Da Bajkonur, il viaggio nello spazio di Samantha

L’astronauta italiana Samantha Cristoforetti durante un addestramento nella Città delle Stelle di Mosca, prima di partire per la missione Futura (Foto: Calogero Russo)

L’astronauta italiana Samantha Cristoforetti durante un addestramento nella Città delle Stelle di Mosca, prima di partire per la missione Futura (Foto: Calogero Russo)

Il rigore e la preparazione. Ma anche la creatività e la spensieratezza. Cresciuta nel mito di Gagarin, l’astronauta italiana Samantha Cristoforetti è partita dal cosmodromo in Kazakistan per una missione di sei mesi sulla Stazione Spaziale Internazionale

Poekhali! Andiamo! L’eco di quella che fu l’ultima parola pronunciata da Yuri Gagarin sulla rampa di lancio, all’alba del 12 aprile di 53 anni fa, rimbomba ancora nell’aria. Oggi però quell’urlo di gioia, che si perde nel boato dei motori della Soyuz in fase di decollo, è tutto per Samantha. Per lei che, al pari di Gagarin, regge il peso e l’onore di essere la prima: la prima donna italiana a volare nello spazio.

E la storia riparte proprio di qui. Dal cosmodromo di Bajkonur, in Kazakistan, la più vecchia e utilizzata base di lancio del mondo, dove Gagarin, l’uomo divenuto mito, portò l’umanità tra le stelle. Oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, il comandante Samantha Cristoforetti, astronauta dell’Agenzia spaziale europea, fa sognare nuovamente il cielo all’Italia. E lo fa passando per la Russia. “È tempo di andare. Ci sentiamo dallo spazio”, scrive alla vigilia del lancio, seguito in diretta streaming da milioni di persone.

 
Un'italiana nella Città delle Stelle
L'addestramento a Mosca
per la missione Futura

Dopo sei ore di viaggio, il 24 novembre, l’equipaggio della Soyuz, composto anche dal comandante russo Anton Shkaplerov e dall’ingegnere americano Terry Virts, raggiunge la Stazione spaziale internazionale, dove per sei mesi verranno condotti circa duecento esperimenti. Ad attenderli sulla Iss, il comandante Barry E. Wilmore della Nasa e i russi Aleksandr Samokutyayev ed Elena Serova. La missione“Futura” ha inizio. “Lo spazio? È molto meglio di come lo sognavo!”, dirà poi Samantha una volta arrivata a destinazione, a 400 chilometri di quota. Un traguardo raggiunto dopo mesi di estenuanti addestramenti, test e simulazioni, passati anche attraverso alcuni riti che, da quando Gagarin è entrato nella storia, accompagnano gli astronauti russi nel loro viaggio fino alla rampa di lancio. Prima della quarantena che pre- cede il count down, per esempio, l’equipaggio della missione Futura, così come vuole la tradizione, fa visita alla tomba di Gagarin in Piazza Rossa a Mosca, per un saluto intimo e quasi devoto a colui che ha spianato la strada verso lo spazio. Sotto il timido sole di una giornata di novembre, nel giardino dei cosmonauti nella Città delle Stelle, centro militare e di ricerca spaziale alle porte di Mosca, gli astronauti piantano il proprio albero. “L’ultima volta in cui ho piantato un albero ero in quinta elementare - dice il capitano Cristoforetti -. Oggi ero felice come quando avevo undici anni”. Nella notte che precede il decollo, poi, la visione del film sovietico “Il bianco sole del deserto” è d’obbligo: a quanto pare, la pellicola realizzata da Vladimir Motyl accompagna sempre l’ultimo sonno sulla terra di tutti gli astronauti della Federazione.

Cala il buio su Bajkonur. Alla vigilia del lancio Samantha posta per i propri fan un’ultima foto dal suo letto: “Chissà se al mio corpo mancherà o se gli piacerà dormire in assenza di peso”. A mezzanotte e un minuto ora di Mosca (le 22.01 in Italia) il count down arriva alla fine. “Il conto alla rovescia - si legge sul blog di Samantha, avamposto42 -, non inizia da 10, ma da 10.800 secondi: ovvero tre ore prima del lancio vero e proprio. Tradizione russa”. Ovviamente.

I motori quindi si accendono. Il razzo per un attimo scompare avvolto da una grossa nuvola di fuoco, e Samantha decolla verso lo spazio, sull’eco di quel “Poekhali! Andiamo!”, che risuona forte nel cosmodromo. Proprio come avvenne per Gagarin, 53 anni fa, all’alba di quel 12 aprile che cambiò la storia del mondo.

L'articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Russia Beyond the Headlines del 27 novembre 2014

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