Per 11 anni come un eremita nei boschi della Kamchatka

11 years in the Russian forest

11 years in the Russian forest

Shutterstock / Legion-Media
Lo avevano creduto morto. Invece per tutto questo tempo ha vissuto di funghi e bacche, nascosto tra i fitti alberi della penisola nell’Estremo oriente russo, per fuggire al servizio di leva

Un giovane di Taganrog - città situata nella regione di Rostov a 954 km a sud di Mosca - 12 anni fa, nel 2003, era stato chiamato a svolgere il servizio di leva dalla Russia Meridionale nella penisola della Kamchatka, a Viliuchinsk, una cittadella militare, nonché centro per pescatori. All’epoca aveva solo 19 anni. Aveva concluso solo metà del servizio, vale a dire un anno. E poi era fuggito. Dal momento che in base alla Costituzione russa la diserzione è considerata reato, era stata subito avviata un’indagine.    

In fuga nella foresta

Come hanno reso noto le forze di polizia della regione della Kamchatka, dopo qualche mese i parenti avevano identificato in un cadavere trovato in zona il corpo del giovane. E l’indagine era stata chiusa. Il cadavere dell’uomo identificato era quindi stato sepolto.

Il giovane era talmente spaventato dall’idea di essere catturato dalla polizia che non si era messo in contatto neppure con i parenti, continuando a vivere nella foresta. Desta meraviglia che non fosse intimorito dagli orsi e dagli insetti che abbondano in Kamchatka.

Aveva abbandonato il luogo dove prestava servizio, attraversando la baia di Avacha, sul cui versante opposto si trova Petropavlovsk-Kamchatsky e aveva deciso di stabilirsi nei suoi sobborghi nella foresta tra il villaggio di Nagornyi e il villaggio militare di Radygino.

Per vivere autonomamente aveva scavato a un chilometro e mezzo dall’autostrada una fossa e l’aveva coperta con tronchi e strati di terra, creando una sorta di ricovero a metà tra una casa e un rifugio sotterraneo. “Con materiali edilizi recuperati in vari luoghi l’uomo si è costruito un’abitazione, un ibrido tra un rifugio sotterraneo e una vera casa, priva dei servizi essenziali come l’acqua e il gabinetto. Tuttavia, nell’abitazione sono stati rinvenuti della biancheria da letto pulita, indumenti e altri oggetti d’uso quotidiano”, ha raccontato alla Tass Alla Ivanova, portavoce dell’ufficio stampa della Direzione generale della polizia della regione.

Arrangiarsi nella foresta

L’uomo è riuscito a trovare il modo di sbarcare il lunario anche in queste condizioni di vita, d’estate vendendo bacche e funghi che raccoglieva nel bosco e all’inizio della stagione della pesca al salmone lavorando come pescatore per i bracconieri che invadono i torrenti della Kamchatka in attesa delle uova. D’inverno si arrangiava invece raccogliendo rottami.  

L’uomo è stato ritrovato solo perché gli abitanti del villaggio più vicino a Radygino al distretto di polizia locale si erano lamentati della presenza minacciosa di un vagabondo. I tutori dell’ordine che erano andati ad arrestarlo avevano trovato una persona decorosamente vestita. A detta delle forze di polizia della regione, la sua condotta, al momento del fermo, è stata impeccabile. L’uomo ha riferito correttamente le proprie generalità, spiegando come mai viveva nella foresta e come si guadagnava da vivere. I controlli hanno dimostrato che si trattava effettivamente di un disertore e nell’archivio è stato rinvenuto un dossier del 2004 che lo riguardava. Le forze di polizia hanno trasmesso poi questi materiali al reparto investigativo militare.  

Ora l’uomo delle foreste riuscirà a salvarsi dalla prigione solo se in tribunale potrà dimostrare di aver disertato a causa delle “impossibili condizioni di vita”. Se non sarà in grado di provarlo, in base all’articolo del codice penale sul reato di “diserzione”, potrebbe scontare fino a sette anni di detenzione. Le sue peregrinazioni nella foresta non costituiranno un attenuante e l’uomo potrebbe essere incriminato per diserzione malgrado siano trascorsi già 11 anni. Di casi simili se ne contano ormai un buon numero e perciò quella di incriminare i disertori è ormai una prassi consolidata”, spiega un rappresentante della Procura generale militare; precisando che il procuratore militare dovrà rivolgersi al tribunale per contestare la sentenza sull’identificazione del disertore dato per morto poiché sono intervenute nuove circostanze. A tale scopo sarà necessario presentare dei documenti o portare in tribunale il disertore stesso.   

L’uomo di Taganrog ha raccontato ai poliziotti che a spingerlo alla fuga erano stati dei problemi famigliari, senza precisare però quali.

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