A Mosca! A Mosca! On the road fino alla capitale russa (e oltre)

Ivano Dei Giudici
Tutti sono capaci di prendere un aereo e atterrare comodamente nella più grande città della Russia. Ma entrando via terra, in camper, si ha una percezione del tutto diversa del paesaggio circostante. Ce lo racconta Agnese Palma in questo suo incredibile viaggio su quattro ruote fino alla Terra dei Cremlini

Monumento al milite ignoto, Mosca. Fonte: Ivano Dei GiudiciMonumento al milite ignoto, Mosca. Fonte: Ivano Dei Giudici

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Quest'anno (il reportage di viaggio è stato scritto nel 2015, ndr) è stato il settantesimo anniversario della fine della Grande Guerra Patriottica, come viene chiamata dai russi la Seconda Guerra Mondiale. Il 9 maggio si sono tenute grandi e partecipate celebrazioni, la ricorrenza è molto sentita anche dai giovani. La notizia da noi è stata frettolosamente liquidata oppure fatta passare, anche dagli smemorati e smarriti intellettuali italiani come una nostalgica parata militare voluta dal "cattivissimo Putin" come esibizione di potere.

Che ci piaccia o meno, dovremmo imparare a guardare la realtà per com'è, senza tanta supponenza, e non per come vorremmo che fosse, e magari si riuscirebbe a capire qualcosa senza tifoserie e manicheismi.

Nei quattro anni di guerra in Russia ci furono oltre venti milioni di morti, civili e militari, su cento milioni di abitanti. Ciò vuol dire che quasi ogni famiglia ha avuto almeno un caduto: un padre, una madre, un fratello, oggi una nonna o un bisnonno. In tutti i posti che visiteremo o in cui transiteremo, ma proprio in tutti, troveremo manifesti e bandiere che ricordano il settantesimo, l'Ordine dei patrioti di Guerra (la stella smaltata che racchiude la falce e martello) legata con il nastro nero e arancio di San Giorgio. Molte macchine espongono ancora l'adesivo o hanno il nastrino nero-arancio legato all'antenna dell'autoradio. Le celebrazioni si sono tenute il 9 maggio e alla fine di agosto non un solo manifesto del settantesimo era imbrattato o strappato.

Tutti sono capaci di prendere un aereo ed arrivare nella capitale della grande madre Russia, Mosca, la terza Roma immensa, dai larghi viali intasati di traffico, ma entrando via terra si percepisce il cambio di dimensione: finisce la foresta, aumenta il numero dei veicoli, la strada diventa fino a cinque corsie e si dirama in viadotti intrecciati, spuntano grattacieli all'orizzonte. Alcuni vecchi condomini sovietici sono stati ristrutturati. Il parco macchine moscovita comprende grandi suv tirati a lucido, macchine tedesche e coreane, inossidabili vecchie Lada e Uaz, motociclette e sidecar storici che qui piacciono tanto.

Fuori dall'Italia possiamo registrare la scomparsa della Fiat. Fino ad una decina di anni fa se ne vedevano, sia utilitarie che le amate ed eleganti Alfa Romeo. Ormai coreane e tedesche coprono tutta la gamma. Solo in Polonia si vede qualche sporadica Panda.

Abbiamo prenotato un punto sosta dentro un centro sportivo, all'interno del parco Sokolniki, in buona posizione per il centro. È possibile usare le docce della palestra ma solo ad orari fissi, due ore la mattina e due il pomeriggio. La struttura, un blasonato centro di pattinaggio e hockey su ghiaccio, è anni Settanta ma funziona ancora.

In un paio di giorni si riempie di camper italiani: si tratta di due carovane, ovvero quei gruppi accompagnati da una o più guide che organizzano i viaggi nei posti difficili. Si stupiscono che siamo venuti da soli, noi ci sorprendiamo del contrario.

Siamo tutti all'interno di uno strano ampio parcheggio delimitato da un muretto di un metro e venti che ricorda una grande bagnarola, con aperture mobili in alcuni punti. Dopo tre giorni scopriamo che d'inverno è il campo di hockey su ghiaccio! Era veramente una bagnarola, d'inverno è piena di neve ghiacciata.

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