L'oro selvatico della Baschiria

Arriva dalla Baschiria il miele più pregiato e costoso del mondo (Foto: PhotoXPress)

Arriva dalla Baschiria il miele più pregiato e costoso del mondo (Foto: PhotoXPress)

Parliamo del miele più costoso al mondo, della sua produzione e dei cacciatori che portano avanti un'antica tradizione

Il miele selvatico è il più costoso del mondo. È prodotto dalle api mellifere selvatiche, direttamente nelle cavità degli alberi. La Baschiria è l’unico luogo al mondo in cui la raccolta del miele selvatico viene praticata ancora oggi, come se fosse un vero e proprio mestiere.

Per chi vuole diventare cacciatore di miele

La riserva di Shulgan-Tash è situata sulle pendici meridionali degli Urali. La natura montagnosa del luogo protegge le foreste dallo sfruttamento industriale. Per fare volontariato nella riserva di Shulgan-Tash cliccare quiPer prenotare un “tour del miele”: Telefono: +7 (34755) 3-35-41, Fax: +7 (34755) 3-37-21, Indirizzo: 453585, Repubblica della Baschiria, Burzyanskij Rayon, villaggio di Irgizly, ulitsa Zapovednaya, 14, E-mail: mec.kapova@mail.ru

L’antica pratica della “caccia al miele” è iniziata a scomparire con l’introduzione dei primi alveari artificiali e delle arnie. In tempi antichi però l’uomo raccoglieva il miele direttamente dalle cavità degli alberi, in cui erano alloggiati gli sciami di api selvatiche. Questa tecnica primordiale viene praticata ancor oggi in Baschiria, dove, al fine di salvaguardare le api selvatiche e l’antica professione del “cacciatore di miele”, è stata creata la riserva naturale di Shulgan-Tash.

Un vero “cacciatore di miele” è una ricca fonte di conoscenze e competenze. Sa se per le api è stata una buona annata, ciò di cui hanno bisogno, e se è arrivato il momento di raccogliere il miele e quanto raccoglierne. Non saccheggia mai gli alveari, si preoccupa sempre di lasciare un po’ di miele anche per le api, in modo che riescano a passare l’inverno. Inoltre cerca di non interferire troppo nella loro vita, che è molto ben organizzata, in modo che producano un miele delizioso.

L’attività di raccolta ha luogo nella foresta, pertanto i raccoglitori di miele devono possedere le abilità di un autentico cacciatore. Devono, per esempio, saper leggere le tracce: le martore e gli orsi sono famosi per essere ghiotti di miele. Il pericolo di imbattersi in un orso esiste ancora oggi; gli alveari sono sparsi nei territori della riserva naturale, dove gli animali selvatici si sentono liberi e a proprio agio.

“Cerchiamo sempre di verificare quanto reale sia la minaccia di un orso”, racconta Ramazan, un cacciatore di miele. Ha imparato le tecniche del mestiere dal padre, il primo a dedicarsi alla raccolta del miele nella riserva di Shulgan-Tash, e ora le sta insegnando al figlio. “Se un orso fiuta un alveare selvatico con il miele, non si placa finché non lo ha trovato. Dobbiamo fare qualcosa al riguardo. Ottenere una licenza di caccia è molto difficile, pertanto abbiamo messo delle trappole... Ovviamente ci dispiace molto. Ma dovendo scegliere tra un orso e una colonia intera di api… L’orso distrugge l’alveare intero e le api muoiono”.

Foto: RIA Novosti

Confezioni di miele della Baschiria (Foto: RIA Novosti)

“Gli unici a comportarsi peggio degli orsi, sono le persone: i ladri di miele rastrellano tutto. Per raggiungere la cavità con il miele, sono persino capaci di abbattere un albero. Fortunatamente sono rari i casi in cui succede: non è semplice trovare gli alveari sparsi per il bosco”.

Sapore di libertà

La differenza principale tra il miele selvatico e quello prodotto in un’arnia è che nel “confezionamento” del miele selvatico l’uomo non interferisce in alcun modo. Come tutti sanno, il miele è il prodotto della digestione del nettare dei fiori nell’organismo delle api mellifere. Tutte le api del mondo lo producono nello stesso modo. Tuttavia vi sono delle differenze significative che contraddistinguono le api selvatiche da quelle addomesticate.

La vita delle api negli alveari è regolata dall’uomo, il cui scopo è raccogliere, in una stagione, quanto più miele possibile da ciascuno sciame. Le api domestiche riempiono incessantemente i favi di miele che viene raccolto più volte l’anno, come in una catena di montaggio. Le api selvatiche, invece, non sentono alcuna pressione imposta su di loro dall’alto. Scelgono da sole il posto in cui costruire il loro nido e lo costruiscono utilizzando materiali completamente naturali. Tutto ciò richiede molto più tempo, ma il risultato è un miele naturale, ricco di proprietà benefiche, enzimi, vitamine, aminoacidi e, persino, ormoni. Inoltre, il contenuto di cera e polline nel miele selvatico è maggiore di quello prodotto in un apiario.

Il miele selvatico viene raccolto solo una volta l’anno, all’inizio di settembre, quando è già bello maturato, e non secondo il nostro parere umano, bensì di quello delle api stesse, che iniziano a sigillare i favi in vista dell’inverno.

“Quest’anno non abbiamo avuto un’annata molto buona, per via del clima arido e dell’ondata di parassiti”, afferma il direttore della riserva di Shulgan-Tash, Mikhail Kosarev, anche lui, in passato, un “cacciatore di miele”. “Pertanto siamo stati costretti a nutrire alcuni sciami per evitare che le api morissero. A tal fine, abbiamo montato un contenitore con sciroppo di zucchero, fuori o dentro le cavità legnose”.

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Le case delle api

Le api selvatiche sono creature ribelli, è impossibile costringerle a occupare una cavità in particolare. L’uomo può solo aiutarle nella scelta del nido, rendendo quella determinata cavità la più attraente della zona.

“Si trattava di una vera e propria cultura!, - ricorda Mikhail Kosarev. - Prima di tutto il nonno sceglieva un albero vecchio di 150 anni, con la corteccia spessa e compatta, tagliava la cima e vi posizionava un tamga, un simbolo tribale, che indicava che l’albero era occupato. Venivano lasciati passare 50-70 anni, dopodiché il nipote preparava la cavità che avrebbe ospitato l’alveare. Poi non si faceva altro che aspettare un altro paio di anni finché non si seccava…”.

Oggigiorno, questa tradizione è quasi del tutto scomparsa e pertanto si utilizzano vecchi alveari o si realizzano alveari artificiali con ceppi e tronchi di albero, dove le api possono nidificare tranquillamente, come in una casa con tutti i confort.

Foto: Itar-Tass

La raccolta del miele (Foto: Itar-Tass)

Gli alveari selvatici della Baschiria sono sparsi su un vasto territorio che include il parco nazionale della Baschiria, la riserva naturale di Shulgan-Tash e il parco di Altyn Solok (“L’alveare d’oro”), situati a diversi chilometri di distanza. Con un’estensione di 220 km2, la riserva naturale di Shulgan-Tash ospita circa 400 alveari, ma solo duecento sono effettivamente abitati da api: in totale, si ha una concentrazione di due alveari per chilometro quadrato. Per i cacciatori di miele, ovviamente, non è facile lavorare in simili condizioni, ma ci sono anche dei vantaggi: la distanza protegge le api non solo dai ladri, ma anche dalle malattie infettive.

Il miele più caro del mondo

Tutti questi sforzi vengono profusi per ottenere un unico risultato finale: la raccolta del miele. In un certo senso, si tratta dell’apoteosi del lavoro del “cacciatore di miele”. In un solo giorno, possono essere raccolti tra i 15 e i 25 chili di miele. Il miele selvatico viene conservato a lungo, e quanto più lontano dal luogo di raccolta viene venduto, tanto più elevato sarà il suo prezzo. Oggi, il miele selvatico è il miele più costoso del mondo.

Nei negozi della riserva o nel villaggio di Starosubkhangulovo, non lontano dal parco di Altyn Solok, un chilogrammo di miele costa 50 euro. A Mosca, i prezzi “pungono”, come le api selvatiche: dai 120 ai 200 euro al chilogrammo.

Dal 2013, la riserva organizza “tour del miele”: i turisti possono visitare la foresta e vedere come i “cacciatori di miele” raccolgono questa sostanza dorata e la depositano in appositi barattoli.

Un chilogrammo di miele acquistato durante il tour costa un po’ di più: 60 euro, ma il prezzo include anche il trasporto verso il luogo di raccolta, la guida, un pasto, servito nelle classiche gavette, e soprattutto la possibilità di vedere un antico mestiere che ha aiutato più di una generazione di baschiri a sopravvivere. Non per niente, nel folclore locale il ruolo dello sciocco veniva interpretato sempre da colui che aveva molti capi di bestiame, ma pochi alveari.

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