Tre contadini russi che seppero farsi imprenditori miliardari

Fortepan (CC BY-SA 3.0); Russia Beyond
Ancora ai tempi della servitù della gleba, o poco dopo la sua abolizione (1861), questi uomini determinati, provenienti da umili famiglie, dimostrarono alla Russia nobiliare come il talento e il fiuto per gli affari non abbiano niente a che spartire con il sangue blu

Anche quando l’ex servo della gleba Pjotr Gubonin divenne incredibilmente ricco, ormai magnate delle ferrovie, continuò a vestirsi come un modesto mercante di Mosca. Pjotr Smirnov, il famoso uomo d’affari attivo nel settore dei superalcolici, assumeva solo persone in grado di mantenere fermamente la parola data, usando un trucchetto. Mentre Jakov Shchukin cambiò senza paura il suo settore di attività finché non ottenne ciò che voleva: diventare un celebre impresario teatrale. A volte gli ex contadini russi hanno mostrato un incredibile talento imprenditoriale!

1 / Pjotr Gubonin, il “re delle ferrovie”

Pyotr Gubonin ritratto da Ivan Makarov, 1860

Il “re delle ferrovie” russo, Pjótr Gubónin (1825-1894) nacque in una famiglia di servi della gleba della regione di Kolomna. Fin dalla tenera età, sorprese tutti con le sue capacità: imparando il duro mestiere di produrre macine per mulino in soli 5 anni. Diciassettenne, il ragazzo prodigio venne spedito a Mosca per lavorare agli ordini di Vasilij Jakovlev, una persona importante nel settore della lavorazione della pietra. Quando Jakovlev invecchiò, Gubonin ereditò i suoi contatti e contratti. Nel 1848, quando iniziò la costruzione di una strada da Mosca alla città di Brest (oggi in Bielorussia), Gubonin ottenne il diritto di costruire tutti gli edifici in pietra lungo questo asse di comunicazione (1.100 chilometri!).

Nel 1858 Gubonin poté riscattare se stesso e la sua famiglia dalla servitù della gleba (che sarebbe stata poi abolita nel 1861) e acquistò un mulino in pietra vicino a Mosca. Gli uomini di Gubonin erano dietro alla finitura delle pietre degli argini lungo il fiume Moscova, sui ponti e in alcuni edifici cittadini. Ma Gubonin raggiunse il massimo la sua fortuna quando entrò nel settore ferroviario. La ferrovia Mosca-Kursk, la Orjol-Vitebsk, la Lozovo-Sebastopoli, quella degli Urali, quella di Gornozavodsk (nella regione di Perm), quella del Baltico e altre ferrovie russe sono state tutte costruite con la sua partecipazione e con suoi fondi.

La casa di Pyotr Gubonin a Mosca, vicolo Klimentovskij 1

“Nessuno riesce a capacitarsi di come persone come Gubonin, che prima non aveva un centesimo in tasca e non aveva nessuna conoscenza di ingegneria, in due o tre anni diventino milionari”, scrisse il principe Vladimir Meshcherskij, un pubblicista del XIX secolo. Ecco come: persone alla Gubonin si buttavano immediatamente sul guadagno non appena vedevano l’opportunità. Ad esempio, una volta vicino a Tsaritsyn (la città che poi divenne Stalingrado e ora si chiama Volgograd), Gubonin vide un mulino di salgemma. Pochi anni dopo, era già non solo nel settore del commercio del sale, ma aveva iniziato a controllare una buona parte della produzione di sale della Russia. In seguito, Gubonin guadagnò anche con petrolio, carbone, tram e costruì anche un famoso resort in stile europeo a Gurzuf, in Crimea.

Nel 1872, Gubonin ottenne la nobiltà ereditaria e, nel 1875, il grado di Consigliere effettivo di Stato. Per esprimere la sua gratitudine all’imperatore Alessandro II, Gubonin gli regalò un costoso calamaio con la seguente iscrizione: “Da un ex contadino, ora per Sua grazia, Consigliere effettivo di Stato Pjotr Gubonin.” Apparentemente, l’imperatore apprezzò il regalo, poiché teneva sempre questo calamaio sulla sua tavola. Lo stesso Gubonin, tuttavia, che nel 1885 salì ulteriormente nella scala dei ranghi, diventando Consigliere segreto, non amava molto mettersi in mostra, e anche dopo essere diventato una delle persone più ricche della Russia e persino un nobile, si vestiva ancora come un qualsiasi mercante di Mosca, con una redingote dalle lunghe falde, stivali alti e un semplice cappello.

2 / Pjotr Smirnov, il “re della vodka”

Pyotr Smirnov

Pjótr Smirnóv non ha inventato nulla di nuovo né è stato lui ad avviare l’attività di famiglia, ma ha reso immortalare il suo cognome nell’industria della vodka, grazie al fatto che nelle pubbliche relazioni aveva capacità sorprendenti e nel fare impresa visioni non scontante. Pjotr nacque nel 1831 in una famiglia di contadini servi della gleba nella regione di Jaroslavl. Suo padre e i suoi fratelli maggiori avevano già un’attività che produceva alcolici e mentre Pjotr era ancora giovane, si erano già riscattati dalla servitù e vivevano ora da liberi.

Quando Pjotr, che iniziò come venditore nel negozio di suo fratello, aprì la sua piccola fabbrica di alcolici, scelse di seguire principi impopolari. Nel 1863 iniziò con soli 10-20 uomini, ma producendo un prodotto di prim’ordine. Il suo obiettivo era “produrre la migliore vodka con materie prime russe di prima classe e non risparmiare denaro per i macchinari più avanzati”.

Smirnov era anche furbo quando si trattava di assumere lavoratori. Al momento della firma del contratto la prima cosa che faceva era di offrire ai candidati di assaggiare la sua vodka. All’inizio, quasi tutti rifiutavano, ma spesso capitava che finito il colloquio di lavoro, a una successiva richiesta, alcuni decidessero di farsi un bicchierino o due. In quel caso, non venivano assunti, e non importa quanto fossero bravi, perché Smirnov voleva solo persone che mantenessero fermamente la loro parola!

L'ufficio di Pyotr Smirnov a Mosca

Smirnov basò i suoi impianti di produzione e stoccaggio in via Pjatnitskaja a Mosca, dove viveva anche lui, in un’imponente casa all’angolo. La raffigurò sulle etichette delle sue bottiglie di vodka, in modo che anche le persone non istruite (e ce n’erano molte nella Russia pre rivoluzionaria) sapessero che stavano comprando la vodka di Smirnov. Smirnov assunse anche “falsi acquirenti”: uomini che andavano in giro per i locali di Mosca e chiedevano la vodka Smirnov. I baristi alla fine dovettero ordinarla, perché pensavano che ci fosse una forte domanda per quel prodotto.

L'etichetta della vodka di Pyotr Smirnov

Nel 1886, quando la vodka di Smirnov era innegabilmente la più conosciuta in Russia, con oltre 250 uomini che lavoravano nella fabbrica, che aveva un fatturato annuo di milioni di rubli, Alessandro III assaggiò personalmente la vodka di Smirnov e la trovò eccezionale. Smirnov divenne quindi l’unico fornitore di vodka della Corte Imperiale. Verso la metà degli anni Novanta dell’Ottocento, Smirnov controllava oltre il 60 per cento del mercato degli alcolici nel Paese. La sua vodka venne servita anche alla cerimonia di incoronazione di Nicola II, nel maggio 1896. Smirnov morì nel 1898, lasciando oltre 15 milioni di rubli di eredità (una somma enorme;  all’epoca, lo stipendio di un ministro era di circa 1.500 rubli al mese) ai suoi figli, che continuarono gli affari del padre. Dopo la Rivoluzione, il figlio Vladimir rifondò all’estero il marchio “Smirnoff” (e qui vi spieghiamo perché in -off), celebre ora in tutto il mondo.

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3 / Jakov Shchukin, il “re del teatro”

Jakov Shchukin nel giardino dell'Ermitage

I russi hanno conosciuto per la prima volta il cinema grazie a un altro ex contadino, Jàkov Shchùkin. Shchukin nacque nel 1859 in una povera famiglia di contadini nella regione di Jaroslav. Erano così poveri che all’età di 14 anni, dovette lasciare la casa e andò a vivere e studiare presso il monastero Nikolo-Ugreshskij, vicino a Mosca, dopo di che divenne infermiere. Tuttavia, questo mestiere non gli piaceva molto, e Jakov preferì lavorare come semplice venditore di strada in uno dei giardini pubblici di Mosca.

Visto che gli affari andavano bene, Shchukin si trasferì e divenne il proprietario di un bar in uno dei famosi teatri di Mosca, il “Paradiz” (attivo ancora oggi come Teatro Majakovskij). La seconda metà del XIX secolo fu il periodo in cui l’industria teatrale fiorì in Russia. All’età di 30 anni, Jakov era ormai abbastanza ricco da affittare l’intero teatro e, in men che non si dica, passò dalla vendita di bevande all’essere un impresario a tutti gli effetti, invitando musicisti e cantanti d’opera europei a esibirsi a Mosca. Ma il suo risultato più noto è stato il giardino pubblico “Hermitage” di Mosca.

Shchukin aprì l’“Hermitage” nel 1894 in un lotto vuoto nel centro di Mosca, prospiciente via Karetnyj Rjad, dove venivano vendute le carrozze. Il territorio era disseminato di carrozze abbandonate e di loro pezzi. Shchukin ebbe bisogno di 50 mila carichi di carro per rimuovere tutta quella spazzatura. Ma quello che fece dopo fu sorprendente.

Il giardino “Hermitage” segnò molti record: il primo ad avere un sistema di irrigazione e il primo ad avere una propria centrale elettrica diesel per fornire l’illuminazione notturna. Shchukin era così sicuro del successo che spese tutti i suoi soldi per organizzare il giardino, tanto che, per stampare i primi manifesti teatrali, fu costretto a impegnare una pelliccia.

Il programma del Teatro dell’Hermitage, l’attrazione principale del giardino, era eclettico: operette, vaudeville, drammi, spettacoli di clown e persino alcuni contenuti osceni: un poster del 1908 diceva “Una farsa dalle vite intime delle attuali figure politiche del Medio Oriente e di Parigi”. In attesa dello spettacolo, gli ospiti del giardino potevano divertirsi sulle giostre del parco, sedersi in un ristorante o bere un tè al buffet e, in inverno, pattinare sul ghiaccio.

Il giardino dell'Ermitage, 1906

E per quanto riguarda il cinema? Il 26 maggio 1896, nel giardino di Shchukin, ai moscoviti fu proiettato il film “L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat” di Auguste e Louis Lumière (che dura meno di 50 secondi). La proiezione avvenne solo cinque mesi dopo la première del film a Parigi, e prima che venisse mostrato negli Stati Uniti!

L”“Hermitage” di Shchukin divenne innegabilmente il posto migliore di Mosca dove rilassarsi. Nel 1903, Shchukin invitò persino il leggendario mago Harry Houdini a esibirsi. “Sarà rinchiuso in una gabbia e fuggirà davanti al pubblico; poi gli sarà messa una camicia di forza, sarà infilato in una scatola di legno, che verrà inchiodata, ma in pochi istanti il prestigiatore sarà di nuovo libero!”, vantava con orgoglio la pubblicità della performance di Houdini a Mosca.

Il clima politico in Russia e in Europa, tuttavia peggiorò progressivamente dall’inizio del XX secolo. Ma l’astuto Shchukin aveva previsto quello che stava accadendo e, nel 1917, poco prima della Rivoluzione d’Ottobre vendette il suo giardino (che era ancora redditizio nonostante la guerra) e partì con la sua famiglia per la Crimea e poi, per Costantinopoli, dove morì nel 1926, risparmiandosi la nazionalizzazione dei beni e tutti gli orrori della Guerra civile. Fino ad oggi, il giardino di Shchukin è ancora un luogo popolare tra i moscoviti, e il monogramma del fondatore può ancora essere notato sugli edifici del giardino e sui lampioni vintage.


Come l’abolizione della servitù della gleba portò alla Rivoluzione Russa 

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