Vladivostok: la città alla fine della Russia spiegata per bene

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Solo chi ha vissuto a lungo nell’Estremo Oriente del Paese, come l’autore di questo articolo, può entrare nei misteri di quella che chiamano la “San Francisco russa”, e capire fino in fondo i suoi abitanti

Non appena il bimotore turboelica Antonov An-24 su cui ero a bordo atterrò a Vladivostok, in una sera di primavera del 2003, l’equipaggio chiese a tutti i passeggeri di preparare il passaporto per un controllo da parte degli agenti della polizia. Sebbene si trattasse di un volo interno alla Russia, proveniente dall’Isola di Sakhalin, la polizia aeroportuale seguì rigorosamente il protocollo, che era una reliquia dei tempi sovietici, quando la città, per il fatto di essere il quartier generale della Flotta del Pacifico, era chiusa agli stranieri. Persisteva una vecchia ossessione per la segretezza e la sicurezza.

Proprio in quel momento in cui la città si stava aprendo agli estranei, sembrava fatiscente, nonostante mantenesse un fascino particolare in molte sue parti. Con le sue colline che offrono viste mozzafiato sull’Oceano Pacifico, la nebbia quasi quotidiana e i tram (ora quasi tutti scomparsi), alcuni ottimisti locali la chiamavano con orgoglio la “San Francisco russa”. La città era anche un po’ turbolenta, anche se lo scrittore statunitense Paul Theroux (1941-) ha un po’ calcato la mano nel descriverla nel suo libro “Un treno fantasma verso la Stella dell’Est” (2008). Però, certo, essere uno straniero in città all’inizio degli anni Duemila era come essere un elefante rosso! Non era facile reggere tutti quelli sguardi incuriositi e insospettiti. Tuttavia, nell’arco di una decina di viaggi compiuti in 16 anni, ho visto la città evolversi e formarsi un’identità completamente nuova.

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Vladivostok oggi è molto diversa da com’era nel 2003. Per cominciare, le sue infrastrutture sono migliorate a passi da gigante, e ora è una delle città più aperte e accoglienti del Paese. La città è stata persino uno dei primi posti in Russia a offrire ai cittadini di alcuni Paesi stranieri un visto elettronico in caso di visite brevi, fin dal 2017. Con gli immensi cambiamenti, tra cui due nuovi ponti sospesi che sono l’orgoglio dell’Estremo Oriente russo, alcuni cittadini hanno nostalgia dei vecchi tempi andati, molti altri vivono come se non ci fosse un domani, e la maggior parte delle persone vede i cambiamenti e la vita a Vladivostok in modo più leggero e divertente.

Le macchine giapponesi

Ogni anno, il 2 luglio, quando la città celebra il giorno della sua fondazione, un messaggio semi serio inoltrato fa il giro su WhatsApp e Viber, descrivendo la vita in città dal punto di vista locale.

Il primo punto in quel messaggio inoltrato è che la città ha più auto giapponesi di qualsiasi altra città in Russia. Questa non è un’esagerazione. In effetti, c’è un mercato speciale alla periferia della città chiamato Zeljonka o Zeljonyj ugol (“Angolo verde”), dove sono in vendita vari modelli di auto e jeep giapponesi. Queste auto, naturalmente, sono con il volante a destra, visto che in Giappone si guida a sinistra! Il messaggio menziona il fatto che i residenti di Vladivostok conoscono alla perfezione i marchi giapponesi e le loro caratteristiche tecniche. Il Toyota Land Cruiser è il fuoristrada preferito da coloro che guidano nelle terre selvagge del Territorio del Litorale (la regione in cui si trova Vladivostok). “Tutto quello che abbiamo in città viene dalla Cina, tranne le macchine; quelle vengono dal Giappone”, dice il messaggio.

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L’unica cosa che Vladivostok odia più delle auto di produzione nazionale sono i trasporti pubblici. Naturalmente, i giorni in cui le persone viaggiavano senza biglietto sui treni suburbani sono ormai lontani. Tram e filobus stanno lasciando il posto a strade più larghe e a più traffico di auto private, e si parla di una nuova autostrada in riva al mare! Per fortuna, però, l’affascinante funicolare della città rimane amata sia dai comuni residenti che dalle autorità.

Il tempo capriccioso e il mare

“Tutti gli abitanti odiano e allo stesso tempo amano follemente il clima”, dice il messaggio inoltrato. A differenza di altre parti dell’Estremo Oriente russo, a Vladivostok non nevica molto, ma non lasciatevi ingannare pensando che il clima sia mite. Anche nel giorno più caldo della città, puoi essere schiaffeggiato in faccia da una brezza agghiacciante. Ora, immaginate la stessa brezza in dicembre! I residenti di Vladivostok, però, prendono il meteo con filosofia e lo vedono sotto una luce più divertente.

Ecco un altro gioiello: “Puoi prendere il sole sulla spiaggia sotto il sole, improvvisamente essere inzuppato da una pioggia torrenziale e non avere abbastanza tempo per arrivare alla macchina prima che il sole sia già tornato”. Il tempo, anche per gli standard russi, è davvero imprevedibile. I miei amici del posto dicono poi spesso parolacce contro il “tumàn” (la “nebbia”) della città. La foschia può fare da guastafeste per molte gite in barca alle isole circostanti. Ma c’è chi la nebbia la ama,  soprattutto al risveglio, e non sopporta quando la giornata è serena e soleggiata fin dal mattino!

Uno degli abitanti più famosi della città è un uomo sulla cinquantina, che viene avvistato ogni mattina vicino alla baia dell’Amur. Anche nelle fredde giornate invernali, segue il suo rituale quotidiano di prendere il sole. In estate si tuffa persino. Evgenij Moskalev è un oggetto di attenzione e attrazione turistica a sé, e si è guadagnato due soprannomi: “l’uomo in perizoma” e “Lastockha” (“Rondine”). Il messaggio che arriva in occasione della festa cittadina dice: “Un uomo sconosciuto è rimasto fermo in un posto per più di nove anni e non ha fatto nulla”.

La gente di Vladivostok ha quello che gli estranei considererebbero uno strano rapporto con il mare. Quando un mio amico si è trasferito in città da Mosca, voleva un appartamento vista mare, e questo, a quanto pare, ha sorpreso il suo agente immobiliare! “Il mare è ovunque, tutto quello che devi fare è uscire… Perché vuoi vedere il mare da casa?”, gli ha chiesto l’agente! Il messaggio prende in giro lo strano rapporto che la città ha con il mare. “Molte persone vivono tutta la loro vita in riva al mare, ma non sanno nuotare e non vanno nemmeno in spiaggia”.

L’alto costo della vita e la Cina vicina

Gli abitanti di Vladivostok insistono sul fatto che la città abbia i prezzi degli immobili più alti in Russia dopo Mosca e San Pietroburgo, aggiungendo che un monolocale in città è più costoso di una villa in Thailandia. I bassi salari e l’alto costo della vita trovano anche loro spazio nel messaggio inoltrato e aggiornato ogni anno: “Lo stipendio medio è di 20.000 rubli al mese (circa 230 euro) e il costo medio di un’auto sulle strade è di 500.000 rubli (circa 5.700 euro).”

Eppure, i ristoranti raffinati della città nel centro e nel suo yacht club sembrano sempre essere pieni di giovani ben vestiti. Affrontando questo fenomeno, il messaggio dice: “La metà dei giovani non lavora da nessuna parte e non studia. Il modo con cui vivono così bene rimane un mistero”.

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I prodotti cinesi sono letteralmente ovunque in città, dai gadget elettronici alla frutta e verdura. I paralleli tra la città e la Cina sono cambiati negli ultimi anni, poiché quest’ultima continua a diventare più ricca. “La maggior parte delle attività commerciali è legata alla Cina e quasi tutti sono stati in Cina diverse volte”, aggiunge il messaggio. La svalutazione del rublo nel 2014 ha portato anche a un forte aumento dei turisti cinesi in città. “Una volta andavamo in vacanza noi in Cina per spendere poco, ma ora sono i cinesi a venire qui da noi”.

La rivalità con Khabarovsk

Tutti nell’Estremo Oriente russo ammirano Vladivostok. Beh, tutti tranne quelli che vivono a Khabarovsk, città 750 chilometri più a nord. (Prima di scrivere della grande rivalità tra le due città, dovrei rivelare che in realtà io stesso sono più una persona di Khabarovsk!). Il messaggio inoltrato dice: “Ogni residente è sicuro che Vladivostok sia migliore di Khabarovsk. Anche se, onestamente, nessuno ci crede”.

I residenti di Vladivostok (che nel 2018 ha “scippato” il titolo di capoluogo del Circondario federale dell’Estremo Oriente a Khabarovk) sono molto orgogliosi del fatto che ci sia una migrazione estiva di persone da Khabarovsk alle loro spiagge. Chi viene da fuori ama i due ponti sospesi che sono diventati dei punti di riferimento di Vladivostok. Ma le persone del posto ci scherzano su: “Questi turisti, per qualche strano motivo, stanno fotografando due ponti da nove anni”.

Quindi, cos’è di di Vladivostok che sorprende di più un visitatore abituale (nell’era pre-pandemica) come me? L’atteggiamento dell’abitante medio nei confronti del grande gruppo rock russo “Mumij Troll”, una delle cui canzoni più famose è proprio “Vladivostok 2000”! Il messaggio inoltrato ogni anno non è completo senza questa riga: “I Mumij Troll sono sopravvalutati!” Per molti fan del rock russo, questa affermazione sarebbe considerata un sacrilegio.


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