Perché i bolscevichi studiarono il cervello di Lenin? I misteri dietro la morte del leader

Aleksandr Kislov, Getty Images
Quando si spense, i medici sovietici estrassero il suo cervello per analizzarlo: i risultati di quegli studi sono ancora oggi top secret e lo resteranno fino al 2024. Quali misteri si nascondono dietro la morte del leader della Rivoluzione?

Questo quanto emerse il 21 gennaio 1924 dall'autopsia del corpo di Lenin: “Rispetto a quella destra, la parte frontale dell’emisfero sinistro è leggermente infossata. [...] Il cervello - senza la membrana - pesa 1,340 grammi. [...] Quando il cervello viene sezionato, i suoi ventricoli appaiono dilatati, specialmente quello sinistro, e contengono liquido”. 

Stando a queste parole, pare evidente che Vladimir Lenin avesse sofferto un danno cerebrale o comunque un problema fisico, almeno negli anni precedenti alla morte. Ma cosa successe esattamente? 

Una mente dalle capacità straordinarie 

Si possono avere opinioni diverse su Vladimir Lenin, ma è difficile mettere in discussione le sue eccezionali capacità intellettuali. Diplomato al Ginnasio Classico di Simbirsk con medaglia d’oro, scriveva fluentemente in inglese, francese e tedesco; parlava anche greco e italiano. Lo statista sovietico Aleksandr Schlichter (1868-1940), che aveva lavorato con lui, raccontò che Vladimir Ilich era in grado di scrivere un articolo di giornale per un’intera rubrica solamente in un’ora. 

Vladimir Lenin su una sedia a rotelle nella tenuta Gorkij, visibilmente colpito dalla malattia. Luglio-agosto, 1923. Questa è una delle ultime foto del leader sovietico

Il compagno di classe di Lenin, Aleksandr Naumov (1868-1950), lo definì “un’enciclopedia ambulante”, un uomo dalle “capacità eccezionali, con una memoria straordinaria, un’insaziabile curiosità scientifica e una produttività insolita”. 

E in effetti “l’obiettivo della sua vita” (la distruzione della monarchia Romanov e la creazione dell’URSS) venne da lui eccezionalmente raggiunto attraverso lunghi anni di attività clandestina, duro lavoro, propaganda, intrighi e speculazione finanziaria. Tutto ciò conferì a Lenin lo status di “mito” quando era ancora in vita. I bolscevichi e le persone che sostenevano le sue idee vedevano in lui una sorta di superuomo. E i medici vollero studiare il suo cervello per determinare le possibili ragioni di queste sue sorprendenti capacità.

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Gli studi sul cervello di Lenin

Non lontano dalla stazione ferroviaria Kurskaya di Mosca, nel vicolo Obukha, si trova l'edificio dell'ex Ospedale Evangelico Luterano, costruito nel 1903-1914 dall'architetto Otto von Dessien. L’edificio ospitava l'Istituto di Ricerca del Cervello dell'Accademia delle Scienze Mediche dell'URSS, oggi Dipartimento di Ricerca del Cervello del Centro Scientifico di Neurologia dell'Accademia Russa delle Scienze Mediche. Ed è proprio qui che è conservato il cervello di Lenin, separatamente dal suo corpo, imbalsamato nel mausoleo in Piazza Rossa.

Vladimir Lenin in sedia a rotelle nella tenuta Gorkij, Regione di Mosca, 1923

Subito dopo la morte del leader della Rivoluzione, il suo cervello fu posto in una soluzione di formalina e nel 1925 fu creato un laboratorio speciale per analizzarlo. Oskar Vogt (1870-1959), medico e neurologo tedesco, fu invitato a Mosca per fondare e gestire questo laboratorio.

Oskar Vogt, il neurochirurgo che ha studiato il cervello di Lenin

Il cervello di Lenin fu sezionato sotto la supervisione dello stesso Vogt. Secondo il rapporto finale, c'erano 30.953 sezioni, ognuna delle quali aveva uno spessore di 20 micrometri (0,02 mm).

Ma, nel 1928, dopo aver ottenuto una sola porzione del cervello di Lenin, Vogt lasciò Mosca e non fece più ritorno. Utilizzò il campione del cervello per alcune dimostrazioni durante le sue lezioni in Europa. 

Secondo lui, il cervello di Lenin si distingueva per “cellule piramidali molto grandi e numerose nel terzo strato della corteccia”. Tuttavia, più tardi fu chiaro che la citoarchitettura del cervello non ha nulla a che fare con le capacità intellettuali del suo proprietario. E così, dal 1932, la questione delle qualità fisiche del cervello di Lenin non venne più sollevata.

Nel 1969, Boris Petrovskij (1908-2004), ministro della Salute sovietico, scrisse in una nota al Comitato centrale del Partito comunista: “Il Ministero della Salute dell'URSS ritiene che, nonostante i risultati dello studio citoarchitettonico del cervello di Vladimir Lenin siano di grande interesse scientifico, non dovrebbero essere pubblicati”.  

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Di cosa è morto Lenin?

I primi segnali di una malattia neurologica si erano manifestati nel 1922, due anni prima della sua morte. Vertigini, svenimenti e insonnia, seguiti da debolezza alle braccia e alle gambe; infine, la perdita della parola. I medici ipotizzarono l'aterosclerosi (anche se Lenin era troppo giovane: all’epoca aveva appena 51 anni), o una lesione sifilitica.

Vladimir Lenin nella bara durante l'ultimo saluto alla Casa dei sindacati di Mosca

Tuttavia, i medici notarono anche un’eccezionale conservazione del suo intelletto: a volte, infatti, la malattia gli dava tregua, e così Lenin si rimetteva al lavoro nel Comitato Centrale, fino a quando, nel 1923, perse nuovamente la parola: da quel momento non tornò più al lavoro.

All'autopsia erano presenti 11 medici, ma il documento fu riscritto almeno tre volte. La diagnosi finale fu “aterosclerosi comune delle arterie con una lesione pronunciata delle arterie del cervello”. Ma non sono disponibili molte altre informazioni: i medici non rivelarono ulteriori dettagli. 

Il diario della malattia di Lenin, redatto negli ultimi due anni della sua vita dai tre medici che lo curarono, rimase “riservato” per i 75 anni successivi alla sua morte. Quando scadde il termine, nel 1999, la nipote di Vladimir Ilich, Olga Ulyanova, era ancora viva, e chiese che fosse prolungato di altri 25 anni, fino al 2024, anno del centenario della sua morte. 

L'ex Ospedale Luterano Evangelico di Otto von Dessien, che ospita l'Istituto del Cervello, dove è conservato il materiale cerebrale di Lenin

Il gerontologo Valerij Novoselov sembra essere l'unico medico ad aver lavorato su quei diari. Ma gli venne fatto divieto di fotocopiarli. Secondo Novoselov, Lenin sarebbe morto di sifilide cerebrale (negli anni Venti, la sifilide era molto comune in Russia, e poteva essere contratta non per contatto sessuale, ma per trasmissione da oggetti toccati o usati da chi era affetto dalla malattia). 

Tuttavia, Maks Nonne (1861-1959), uno specialista internazionale della sifilide cerebrale dell'epoca, che assistette Lenin durante l’ultima fase della sua malattia, scrisse che “non c'era assolutamente alcuna prova di sifilide”. Recentemente, Harry Vinters, Lev Lurie e Philip A. Mackowiak dell'Università della California hanno ipotizzato che il leader della Rivoluzione fosse morto per calcificazione arteriosa, causata dalla mutazione di un gene (un disturbo estremamente raro). Ma fino al 2024 non saranno possibili ulteriori indagini sulle cause della morte del leader.

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