Khanty-Mansijsk: perché dovreste passare almeno un weekend in questa gelida città del Nord

Erwann Pensec
Il nostro intrepido avventuriero francese Erwann Pensec ha deciso di lasciare il caldo dell’ufficio per una gita tra le nevi di questa città siberiana, dove un tempo vivevano i mammut. E, a quanto pare, se ne è innamorato

Khanty-Mansijsk, città a mio parere ingiustamente sottovalutata dai turisti, 2.600 km a nord-est di Mosca, mi stava aspettando e, nonostante un benvenuto piuttosto gelido, il ghiaccio tra di noi si è sciolto quasi subito.

Si tratta del capoluogo del Circondario autonomo degli Khanty-Mansi (Jugra). La città ha circa 100.000 abitanti (sono più che raddoppiati negli ultimi vent’anni), e si trova sul fiume Irtysh, vicino alla confluenza nell’Ob.

Devo confessare che la mia intenzione era quella di visitare la città con le mille sfumature autunnali di giallo delle foglie. Non ho però prestato attenzione alle condizioni meteorologiche e al fatto che il Circondario autonomo degli Khanty-Mansi cade nella zona climatica dell’Estremo nord. Nella mia testa, all’inizio di novembre, avrei trovato tetti colorati e fogliame screziato che si mescolavano armoniosamente, ma quando sono arrivato la neve aveva già ricoperto tutto.

Al mattino presto, dopo un volo insonne di tre ore da Mosca, finalmente esco dall’aeroporto solo per ritrovarmi esposto alla furia degli elementi: un vento gelido e il silenzio della notte mi accompagnano a un autobus che dovrebbe portarmi in centro città in quindici minuti.

Sebbene il primo insediamento sia stato fondato qui più di 500 anni fa, è stato solo dalla metà del XX secolo che Khanty-Mansijsk ha iniziato a prosperare, grazie ai vasti giacimenti di petrolio e gas trovate in questa regione della Siberia occidentale. Non sorprende che le piccole case di legno siano oggi circondate da grandi palazzoni urbani, spesso variopinti, cosa comune per molte regioni a clima freddo. Grazie ai colori sgargianti le persone possono identificare meglio gli edifici nel corso delle tempeste di neve.

Sento che la mia missione di ricognizione è simile a una spedizione polare: i capelli mi si congelano per il freddo e mi si formano ghiaccioli sulla barba. Nonostante ciò, riesco ad arrivare al Museo etnografico all’aperto di Torum Maa.

Un passerella di legno mi conduce, attraverso una foresta di conifere, ad alcune tipiche costruzioni e installazioni dei popoli Khanty e Mansi che, un tempo, cacciavano, pescavano e allevavano renne.

Queste persone seguivano anche antiche tradizioni sciamaniche. Nel mezzo della pineta si trova un santuario che offre riparo a degli antichi idoli ed è pieno di nastri colorati.

La città è tagliata a metà dal Parco Naturale Samarovskiy Chugas. Decido di evitare il parco e di camminare lungo le rive del fiume Irtysh. Strizzo gli occhi, sfidando la bufera di neve e mi trovo di fronte a un paesaggio monocromatico: non c’è orizzonte, solo neve e una fitta nebbia.

Arrivo in vista del Drago Rosso, come lo chiamano qui. Questo ponte è considerato uno dei dieci più belli della Russia e offre una vista mozzafiato sulla zona circostante. Visto che il ghiaccio si sta formando sulle mie guance a causa di un forte vento, mi affretto a proteggere il viso.

Sfidando gli elementi, continuo il mio viaggio lungo i binari del treno e provo una sensazione di pura evasione. Ieri ero seduto in un ufficio caldo. Oggi sto vivendo una vera avventura nell’ambiente più inospitale. Fuggi dal comfort, rompi la routine!

All’improvviso, dal nulla, delle ombre gigantesche si stagliano sulla tela bianca dell’orizzonte, e mi trovo faccia a faccia con le creature simbolo della Siberia: un branco di mammut a grandezza naturale!

L’“Archaeopark” fa parte del Museo della Natura e dell’Uomo. Tra le cose da vedere ci sono sculture di diversi animali, che vivevano in questa regione diverse migliaia di anni fa. Il museo è considerato un simbolo della città ed è un’attrazione molto popolare. Sono rimasto a lungo a osservare quei giganti lanosi con timore reverenziale e mi sono persino dimenticato per un po’ del freddo pungente.

Accanto al parco archeologico ci sono diversi impianti sportivi di nuova costruzione: l’Arena Ugra, un complesso sportivo al coperto, un parco acquatico, nonché piste da sci per il biathlon, dove si sono svolti due Campionati del mondo di Biathlon, nel 2003 e nel 2011. Per questo motivo, Khanty-Mansijsk rivendica il titolo di “capitale sportiva” della Russia.

Dopo una lunga giornata a piedi, torno nel mio ostello, sfinito. Ma appena arrivo, il tatuatore Artjom, che ho incontrato ieri, sua moglie e un loro amico mi invitano a una serata fuori, che ora ricordo come una delle migliori che abbia mai avuto in Russia, almeno finora. Decidiamo di andare in slitta nella foresta, nel cuore della notte! Dopo quell’avventura, tante chiacchiere e alcune birre bevute assieme, i tre mi hanno invitato per una rimpatriata durante le vacanze di gennaio: ho dato loro la mia parola.

Durante il mio ultimo giorno a Khanty-Mansijsk, il tempo è assolutamente perfetto: il mio viaggio continua sotto un radioso cielo blu. La città è molto pulita e qui troverete molti edifici futuristici, come l’Accademia di scacchi. Qui si è anche tenuto più volte il Campionato mondiale di Scacchi. Nel Circondario autonomo degli Khanty-Mansi l’apprendimento di questo gioco è una materia obbligatoria nelle scuole.

Nel parco che vedete nella foto sotto, le betulle regnano sovrane e si può godere della bellezza della Siberia invernale.\

La piazza centrale sembra uscita da una fiaba e i bambini giocano ovunque con le slitte.

La Chiesa della Risurrezione di Cristo, che è stata costruita nel 1999, è bella sia dentro che fuori.

Seguo il percorso che parte dal complesso religioso a sud della città e incontro un monumento alla conquista della Siberia. Il leggendario Ermak e altri avventurieri iniziarono a esplorare queste terre orientali 400 anni fa.

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Poi mi dirigo verso una strana torre nascosta su una collina. È una costruzione piramidale, edificata nel 2003, per commemorare i primi esploratori di Jugra, il nome storico della regione di Khanty-Mansi.

La vista sulla città e l’orizzonte selvaggio è splendida. Per un secondo, non faccio fatica a immaginarmi nel deserto artico.

Un po’ più tardi, sulle rive dell’Irtysh, il sole tramonta, mettendo fine a un grande viaggio, da cui non mi aspettavo molto alla vigilia, ma che invece mi ha dato molte soddisfazioni. Questa città a misura d’uomo coperta di neve è stata comunque molto accogliente, e ha conquistato il mio cuore. Non vedo l’ora di tornarci, come ho promesso ai miei amici.

Proprio come gli esploratori russi del passato, Khanty-Mansijsk è stato lo scenario del mio primo viaggio oltre gli Urali, e spero che sarà solo l’inizio di molte altre avventure siberiane!

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