Tra sfarzo e memoria, i luoghi imperdibili di San Pietroburgo

Ivano Dei Giudici
Prosegue il viaggio “On the Road” della blogger Agnese Palma che ci porta nella Venezia del Nord alla scoperta di quei posti che sono stati testimoni dell’assedio di Leningrado, fino ad arrivare a Peterhof, la residenza estiva degli Zar

Leningrado fu protagonista una delle vicende più tristi ed insieme più eroiche della Seconda guerra mondiale, detto senza alcuna enfasi retorica: il lungo assedio da parte dell'esercito tedesco. Per novecento giorni, dall'8 settembre 1941 al 27 gennaio 1944 la città fu assediata ma non si arrese, organizzando anche la resistenza civile a fianco delle truppe dell'esercito. Il freddo, la fame e i bombardamenti ogni giorno portavano alle fosse comuni migliaia di morti. Cinema, teatri e caffè letterari rimasero aperti finché gli artisti erano in vita, per sostenere la popolazione in questa città di grande tradizione culturale. Durante l'assedio Shostakovich compose una sinfonia, detta appunto La Leningradese.

Il luogo delle fosse comuni dei 470.000 leningradesi morti durante l'assedio, tutti registrati, è stato trasformato in memoriale, il Cimitero memoriale di Piskarevo. "Qui riposano i Leningradesi... Nulla e nessuno è dimenticato", i versi della poetessa Olga Bergolc.

Scegliamo di rendere omaggio ai resistenti di Leningrado in una piazza poco fuori dal centro; qui non si affollano i torpedoni dell'Inturist (che esiste tuttora), Ploshchad Pobedy, piazza della Vittoria. Il nome da gioco del Monopoli non sminuisce la solennità dell'opera. Si entra all'interno di un grande cerchio di granito, spezzato a simboleggiare la rottura dell'assedio, dove al centro è collocato un gruppo bronzeo di donne che sorreggono due morti velati. Fiamme perenni ardono nel cerchio e viene trasmessa musica classica. Davanti al cerchio spezzato, ma fuori di esso, un obelisco di granito rosso alto una cinquantina di metri porta solo la scritta 1941-1945. Ai suoi piedi due giganti di bronzo che impugnano un fucile e un martello guardano lontano a testa alta. Ai quattro lati altri gruppi bronzei. Un seminterrato al di sotto del monumento ospita un piccolo museo memoriale, con reperti bellici e uno schermo che trasmette sfocati filmati presi durante l'assedio; solo la musica a commento, le parole non sono necessarie.

Anche i figli hanno diritto ad uno svago, quindi li portiamo a vedere un vero mammut! I ritrovamenti di mammut congelati nelle steppe siberiane hanno fatto molto parlare, negli anni scorsi. Oggi sembrano dimenticati, nelle mete popolari turistiche prediligono l'invadente fascino del potere, ma il bestione a zanne ricurve rimane uno spettacolo che entusiasma i ragazzini, e pure gli adulti; è stato fedelmente impagliato nella posizione di ritrovamento. Altri scheletri interi di mammut, di cui uno gigantesco, sono stipati uno accanto all'altro.
Il Museo di Zoologia dell'Accademia delle Scienze è ancora organizzato secondo una concezione ottocentesca, con le antiche vetrine in legno allineate e stipate di centomila animali impagliati o conservati nella formalina, molti di epoca presovietica. Austeri i cartelli esplicativi, riportano solo le ere geologiche e i phylum, tutto in cirillico e pochi in inglese, ma noi italiani qui siamo agevolati dal nome scientifico in latino. Con una riorganizzazione in uno spazio molto più ampio non avrebbe nulla da invidiare il famoso Natural History Museum di Londra.
È tempo di lasciare anche Leningrado e i suoi tanti, troppi luoghi che avrei voluto visitare: il monastero Nevskij e i suoi cimiteri, altri importanti musei, la Leningrado scientifica, i memoriali dell'assedio nella sua periferia.

Uscendo è indispensabile vedere Peterhof, il palazzo d'estate ed il suo parco, residenza estiva degli Zar. Ivano è titubante, giustamente non si entusiasma per le dimore regali come Versailles, il lusso più che affascinarlo lo irrita, ma dovrà darmi atto che in una giornata di sole le 225 statue di bronzo dorato della cascata grande di fronte al palazzo meritavano una visita. Gli interni del gigantesco palazzo, carichi di preziosi arredi e centinaia di quadri li saltiamo per la lunga fila senza un filo di rimpianto. Dopo il Palazzo d'Inverno con il lusso zarista può bastare così. In una giornata di sole e 25 gradi di temperatura il pezzo forte è il parco, progettato dall'immancabile architetto italiano con viali rettilinei e simmetrie: un canale di fronte alla reggia corre dritto al mare, nel golfo di Finlandia. Fontane in stili diversi e giochi d'acqua rallegravano le passeggiate della corte. Mio figlio riflette sul fatto che è nato per lo svago di pochi, mentre oggi migliaia di persone sono sparse per il parco e potrebbe contenerne ancora migliaia. Molti i turisti, ma moltissimi anche i russi, fidanzati e famiglie con bambini.
Per leggere le puntate precedenti del blog “On the Road”, cliccate qui:
Ermitage, dove Pietroburgo custodisce la storia
Do svidanya Mosca! Prossima fermata: Anello d’Oro
A Mosca! A Mosca! On the road fino alla capitale russa (e oltre)

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