Quali confini di Stati stranieri difendono le guardie di frontiera russe?

I.Sverida/TASS
Il corpo celebra cento anni di storia, durante i quali è stato impegnato in battaglie cruciali ai tempi della Seconda guerra mondiale, delle scaramucce con la Cina e del conflitto afgano. Ma oggi aiuta anche altri Paesi a garantire la loro sicurezza

Con il lancio dell’Operazione Barbarossa, il 22 giugno 1941, le guardie di frontiera sovietiche furono le prime a subire il devastante attacco lampo delle truppe tedesche e dei loro alleati. La Wehrmacht aveva pianificato di annientare la resistenza delle guardie di frontiera sovietiche in soli 30 minuti, ma la maggior parte di loro resistette per diversi giorni, permettendo alle unità dell’Armata Rossa di prepararsi per la lotta in modo più appropriato.

Il 2 luglio 1941, tutte le guardie di frontiera sul fronte sovietico-tedesco furono coinvolte nella protezione della retroguardia delle armate sovietiche. Mentre l’esercito sovietico si precipitava verso ovest e liberava definitivamente il territorio del Paese, le truppe di frontiera riportarono i confini sotto controllo.

Dopo la Conferenza di Teheran (28 novembre – 1º dicembre 1943), nella capitale iraniana si tenne un torneo di calcio in onore dello scià Mohammad Reza Pahlavi. L’Unione Sovietica era rappresentata dalla squadra del 131° Reggimento Fucilieri delle truppe di confine. In finale incontrarono i professionisti britannici dell’Arsenal e riuscirono a vincere per 1 a 0, portando la coppa in Unione Sovietica.

Le truppe di frontiera hanno i loro eroi, il più noto dei quali è Nikita Karatsupa. Durante oltre 20 anni di servizio è riuscito a catturare 338 persone che cercavano di attraversare illegalmente la frontiera e ha eliminato 129 spie e sabotatori. Mentre lavorava nel Vietnam del Nord nel 1957-1961, come membro della missione militare sovietica, contribuì molto allo sviluppo delle truppe di frontiera di quel Paese.

Fino agli anni Sessanta, le guardie di frontiera utilizzavano attivamente i piccioni viaggiatori. Ogni unità che svolgeva una missione di pattuglia prendeva sempre con sé due piccioni per le comunicazioni di emergenza.

La prima dura prova per le guardie di frontiera sovietiche dopo la Seconda guerra mondiale fu lo scontro con le truppe cinesi sull’Isola Damanskij (Zhenbao) nel 1969. Come risultato del duro combattimento con le forze nemiche, nettamente superiori, la parte sovietica perse 58 uomini. Le perdite cinesi sono ancora top-secret, ma valutate in diverse centinaia.

Dopo che l’esercito sovietico entrò in Afghanistan nel 1979, il Cremlino comprese la necessità di rafforzare i 1.500 chilometri di confine sovietico-afgano. Fu deciso non solo di aumentare le guardie di frontiera sul lato sovietico, ma di inviare diverse unità di guardie di frontiera in Afghanistan, dove proteggevano i convogli, e dove parteciparono a operazioni militari contro i mujaheddin insieme alle truppe regolari.

Le truppe di frontiera russe proteggono non solo i confini della Russia, ma anche quelle di Paesi stranieri su richiesta dei loro governi. Nel 1992-2005, ad esempio, hanno prestato servizio in Tagikistan. Al giorno d’oggi, diverse pattuglie russe proteggono i confini abkhazi e oltre 4.500 guardie di frontiera sorvegliano i confini dell’Armenia con la Turchia e l’Iran.

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