La Siberia è la “patria dei mammut”, ma davvero potrebbero essercene ancora di viventi?

Aleksej Kudenko/Sputnik
La gran parte dei resti fossili ben conservatisi viene ritrovata in Russia, e così sono nate teorie secondo cui potrebbero essere rimaste in vita piccole comunità di questo grosso proboscidato nella taiga sterminata, ma gli scienziati sono molto scettici

In una delle parti più remote della Russia, nella vasta taiga siberiana, si possono percorrere centinaia di chilometri senza incontrare nessuno. Questi territori potrebbero ospitare mammut viventi ancora oggi?

Alcune persone in Russia credono che questo sia possibile. E diversi programmi tv dedicati all’ignoto conducono “indagini” su questo tema, mentre persone del luogo continuano a mettere in circolo di tanto in tanto storie di avvistamenti di mammut. Secondo una voce diffusasi negli anni Quaranta, dei piloti militari stavano sorvolando la fitta taiga della Jakuzia quando individuarono un piccolo branco di animali, molto simile a dei mammut lanosi. Nel 1978, una storia simile accadde a un gruppo di esploratori sul fiume Indigirka, in Jakuzia. Sostennero che una mattina presto avevano sorpreso una decina di mammut, che bevevano placidi sul fiume.

Questi resoconti, tuttavia, non sono altro che leggende metropolitane, come lo Yeti o il mostro di Loch Ness, secondo Nikita Zimov, ecologo russo e direttore del Parco del Pleistocene in Jakuzia, un progetto che mira a rilanciare l’habitat naturale dei mammut, l’ecosistema delle praterie della steppa subartica settentrionale, che esisteva qui migliaia di anni fa. Il sogno finale del parco è di vedere i mammut camminare di nuovo sulla Terra, quindi, è ovvio che Zimov sosterrebbe volentieri la teoria dei mammut viventi, se pensasse che questo fosse anche lontanamente possibile.

“Questa è una totale assurdità. I mammut nella terraferma dell’Eurasia si estinsero, o meglio furono spazzati via (dagli uomini), 9000 anni fa. Gli ultimi mammut hanno vissuto sull’Isola di Wrangel fino a 3.380 anni fa”, sostiene. “Inoltre, non esiste più una taiga siberiana inesplorata: negli ultimi 200-300 anni gli uomini l’hanno attraversata molte volte.”

Perché così tanti resti in Siberia?

Se uno vuole trovare fossili di mammut ottimamente conservati, la Russia è il posto dove andare!

Perché? Il permafrost nelle parti più settentrionali della Russia si adatta perfettamente al compito (e il mammut, dopo millenni nel ghiaccio, è come se fosse morto proprio ieri), e quando il gelo permanente si scioglie, per erosione delle sponde di un fiume o altri fattori naturali, finisce per esporre questi resti in ottimo stato, prima alla gente del posto e poi agli scienziati.

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Secondo il Museo del Mammut di Jakutsk, il 75% dei mammut conosciuti al mondo, e dei tessuti molli conservatisi, sono stati ritrovati in Jakuzia.

La presentazione di un giovane esemplare di mammut maschio imbalsamato a San Pietroburgo. I resti di questo mammut di 15 anni sono stati scoperti nell'agosto del 2012 sulla foce del fiume Enisej, nella penisola del Tajmyr,  e si stima che abbiano circa 30.000 anni

“I mammut vivevano nell’area che si estendeva dalla moderna Spagna al Canada [c’era un ponte naturale a nordest che collegava l’Eurasia al Nord America, all’epoca]. Laddove sia emersa come specie non lo possiamo dire, ma gran parte del suo habitat si trovava sul territorio dell’odierna Russia. Pertanto, non è un’esagerazione definire la Russia una sorta di ‘madrepatria dei mammut’”, dice Zimov.

Tuttavia, secondo lui, il numero di resti trovati in Russia non è un segnale rivelatore del fatto che questo territorio abbia ospitato la più grande popolazione di mammut del pianeta. Indica solo che i loro resti si sono molto meglio conservati qui, grazie al permafrost. “La densità della popolazione di mammut avrebbe potuto essere più elevata sul territorio dell’attuale Spagna, per esempio”, ritiene l’esperto.

I resti mummificati del mammut

È possibile clonare un mammut?

L’idea di riportare indietro il grande animale dal regno dei morti sembra allettante, ma gli scienziati russi non sono troppo coinvolti in quest’area della ricerca genetica, nonostante il Dna congelato venga quasi sempre riportato alla luce in Russia.

Secondo Zimov, ci sono tre squadre principali che sono più impegnate su questo obiettivo in questo momento: una guidata da George Church ad Harvard, una in Giappone e una in Corea del Sud. Tutti ci lavorano su dalla metà degli anni Novanta.

Il 75% dei resti di mammut ben conservati sono stati trovati in Yakutia

“Anche i nostri scienziati del Museo del Mammut di Jakutsk partecipano a questa ricerca, ma il loro lavoro è principalmente quello di trovare il materiale genetico e trasportarlo nei laboratori giapponesi o coreani”, spiega Zimov, aggiungendo che la genetica russa, come scienza, non si è sviluppata rapidamente come in altri Paesi.

Osserva che sui media si parla molto di più della clonazione dei mammut di quante siano le prove scientifiche della sua potenziale efficacia. “Sarei personalmente molto felice se potessimo vedere dei mammut nel nostro Parco del Pleistocene. Ma per ora, è come aspettare un miracolo”, conclude.


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