I russi vedrebbero di buon occhio un ritorno dello zar e della monarchia?

Mikhail Tereshchenko/TASS
A Ekaterinburg, centinaia di migliaia di persone arrivano in pellegrinaggio sui luoghi del martirio della famiglia imperiale. Ma questo sembra avere poco a che fare con la politica

L’ultimo imperatore della Russia, Nicola II, sua moglie, i cinque figli, tra cui l’unico maschio, Aleksej, e cinque membri della servitù vennero fucilati dai bolscevichi, guidati da Jakov Jurovskij, il 17 luglio del 1918. Dopo l’esecuzione, avvenuta nello scantinato della Casa Ipatjev di Ekaterinburg, i loro corpi furono gettati in una fossa comune e parzialmente bruciati. Così, drammaticamente, venne messo il punto fermo alla storia plurisecolare della monarchia russa e della dinastia Romanov, che comandava il Paese dal 1613, quando era salito sul trono Michele I. Dal 1918 nessuno ha mai preso sul serio l’ipotesi di un ritorno della monarchia in Russia.

Eppure, ecco il paradosso: persino 101 anni dopo la sua uccisione, l’ultimo zar (che oggi è anche un Santo della Chiesa Ortodossa) è ancora popolare. Secondo una rilevazione statistica del 2018, i russi hanno di lui un’opinione migliore che di Lenin e Stalin.

Ma quanti sono i monarchici in Russia? 

Da questo si potrebbe dedurre che i russi sostengano la monarchia. Ma non è per niente così. Sono passati più di cento anni dalla fine dell’Impero, con in mezzo oltre settant’anni di comunismo, e quindi esperienze dirette di quei tempi non ce ne sono più. “Io fin dall’infanzia ero semplicemente appassionato di storia e pian piano mi sono avvicinato alle idee monarchiche”, aveva spiegato a Russia Beyond nel 2017 il diciottenne Alik Danieljan, uno di quelli che ai nostri giorni di definisce orgogliosamente “monarchico”. Alik gestisce il gruppo “Monàrkhija anklav” (“Enclave Monarchia”) su Vk, il più popolare social network russo, ed ha circa 14 mila iscritti.

Quando lo avevamo intervistato nel 2017, il tema della monarchia era di gran moda e creava forti conflitti. E questo non tanto per via del centenario della Rivoluzione d’Ottobre, quanto per la battaglia politica tra la deputata della Duma Natalja Poklonskaja (già primo procuratore generale della Repubblica della Crimea dal 2014 al 2016) e gli autori del film “Matilda”, una pellicola sulle relazioni erotico-sentimentali tra Nicola II e la ballerina Matilda Kshesinskaja. La deputata riteneva l’opera del regista Aleksej Uchitel “sacrilega” (visto che lo zar è venerato come santo dal 2000) e “una profanazione della memoria della famiglia imperiale”.

Come dimostrò un sondaggio, quelli come Alik, favorevoli in toto a un ritorno della monarchia, erano però, in Russia, solo l’8%. Il 19% si diceva possibilista, ma il loro sì dipendeva da chi si sarebbe voluto incoronare. Il 66% dei russi era invece categoricamente contrario alla fine dell’ordinamento repubblicano. Come fa notare il politologo Fjodor Krasheninnikov: “Dopo settant’anni di propaganda sovietica, oggi in Russia ‘monarchia’ è sinonimo solo di ‘dittatura assolutistica’ e non certo di qualcosa di paragonabile al concetto europeo di monarchia costituzionale”. E la stragrande maggioranza dei russi ritiene che il rovesciamento della monarchia “non sia stata una grande perdita per il Paese”.

Cosa ne pensano in Russia dell’uccisione della famiglia imperiale? 

I resti della famiglia imperiale sono stati riesumati e poi seppelliti con tutti gli onori nel luglio del 1998 (anche se le spoglie del principe Aleksej e di sua sorella Marija sono ancora oggi presso l’Archivio si Stato). Nel corso della cerimonia, il presidente Boris Eltsin disse che quella esecuzione era stata “una delle pagine più vergognose della nostra storia”. “Colpevoli sono sia quelli che hanno compiuto il misfatto, sia quelli che per interi decenni lo hanno giustificato”.

Ritiene che la fucilazione della famiglia imperiale sia stata la giusta punizione per gli errori dell’Imperatore solo il 3% dei russi. Nel 2000, la Chiesa Ortodossa russa ha canonizzato i membri della famiglia imperiale per la loro morte da martiri, e in seguito sono iniziati il fenomeno della venerazione da parte dei fedeli e i pellegrinaggi nei luoghi sacri: la chiesa di Ekaterinburg costruita sul luogo dove in passato sorgeva la Casa Ipatjev, sede dell’esecuzione, e Galina Jama, la località dove i cadaveri furono frettolosamente bruciati e interrati. Nel 2018, per il centenario dell’uccisione, qui sono arrivati oltre 100 mila fedeli da tutta la Russia e anche da Ucraina, Francia, Gran Bretagna, Usa, Nuova Zelanda e altri Paesi. Molti di loro hanno pregato per una notte intera, stando in ginocchio sull’erba o sul duro asfalto e non pochi piangevano.

 

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Ma che rapporto ha questo fenomeno religioso con la monarchia? Alcuni storici e sociologi ritengono nessuno. “A Ekaterinburg, dove si sono tenuti i principali eventi legati al centenario, i Romanov sono stati venerati dai pellegrini come santi, senza collegamenti con la politica o l’ideologia”, ha scritto Ala Creciun Graff, dottoranda in Storia russa all’Università del Maryland. La canonizzazione ha trasformato i Romanov da simbolo politico a simbolo religioso, di fede. E una delle condizioni della canonizzazione era proprio non utilizzare i Romanov nella battaglia politica dopo averli fatti santi. 

Dove sono adesso gli eredi dei Romanov? 

I membri della dinastia Romanov ai nostri tempi sono tantissimi. Sono principalmente diffusi nell’Europa Occidentale e negli Stati Uniti e sono gli eredi di quattro figli dell’imperatore Nicola I (1796-1855). La sorella di Nicola II, per esempio, Ksenija Aleksandrovna (1875-1960) si era stabilita a Frogmore House, circa un chilometro a Sud del castello di Windsor, dove ora vivono il principe Henry e Meghan Markle. Ma in realtà, anche se il trono russo ancora esistesse, nessuno degli eredi dei Romanov avrebbe il diritto dinastico di occuparlo (e qui vi abbiamo spiegato perché). 

Ciononostante, i membri della famiglia si recano abbastanza spesso in Russia, soprattutto in occasione degli anniversari dell’esecuzione, e sostengono apertamente la politica del presidente Vladimir Putin. “Noi per principio non prendiamo parte a nessuna forma di lotta politica”, ha dichiarato la granduchessa Marija Vladimirovna Romanova, Capo della Casa Imperiale di Russia (un’organizzazione, registrata in Svizzera, che riunisce la gran parte dei Romanov). Ha anche fatto sapere che la Casa Romanov è contraria alla restituzione dei beni e non ha rivendicazioni sulle proprietà che appartennero agli antenati, né ha intenzione di chiedere compensazioni economiche dal bilancio pubblico russo. Suo figlio, il granduca Georgij Mikhajlovich Romanov, dal 2008 al 2014 ha occupato una carica ufficiale all’interno dell’organigramma di Nornickel, gigante russo dell’estrazione e della metallurgia: era consigliere del direttore generale e rappresentava gli interessi della compagnia nell’Unione europea.

 

Quanti Romanov sopravvissero al Terrore Rosso un secolo fa? 

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