Perché il corpo imbalsamato di Stalin venne rimosso dal mausoleo?

Valeriy1960 (CC BY-SA 4.0), foto d'archivio
Per sette anni il georgiano fece compagnia a Lenin. Ma poi, la notte del 31 ottobre 1961 trenta agenti del Kgb portarono via la salma, dandogli normale sepoltura presso le mura del Cremlino

Il Mausoleo di Lenin è, in gran parte, una creazione di Stalin. Alla morte di Lenin, migliaia di membri del Partito Comunista accorsero da tutto il Paese per rendere omaggio al leader, la cui camera ardente si trovava temporaneamente nella Sala dei Soviet a Mosca.

Le delegazioni continuavano ad arrivare, e nel frattempo il corpo di Lenin iniziava a decomporsi. Fu allora che, sotto gli ordini diretti di Stalin, il corpo di Lenin fu imbalsamato e collocato nel Mausoleo. Venne fatto contro il desiderio di Lenin stesso, e nonostante le feroci proteste della sua vedova, Nadezhda Krupskaja. Inizialmente, venne costruito in tempi record un Mausoleo in legno e, successivamente, quello in granito, entrambi progettati dall’architetto Aleksej Shchusev.

Un ospite d’onore

Quando Stalin morì nel marzo del 1953, il suo funerale si trasformò in una pomposa e cupa cerimonia che paralizzò Mosca e portò alla morte di decine persone nella ressa. Dopo il funerale, anche il corpo imbalsamato di Stalin fu esposto nel Mausoleo.

Le lettere “Л-Е-Н-И-Н” (LENIN in cirillico) erano state scolpite su un monolite di labradorite nero da 48 tonnellate in cima al Mausoleo. Quindi, inizialmente, le autorità si affrettarono a coprirle di stucco e vernice nera per fare spazio e aggiungere la scritta “С-Т-А-Л-И-Н” (STALIN in cirillico) sotto “L-E-N-I-N”. Ma durante gli inverni rigidi, il gelo si formava sulla sagoma delle lettere originali, come per mostrare chi era il vero padrone di casa. La pietra originale con vernice scrostata fu infine sostituita con un nuovo monolite di  labradorite, che aveva entrambi i cognomi, nel 1960. Fu ordinato di distruggere l’originale, ma il comandante del Mausoleo, Konstantin Moshkov, conservò la pietra a rischio di esecuzione (e alla fine divenne un eroe per la sua audace “visione”).

Ora c’erano due sarcofagi e lo staff del Mausoleo raddoppiò, perché ora c’erano due mummie di cui occuparsi. Il corpo di Stalin sembrava molto più “lussuoso” di quello di Lenin: Stalin era nella sua uniforme da generalissimo, decorato con bottoni dorati e spalline e ordini statali al petto; Lenin era (ed è tuttora) nel suo abito civile nero, senza alcun premio o decorazione. Sembrava che Stalin, il discepolo, avesse fatto molto di più nella sua vita del maestro Lenin.

Una notte molto particolare 

Dopo la morte di Stalin nel 1953 e l’ascesa al potere di Nikita Khrushchev, i sovietici volevano prendere le distanze dal triste, totalitario passato. Al XX Congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica nel 1956, Khrushchev pronunciò il famoso discorso che denunciava le atrocità commesse da Stalin, il suo culto della personalità e la sua dittatura. Cominciò la destalinizzazione. La demolizione dei monumenti di Stalin iniziò in tutta l’Urss, ma con una certa lentezza, per non rischiare di fomentare le reazioni dei nostalgici. Divenne però chiaro che Stalin sarebbe dovuto essere portato fuori dal Mausoleo, perché aveva tradito le idee di Lenin.

La decisione finale fu presa al XXII Congresso del Partito Comunista. Fu fatto in modo che sembrasse una richiesta dei lavoratori di Leningrado, e fu espressa da Ivan Spiridonov, un funzionario del Partito, il 30 ottobre 1961. L’assurdità che circondava i due cadaveri si stava acuendo. L’ottantenne Dora Lazurkina, famosa discepola di Lenin e bolscevica della prima ora, disse persino che il giorno prima si era “consigliata” con la salma di Lenin. “Lo vedevo davanti a me come se fosse vivo, e mi ha detto: ‘Mi sento a disagio a stare accanto a Stalin, che ha creato così tanti problemi al Partito’”.

La decisione doveva essere attuata immediatamente: le autorità temevano che chi ancora sosteneva Stalin potesse intervenire, o addirittura ribellarsi. Così, il 31 ottobre, sotto la copertura della notte, il corpo di Stalin fu prima portato in un laboratorio situato sotto il Mausoleo e poi fuori dall’edificio, per essere sepolto vicino alle mura del Cremlino. 

Perché ad Halloween? È evidentemente una coincidenza. Ma il 30 ottobre, la Bomba Zar, il più potente ordigno all’idrogeno mai sperimentato, era stata fatta esplodere nell’arcipelago di Novaja Zemljà nel Mar Glaciale Artico. Quindi il giorno seguente, era la bomba a fare notizia, mentre la sepoltura di Stalin passò inosservata. Non ci furono proteste o altro, e l’operazione fu mantenuta segreta a prescindere. 

L’operazione segreta e la poesia di Evtushenko 

Il 31 ottobre, la Piazza Rossa fu chiusa per l’inizio dei preparativi per la parata che avrebbe avuto luogo il 7 novembre, in occasione dell’anniversario della Rivoluzione di ottobre del 1917. I lati del Mausoleo erano coperti con grosse intelaiature per le decorazioni della festa, quindi nemmeno i soldati che marciavano sulla piazza potevano vedere qualcosa.

Tutte le decorazioni e le medaglie vennero rimosse dalla giacca di Stalin; perfino i bottoni e le spalline dorate furono tolti. Circa trenta uomini del Kgb tra i più fedeli (e taciturni) furono coinvolti nell’operazione. I parenti di Stalin non erano presenti. Il suo corpo fu posto in una bara di legno, chiusa con chiodi, e la tomba venne coperta da una lastra di cemento. Stalin è l’unica persona che è stata sepolta vicino alle mura del Cremlino senza un funerale, una banda musicale o un saluto ufficiale.

La mattina dopo, il Mausoleo riaprì, ma con solo Lenin all’interno. Inoltre, durante la notte, il monolite originale con la sola iscrizione “L-E-N-I-N” era stato rimesso al suo posto. Il comandante Moshkov, che lo aveva preservato, aveva avuto ragione

Un anno dopo, il poeta sovietico Evgenij Evtushenko, pubblicò una poesia sul giornale “Pravda”. Si intitolava “Gli eredi di Stalin” e invitava il popolo sovietico a dimenticare per sempre il tiranno. Eccone alcuni versi:

И я обращаюсь к правительству нашему с просьбою:

Удвоить, утроить у этой плиты караул,

Чтоб Сталин не встал, и со Сталиным — прошлое. 

“E io, faccio appello al nostro governo con questa richiesta, / di raddoppiare, triplicare le sentinelle alla sua lapide/ perché Stalin non ritorni, e con Stalin, il passato”.

 

Tutto quello che ancora non sapete sul Mausoleo di Lenin 

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