Il tentato golpe di un ufficiale sovietico che ispirò “Caccia a Ottobre Rosso”

Sputnik
Era il 1975 quando Valerij Sablin si impossessò di una grande fregata a Riga con l’intenzione di puntare su Leningrado. Riteneva che l’Urss di Brezhnev e della stagnazione avesse tradito gli ideali di Lenin, e che fosse necessaria una nuova rivoluzione. Lo fucilarono pochi mesi dopo

Il 9 novembre 1975, la Russia visse un evento straordinario che non vedeva da oltre 50 anni: un tentativo di rivoluzione. Il comandante di terzo rango (nella Marina sovietica e poi russa equivale al grado di Capitano di corvetta in quella italiana) Valerij Sablin prese il comando di una fregata anti-sottomarino della flotta del Baltico e dichiarò che la leadership sovietica non seguiva più la dottrina di Lenin e che il Paese aveva disperatamente bisogno di un cambiamento di corso radicale.

La nave da guerra ribelle lasciò il porto di Riga e iniziò il suo viaggio verso Leningrado, da dove Sablin progettava di lanciare una grande rivoluzione che avrebbe scosso l’intero enorme Paese.

Perché lo fece?

Nella sua famiglia, Valerij Sablin era la terza generazione di ufficiali della Marina. Era stato uno studente molto diligente presso la Scuola navale superiore di Leningrado, spesso elogiato dai suoi insegnanti e rispettato dai compagni di classe, che notavano il suo acuto senso della giustizia.

Tuttavia, la carriera da ufficiale che segue ciecamente gli ordini non faceva per Sablin. Era desideroso di comprendere e analizzare i processi politici in corso nel suo Paese. E molte cose non gli piacevano affatto. Sablin decise che l’Urss aveva bisogno di una trasformazione radicale.

L’ufficiale Nikolaj Cherkashin, collega di Sablin, ha ricordato: “Pensava sempre globalmente… Voleva comprendere in profondità i fenomeni sociali. Era un politico di natura.”

Valerij Sablin non aveva mai avuto paura di esprimere apertamente le sue opinioni. Nel 1962, all’età di soli 23 anni, scrisse una lettera a Nikita Khrushchev con la richiesta di “liberare il partito comunista dai sicofanti e dagli elementi corrotti”. La sua intera carriera era in gioco, ma Sablin fu fortunato a essere solo rimproverato.

Questo scandalo non gli impedì di entrare all’Accademia politica militare Lenin. Invece di comandare una nave da guerra, Valerij Sablin scelse di diventare un ufficiale politico, responsabile dell’educazione ideologica della truppa.

Nel 1973, il capitano Valerij Sablin fu nominato ufficiale della nuova fregata anti-sottomarino di classe Burevestnik “Storozhevoj”, la migliore nave della flotta sovietica del Baltico. Sablin decise che questa nave da guerra sarebbe stata la piattaforma perfetta da cui condividere le sue idee con il Paese.

Rivoluzione tradita

Durante i due anni di servizio sulla Storozhevoj, Valerij Sablin parlò con l’equipaggio e condivise i suoi pensieri con loro, alla ricerca di alleati. Nel novembre del 1975, quando l’Unione Sovietica celebrava il 58° anniversario della Rivoluzione, Sablin decise che era giunto il momento.

L’8 novembre, Sablin isolò e rinchiuse il capitano della nave, convocò gli ufficiali e fece un discorso. Disse che la leadership sovietica aveva cessato di seguire gli ideali di Lenin e che il Paese era impantanato nella corruzione e nell’incompetenza.

“La grande Russia dovrebbe essere lo stato leader del mondo, non un Paese affamato guidato da Breznev”, disse, aggiungendo che il Paese aveva bisogno di una nuova rivoluzione.

Gli ufficiali che si rifiutarono di unirsi a Sablin furono arrestati e rinchiusi insieme al capitano. Successivamente, Sablin pronunciò lo stesso discorso ai marinai.

“È giunto il momento di portare giustizia. Il nostro atto è solo un piccolo impulso che porterà a un enorme successo”, disse.

Il marinaio Aleksandr Shein, che divenne il principale aiutante di Sablin, in seguito testimoniò: “Il suo discorso ci aveva enormemente motivati. Tutto ciò che avevamo segretamente discusso fra di noi veniva improvvisamente dichiarato a voce alta, ufficialmente. Ognuno di noi si sentì orgoglioso”.

Ben presto il comando della Marina sovietica fu informato sulle richieste di Sablin: garanzie per la fregata e l’equipaggio, un’occasione quotidiana di esprimere le sue opinioni via tv e radio, e la possibilità di corrispondere e tenere incontri personali con la popolazione.

La nave da guerra lasciò Riga e si diresse verso Leningrado con l’intenzione di andare ad ancorarsi accanto al simbolo della rivoluzione russa, la corazzata Aurora

Quando Leonid Brezhnev seppe quello che era successo, diede l’ordine di distruggere la fregata. Se Sablin avesse condotto la sua nave nelle acque territoriali svedesi, le attrezzature e le armi top secret sarebbero potute cadere nelle mani dei Paesi occidentali. La leadership sovietica non poteva permetterselo.

Fine del Don Chisciotte sovietico

Nove navi della flotta del Baltico salparono per intercettare quella di Sablin. Inoltre, uno squadrone di bombardieri Yak-28 apparve presto sopra la fregata. Bastò un solo colpo per risolvere la situazione.

Dopo che una bomba colpì la nave, l’equipaggio si rese conto che sarebbero stati tutti uccisi. I marinai arrestarono Sablin e liberarono il capitano e gli altri prigionieri, e informarono il comandante della Marina che la nave era sotto il loro controllo.

Aleksandr Shein venne condannato a otto anni di carcere. Mentre Valerij Sablin aspettava il verdetto, si ritrasse come Don Chisciotte che lotta contro i mulini a vento.

Il 3 agosto 1976, Valerij Sablin fu condannato per tradimento della nazione e giustiziato. Nel 1994, l’accusa è stata commutata in crimini militari e condanna a dieci anni, ma gli è stata negata una riabilitazione post mortem.

Ufficialmente, il tentativo di Sablin fu dichiarato un tentativo di fuggire in Svezia. Tom Clancy fu ispirato da questa storia, che divenne la base per “Caccia a Ottobre Rosso”. 

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