L’uccisione dei Romanov: un caso ancora aperto

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Quasi un secolo fa a Ekaterinburg, negli Urali, veniva fucilata la famiglia reale. Dieci curiosità su una vicenda dai contorni ancora oscuri

È passato quasi un secolo dalla fucilazione della famiglia reale russa. Una vicenda che nasconde ancora oggi molte luci e ombre. Vediamo quali.

1 Le indagini non sono ancora state chiuse

Il luogo dove sono stati rinvenuti i resti della famiglia Romanov dopo la fucilazione a Ekaterinburg, 1992. Fonte: Anatolij Semyokhin/TASSIl luogo dove sono stati rinvenuti i resti della famiglia Romanov dopo la fucilazione a Ekaterinburg, 1992. Fonte: Anatolij Semyokhin/TASS

Il caso è stato riaperto nel 2015 su richiesta della Chiesa ortodossa russa, che desiderava ottenere conferma sull’identità dei resti. Nel 2000 poi vennero canonizzati.

I resti dello zar Nicola II, di sua moglie Aleksandra Fiodorovna e dei loro tre figli, così come della servitù, vennero scoperti nel 1991 nei pressi di Ekaterinburg, dove vennero fucilati il 17 luglio 1918. I resti del principe Aleksej e della principessa Maria vennero scoperti solo nel 2007, non lontano da quello dei loro familiari.

2 Il marito della regina Isabella coinvolto nelle indagini

La regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord Elisabetta II in visita ufficiale a San Pietroburgo. Fonte: Aleksej Varfolomeev/RIA NovostiLa regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord Elisabetta II in visita ufficiale a San Pietroburgo. Fonte: Aleksej Varfolomeev/RIA Novosti

Nonostante i dubbi della Chiesa ortodossa, l’identità dei corpi è stata confermata dopo una serie di test realizzati all’inizio degli anni Novanta sia in Russia sia all’estero. Secondo l’investigatore capo Vladimir Soloviev per una delle analisi venne prelevato sangue dal Duca di Edimburgo, marito della regina Isabella II: si tratta di un lontano parente della zarina Aleksandra Fiodorovna.

3 I resti dello zarevich Aleksej e di sua sorella non sono ancora stati seppelliti

Il corteo che accompagna la bara dello zar Nicola II alla Cattedrale di Pietro e Paolo di San Pietroburgo. Fonte: Igor Mikhalev/RIA NovostiIl corteo che accompagna la bara dello zar Nicola II alla Cattedrale di Pietro e Paolo di San Pietroburgo. Fonte: Igor Mikhalev/RIA Novosti

Nel 1998 venne realizzato un funerale di Stato nella Fortezza di Pietro e Paolo a San Pietroburgo dove vennero interrati Nicola II, Aleksandra Fiodorovna e i loro tre figli. Alla celebrazione partecipò Boris Eltsin. Dopo la riapertura delle indagini, i resti vennero esumati nel 2015 per prelevare campioni di DNI. Nell’ottobre scorso il Patriarca Kirill aveva dichiarato che i risultati sarebbero stati resi noti in poco tempo, ma per il momento non sono stati sotterrati i resti dello zarevich Aleksej e nemmeno della sorella Maria, ancora a disposizione di un archivio statale.

4 La famiglia reale abbandonò la capitale sotto la bandiera giapponese

Da sinistra, le granduchesse Anastasia e Tatiana Nikolaevna, figlie dello zar Nicola II. Fonte: TassDa sinistra, le granduchesse Anastasia e Tatiana Nikolaevna, figlie dello zar Nicola II. Fonte: Tass

Dopo l’abdicazione durante la rivoluzione di febbraio, la famiglia reale trascorse l’ultima estate nella propria residenza a Tsarskoe Selo, prima di essere mandati in esilio a Tobolsk, in Siberia. Dopo l’ultima insurrezione dei bolscevichi, in ottobre, le nuove autorità disposero il loro trasferimento a Ekaterinburg, negli Urali. Quando la famiglia reale abbandò Tsarskoe Selo a bordo di due treni, viaggiò sotto la bandiera giapponese, cammuffata come se facesse parte di una missione della Croce Rossa per evitare un possibile linciaggio.

5 La ragione ufficiale della fucilazione fu l’arrivo dei nemici dei bolscevichi

Lo zar Nicola II prima della fucilazione a Ekaterinburg, luglio 1918. Fonte: Global Look PressLo zar Nicola II prima della fucilazione a Ekaterinburg, luglio 1918. Fonte: Global Look Press

Durante l’epoca sovietica venne dichiarato ufficialmente che l’ordine di esecuzione venne dato dal soviet regionale degli Urali, il quale sostenne che l’uccisione fu necessaria per l’imminente arrivo del Reggimento Cecoslovacco, composto da prigionieri della Prima guerra mondiale che si erano ribellati contro i bolscevichi nel 1918.

Anche il governo sovietico parlò di una cospirazione contro-rivoluzionaria che aveva l’obiettivo la liberazione del monarca. Fino a quel momento non sono state trovate prove di questa possibile cospirazione anche se i cecoslovacchi presero la città otto giorni dopo la fucilazione della famiglia reale.

6 Mosca non aveva autorizzato l’esecuzione

Gruppo di bolscevichi sul luogo dove venne presumibilmente interrato il corpo dello zar, 1934. Fonte: foto d’archivioGruppo di bolscevichi sul luogo dove venne presumibilmente interrato il corpo dello zar, 1934. Fonte: foto d’archivio

Le indagini realizzate dopo il crollo dell’Urss dimostrarono che l’assassinio dell’ultimo zar e della sua famiglia venne organizzato dalle autorità locali del soviet degli Urali. Non vi sono prove documentate che dimostrino che Lenin o altri leader sovietici volessero eliminare lo zar.

7 I corpi vennero sotterrati due volte

L’esecuzione dello zar Nicola II e della sua famiglia a Ekaterinburg. Fonte: Mary Evans Picture Library/Global Look PressL’esecuzione dello zar Nicola II e della sua famiglia a Ekaterinburg. Fonte: Mary Evans Picture Library/Global Look Press

La fucilazione avvenne nella cantina della Casa Ipatiev per opera di un plotone comunista. Coloro che scamparono al primo attacco (alcune pallottole rimbalzarono contro uno strato di oro e diamanti che portavano nascosto tra i vestiti) vennero finiti a colpi di baionetta. Successivamente i corpi vennero portati fuori città e gettati in una miniera. Ma per evitare che i corpi potessero essere trovati e riconosciuti, li gettarono in una fossa comune e li sfregiarono con dell’acido.

8 Ufficialmente non si conosceva il destino della famiglia reale

La stanza della casa Ipatiev a Ekaterinburg dove venne fucilata la famiglia dello zar, 1918. Fonte: Mary Evans Picture Library/Global Look PressLa stanza della casa Ipatiev a Ekaterinburg dove venne fucilata la famiglia dello zar, 1918. Fonte: Mary Evans Picture Library/Global Look Press

Le autorità sovietiche comunicarono solo la morte dello zar Nicola II. Per un po’ di tempo infatti la posizione ufficiale fu che gli altri componenti della famiglia erano stati allontanati da Ekaterinburg e che, nel caos della guerra civile, si perdettero le loro tracce.

9 Nessuna reazione

I Romanov sul tetto della casa di Tobolsk dove vennero mandati in esilio prima di essere trasferiti a Ekaterinburg, dove vennero fucilati, 1918. Fonte: Ria NovostiI Romanov sul tetto della casa di Tobolsk dove vennero mandati in esilio prima di essere trasferiti a Ekaterinburg, dove vennero fucilati, 1918. Fonte: Ria Novosti

In quel momento il popolo russo a malapena reagì alla morte dello zar. Nicola II non godeva infatti di grande popolarità. Secondo gli storici, dopo la caduta della monarchia le nuove autorità salite al potere ricevettero svariate lettere in cui si chiedeva l’esecuzione dello zar.

10 Un luogo di pellegrinaggio

Yakov Yurovskij, incaricato della fucilazione della famiglia dello zar. Fonte: Getty ImagesYakov Yurovskij, incaricato della fucilazione della famiglia dello zar. Fonte: Getty Images

Yakov Yurovskij, incaricato della fucilazione, affermò di aver sparato contro lo zar. E nel 1920 fu proprio lui ad aver portato a Mosca i gioielli appartenuti alla famiglia reale. La casa Ipatiev, dove venne fucilata la famiglia reale, venne demolita nel 1977 e al suo posto venne eretta la Chiesa del Sangue Versato, oggi luogo di pellegrinaggi.

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