in vista nella capitale. 

Lungoneva Angliskaja, 50. Qui nel 1859-1862 visse l'inviato prussiano Otto von Bismarck

I tedeschi hanno iniziato ad abbandonare la Russia all’inizio del XX secolo, e sia le guerre mondiali che le rivoluzioni hanno contribuito al loro esodo. Oggi sui cinque milioni di abitanti di San Pietroburgo il numero di tedeschi non supera le tremila persone, expat compresi… 

La Petrikirche e i suoi dintorni

Via Millionnaja

A San Pietroburgo c’erano quartieri popolati da persone che facevano lo stesso mestiere (ad esempio il quartiere dei vasai, dei fabbri, dei marinai…) e altri popolati da gente della stessa etnia. Per esempio c’erano la borgata (“slobodá”) greca, quella tatara e quella francese. La slobodá tedesca occupava gran parte del centro, dal Giardino d’Estate al Palazzo d’Inverno, e la sua via principale era la Millionskaja (nel 1738-1783 si chiamava Nemetskaja, cioè “tedesca”). Chi vi viveva manteneva le tradizioni, la lingua e la fede di origine.

La Petrikirche ieri e oggi

Il cuore del quartiere tedesco è la chiesa luterana di San Pietro e Paolo, risalente alla metà del XIX secolo, e oggi guidata dal pastore Michael Schwarzkopf, originario della Turingia. “Abbiamo una chiesa molto piccola, ma è il nostro orgoglio”, dice. “Oggi la congregazione è davvero ridotta: sono 500 le persone che frequentano la chiesa”, afferma Gerhard Reutter, membro della comunità. Gerhard fa visitare la chiesa agli interessati, li porta alle catacombe e al campanile – qui c’era una piscina in epoca sovietica – e gli interni restaurati sono davvero impressionanti. 

Un organo Willi Peter, 2017

La Petrikirche attira anche gli amanti della musica d’organo: il direttore musicale della chiesa (kirchenmusikdirektor), Sergej Silajewskij, invita artisti famosi e spesso siede lui stesso allo strumento (e suona anche musica antica europea in duetto con una balalaika!). “Abbiamo un organo ’Willi Peter’ degli anni Settanta che ci è arrivato nel 2017 dalla comunità dei tedeschi all’estero [Deutsche Gemeinde im Ausland], dalla Svezia”, racconta Sergej.

Diplomati alla Petrischule

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Proprio dietro la Petrikirche si trova la Petrischule, la prima scuola di San Pietroburgo. Tra i suoi celebri allievi figurano Modest Mussorgskij, il creatore dell’opera “Boris Godunov”, l’architetto di Peterhof Nikolaj Benois e il poeta Joseph Brodsky.

Annenschule

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Oltre a alla Petrischule, c’erano scuole presso l’Annenkirche (ora parrocchia dei finlandesi; mentre l’Annenschule è diventata un liceo fisico-matematico), presso la Chiesa riformata tedesca (negli anni sovietici l’edificio venne trasformato in un centro culturale in stile costruttivista) e presso la Chiesa di Caterina la Grande sull’Isola Vasilevskij. Qui, sull’isola Vasilevskij, si può vedere oggi la parte più significativa del patrimonio architettonico tedesco.

“Linee” al posto delle vie

L’isola Vasilevskij era originariamente occupata dalla sloboda francese, ma questo luogo era incredibilmente popolare tra i tedeschi di San Pietroburgo. La pianta dell’isola non è costituita da vie (“ulitsy”), ma da “linee” (“linii”). Il punto è che si pensava di scavare canali sull’isola come ad Amsterdam, ma i canali si rivelarono troppo stretti e pericolosi per le inondazioni e fu necessario riempirli di terra. Ma le loro “linee” si sono conservate. Tra l’altro, c’è un’altra città in Russia dove al posto delle vie ci sono le linee, ed è Marks (in onore di Karl Marx), nella regione di Saratov, l’ex capitale della regione tedesca del Volga. 

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Sulla linea 1, al civico 28, visse nel 1850-1860 l’archeologo tedesco Heinrich Schliemann, cittadino onorario di San Pietroburgo, lo scopritore dell’antica città omerica di Troia. Sulla linea 8 si trovava la fabbrica di pianoforti di Jakob Becker (dopo il crollo dell’Urss la produzione fu trasferita in Germania). 

Il museo-farmacia del dottor Aleksandr Poehl

Sull’Isola Vasilevskij sono conservate le più antiche strutture mediche di San Pietroburgo. In generale, i medici tedeschi erano così numerosi che un tempo queste parole erano praticamente sinonimi. Pietro il Grande aprì il Museo “Kunstkammer” (o “Kunstkamera”) sull’isola Vasilevskij, dove furono raccolti vari “scherzi di natura”, come feti deformati e altre mirabilia. Nel 1797, sull’isola fu aperto l’Istituto di ostetricia, che in seguito fu intitolato al russo tedesco Dmitrij Ott. 

L'inaugurazione del museo all'interno della farmacia Poel, 1983

Da questa parti c’è pure la ancora funzionante farmacia-museo del dottor Aleksandr Pel, la prima della città. Su Pel correvano voci che tenesse nella torre dello speziale dei grifoni e si occupasse di alchimia. Non è ancora chiaro se questo sia vero o meno: sta a voi risolvere i misteri della sua farmacia, visitandola.


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