Dieci curiosità sull’Armata Rossa che vi sorprenderanno

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Lo sapevate che alcuni membri delle forze armate portavano una svastica sull’uniforme e utilizzavano cammelli da combattimento?

In epoca sovietica l'Armata Rossa celebrava la sua festa il 23 febbraio: fu proprio in quel giorno, nel 1918, che l'Armata Rossa sconfisse le truppe del Kaiser vicino a Narva e Pskov.

Il decreto sull'istituzione dell'Armata Rossa dei Lavoratori e dei Contadini fu approvato il 28 gennaio 1918, e inizialmente era questa data che doveva essere festeggiata. L’anno successivo, però, a causa di alcuni garbugli burocratici, le autorità non celebrarono il primo anniversario, e si decise di rimandare i festeggiamenti a febbraio.

Il copricapo di tessuto spesso, conosciuto come budenovka (dal nome del comandante Semyon Budyonny), divenne uno dei principali simboli dell'Armata Rossa. Secondo una teoria, questo modello fu disegnato nel 1918 e introdotto come parte dell'uniforme dell'Armata Rossa l'anno successivo.

Secondo un'altra teoria, le budenovka furono disegnate nel 1915, durante la Prima guerra mondiale: i soldati russi avrebbero dovuto indossarle durante la marcia vittoriosa per le strade di Istanbul e Berlino sconfitte. Tuttavia, la guerra prese un corso completamente diverso da quello che lo zar Nicola II aveva pensato. E i copricapi, che si stavano coprendo di polvere nei magazzini, vennero finalmente utilizzati. 

Le budenovke furono sostituite nel 1940 dopo la guerra sovietico-finlandese, perché si rivelarono inadeguate alle forti gelate.

Sembra quasi impossibile da credere, ma l'Armata Rossa portava il simbolo… di una svastica! L'antico simbolo ariano era uno degli elementi presenti sulle maniche delle divise dei calmucchi - di origine buddista -, che combattevano sul fronte sud-est contro le truppe dell'Armata Bianca di Anton Denikin. Come tale, la svastica fu usata nell'Armata Rossa fino al 1920.

All'inizio della Guerra Civile, l'Armata Rossa soffriva una grave carenza di armi e di uniformi. Per non parlare delle onorificenze militari! Prima che si diffondessero medaglie e ordini, il coraggio di soldati e ufficiali veniva premiato con orologi, stivali, selle e vestiario. Un soldato ricevette in dono addirittura una tabacchiera d'oro appartenuta all'imperatrice Caterina la Grande. 

L’Armata Rossa non ebbe ufficiali fino al 1943: il termine “ufficiale”, infatti, era indissolubilmente associato al movimento bianco, che i bolscevichi combatterono ferocemente durante la Guerra Civile. Al posto degli ufficiali, l'Armata Rossa aveva "comandanti", che si distinguevano non per le decorazioni sulle spalline (anch'esse vietate) ma per le insegne sui colletti e le cinture di servizio.

I ranghi degli ufficiali e le decorazioni sulle spalline furono ripristinati dopo l'importante vittoria nella battaglia di Stalingrado: si ritiene che Stalin volesse così associare l'Armata Rossa alla gloriosa storia dell'esercito russo prima della Rivoluzione del 1917.

Per un certo periodo l’Armata Rossa ha vantato tra le sue fila anche cammelli da combattimento: nell'estate del 1942, nella fase iniziale della battaglia di Stalingrado, vennero schierati a sostegno della 28a Riserva dell'Esercito nei pressi di Astrakhan.

Più di 300 cammelli vennero utilizzati per trasportare merci e artiglieria, affrontando lunghi viaggi dalle rive del Volga a Berlino. Secondo una leggenda, un cammello chiamato Grasshopper avrebbe sputato sul palazzo del Reichstag di Berlino. 

L’Armata Rossa raggiunse il numero massimo di uomini (11.365.000) all'inizio del 1945. Ma la debole economia sovietica non poteva mantenere un esercito così grande, e in tempo di pace - che si riteneva sarebbe arrivato presto - non vi era bisogno di una simile quantità di soldati.

Nei tre anni successivi alla Vittoria vi fu una grande operazione di congedo e nel 1948 il numero di soldati si ridusse a 2.874.000 persone. In quegli stessi anni non vi furono nuovi arruolamenti per il servizio militare, e i giovani venivano inviati a partecipare a varie opere di ricostruzione.

Nel 1946 l'Armata Rossa cambiò il suo nome ufficiale in Esercito Sovietico: secondo Stalin, la parola “sovietica” avrebbe dovuto consolidare nelle persone l’idea del socialismo, indispensabile per lo sviluppo del loro paese.

L'assedio più lungo nella storia dell'esercito sovietico avvenne durante la guerra in Afghanistan, e lo si ricorda ancora oggi come “lo stallo di Rukha". Per tre anni e dieci mesi, il 682° Reggimento Motorizzato rimase posizionato su un piccolo altopiano vicino al villaggio abbandonato di Rukha, nella Gola del Panjshir.

Circondati da montagne su tutti i lati, i soldati sovietici rimasero giorno e notte sotto il fuoco dei fucili e dei mortai nemici delle unità di Ahmad Shah Massoud, composte da 13.000 militanti.

Durante l'intero assedio, il reggimento, che fu ritirato dalla Gola del Panjshir nel maggio 1988, perse 386 uomini.

La più grande e impressionante esercitazione nella storia dell'esercito sovietico fu l'esercitazione Zapad-81, di cui vi abbiamo parlato qui. Coinvolse fino a 100.000 membri del personale di servizio, tra cui le Truppe di terra, l'Aeronautica Militare, le Truppe Aeree e la Marina. In termini di grandezza, l'esercitazione è paragonabile solo alle principali operazioni della Seconda Guerra Mondiale.

Zapad-81 doveva dimostrare ai Paesi della NATO che, anche senza l'uso di armi nucleari, l'esercito sovietico era in grado di sconfiggere la maggior parte delle forze nemiche in pochi giorni.

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