Do svidanya Mosca! Prossima fermata: Anello d’Oro

Agnese Palma
Il viaggio on the road della blogger Agnese Palma prosegue tra Suzdal a Vladimir, antiche città che conservano ancora oggi un autentico fascino ricco di storia e tradizioni

Fonte: Ivano Dei GiudiciFonte: Ivano Dei Giudici

È ora di lasciare Mosca con la consapevolezza di aver tralasciato molti altri luoghi meritevoli: musei e gallerie pieni di capolavori, la Torre dell’Università, Kuskovo, una serata al Bolshoj o al Circo, magari un giro al mercato di Izmajlovo. Sarà necessario tornare ancora.

Ci avviamo verso il giro dell'Anello d'Oro, ovvero quel gruppo di importanti monasteri posti lungo un virtuale diametro di circa settecento chilometri intorno Mosca.

Il più vicino e più importante è Sergiev Posad, una sorta di Vaticano ortodosso, un complesso monastico circondato da mura. Questi monasteri ortodossi sono fatti quasi tutti con lo stesso schema: la porta d'accesso con una piccola chiesa sopra, quasi fosse una torre, all'interno delle mura una cattedrale grande e altre minori, a volte la torre campanaria sempre isolata, edifici di abitazione dei monaci. È un tripudio di cupole di varia dimensione o altezza, dipinte nelle più varie colorazioni.

Fonte: Ivano Dei GiudiciFonte: Ivano Dei Giudici

La parte che apprezzo di più delle chiese russe è l'esterno. L'interno può essere più o meno ricco, coperto di affreschi, con l'iconostasi più o meno imponente, ma è un genere di pittura cristallizzata nei secoli. Ammetto in tutta onestà di non avere la raffinatezza di gusto e la competenza per distinguere se un'icona è stata dipinta dal grande maestro Andrej Rubliov o da un pittore di croste.

Quasi tutti i grandi monasteri storici furono nazionalizzati qualche anno dopo la rivoluzione, ed i più belli trasformati in museo pubblico. La proprietà di Sergiev Posad fu restituita ai monaci da Stalin nel dopoguerra come riconoscimento per aver contribuito alla resistenza contro gli invasori tedeschi. Gli altri monasteri sono tornati alle funzioni religiose dopo il 1991 (...).

Fonte: Ivano Dei Giudici Fonte: Ivano Dei Giudici

È affollato di turisti ma soprattutto di russi in gita o credenti, molto diversi da quelli di vent'anni fa. Allora avevano l'aspetto di poveri contadini; arrivai mentre era in corso una delle loro interminabili funzioni religiose, tutti bevevano l'acqua santa con lo stesso bicchiere di metallo e prendevano dei pezzettini di pane da una cesta in una sorta di comunione primitiva. Oggi nello splendente complesso monastico le donne girano ancora in gonna lunga e fazzoletto in testa, ma sono eleganti, colorate e sorridenti, si fanno i selfie sotto le cupole e fotografano i bambini davanti alle aiuole fiorite.

Compriamo e mangiamo con loro frittelle imbottite di cavoli o albicocche secche, beviamo kvas freddo. Un signore entusiasta delle mie tre parole di russo, regala un dolcetto a Natasha. I turisti raggruppati in mandrie li portano a mangiare nei ristoranti.

Vladimir e Suzdal sono molto vicine e molto diverse. Vladimir è una città industriale di oltre trecentomila abitanti, Suzdal è una città museo istituita dal governo sovietico, che negli anni Sessanta stabilì il divieto assoluto di nuove costruzioni in centro per farne un sito di conservazione storica e meta di turismo. A Vladimir la cattedrale della Dormizione è molto simile alla cattedrale dell'Assunzione nel Cremlino di Mosca, progettata dal Fioravanti proprio sulla base di questa di Vladimir (...).

Fonte: Ivano Dei GiudiciFonte: Ivano Dei Giudici

Suzdal è un viaggio indietro nel tempo. Visitiamo il suo Cremlino e il suo Museo all'apertura mattutina; contiene una completa aula scolastica di inizio novecento che diverte molto i bambini. Qui non ha importanza la singola chiesa in sé, ma tutta la cittadina, le sue case di legno colorate tra prati verdi. Su una collina ha sede il Museo all'aperto delle architetture in legno. Negli anni Settanta vennero spostate su quest'area alcune case rurali e chiese di campagna, mulini e botteghe provenienti da varie località della Russia, tutte costruite in legno secondo antiche tradizioni. Nel monastero di Sant'Eufemio, grande e circondato da mura, andiamo non per la chiesa ma per la curiosità di vedere quello che fu il carcere di Von Paulus, lo sconfitto di Stalingrado, che disubbidì all'ordine di Hitler di suicidarsi, si consegnò ai russi, scrisse pure un libro e morì di vecchiaia nel suo letto.

Ivano Dei Giudici
Ivano Dei Giudici
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Suzdal fu anche carcere di guerra per i prigionieri italiani in Russia: se ne trova una precisa descrizione nel libro "Noi soli vivi" di Carlo Vicentini. Mio padre era nella divisione Torino dell'Armir e fu fatto prigioniero dai russi la vigilia di Natale del 1942; non so dove fu portato (non lo sapeva nemmeno lui) prima del trasferimento in Asia centrale, ma dubito fosse qui perché questo era un carcere riservato agli ufficiali italiani. Nel piccolo museo si trovano alcuni disegni e foto d'epoca, ed un bronzetto donato dai Bersaglieri del Don nel 1993 in segno di amicizia.

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