L’esplosivo (e lacunoso) dossier su Trump e l’ombra delle bufale

Il neoeletto Presidente americano Donald Trump. Las Vegas, Usa, giugno 2016.

Il neoeletto Presidente americano Donald Trump. Las Vegas, Usa, giugno 2016.

: Reuters
Secondo l’opinionista Vladimir Mikheev, l’elenco di accuse secondo cui il Cremlino avrebbe manipolato Donald Trump dimostrerebbe che esiste una strategia diffamatoria della comunicazione, portata avanti in Europa da chi vuole interrompere il dialogo con Mosca

Il dossier, della lunghezza complessiva di 35 pagine, compilato da non ben identificati funzionari dell’intelligence britannica, che, come viene riferito, avrebbero collaborato con gli avversari politici di Trump, contiene delle accuse in merito a relazioni private e finanziarie di Trump che potrebbero potenzialmente danneggiare il Presidente neoeletto degli Usa. 

Le accuse fanno riferimento, per esempio, a documenti su presunte dichiarazioni dei redditi di Trump di cui Mosca sarebbe in possesso. La rivelazione di simili voci diffamatorie sulla sua ricchezza potrebbe risultare devastante per la sua reputazione e i suoi affari.  

Il dossier include anche delle congetture sul volume degli interessi di Trump in Russia e squallide ipotesi su filmati in possesso dell’intelligence russa “che riprendono Trump durante un’orgia mentre soggiornava in Russia”. Un “sex tape” che potrebbe essere usato per ricattare il Presidente Usa.

Quelle rivelazioni lacunose

Michael Cohen, legale della Trump Organization, secondo quanto si dice nel rapporto, avrebbe incontrato a Praga dei rappresentanti del governo russo. Ma lo stesso Cohen ha mostrato, a questo proposito, una scansione del suo passaporto con in calce una nota che recita: “Non sono mai stato a Praga in vita mia”.

Inoltre, in un’intervista pubblicata sul sito europeo di Politico, ha dichiarato che “l’intero rapporto appare lacunoso e impreciso” e che “non ha mai incontrato nessun rappresentante russo, né del Cremlino, e non è mai stato in Russia”

Zack Beauchamp, su Vox news, ha alzato un gran polverone mettendo in prima pagina una notizia intitolata “Rapporto esplosivo della Cnn: la Russia potrebbe essere in possesso di informazioni scabrose su Trump” e ha alluso a presunti debiti che Trump avrebbe contratto “con oligarchi russi e con le banche controllate dal Cremlino e dai servizi di sicurezza russi”.

Beauchamp ha poi concluso il suo racconto in modo eloquente: “Per essere chiari non ho motivo di credere che nessuna di queste teorie sia attendibile, né siamo in grado di dire se il rapporto dei funzionari dell’intelligence britannica, l’unico che l’Intelligence Community abbia finora rintracciato, sia davvero accurato”, ha detto.

Politico rileva inoltre che “i dettagli di queste rivelazioni restano torbidi e tutti da verificare”.

L'ombra delle bufale

Le ragioni che hanno spinto Ben Smith, il direttore di BuzzFeed, a pubblicare il dossier di accuse potrebbero essere alquanto discutibili. Smith si è preso la briga di motivare la sua decisione di pubblicare la vicenda in una nota al suo staff: “Così gli americani potranno fare le loro valutazioni”.

Tuttavia, Smith ha ammesso che affinché le accuse siano provate devono essere riportare le dichiarazioni dei testimoni chiave ora “silenziate” (non è noto da chi) e che alcune asserzioni sono “potenzialmente non verificabili”.

È stato rivelato che dei reporter di BuzzFeed News hanno investigato negli Usa e in Europa su queste dichiarazioni senza riuscire a comprovarle o a confutarle

Se è così, che vantaggio potrebbe trarre il pubblico negli Stati Uniti e altrove da asserzioni non verificate?

Il “torbido” dossier (come l’ha definito Politico) non rientra quindi nella ormai tanto vituperata categoria delle “bufale”?

La campagna diffamatoria e il processo di pace a rischio

L’intento degli spin doctor vicini all’amministrazione uscente sembra essere quello di gettare un’ombra sulle priorità di politica estera delineate dal Presidente neoeletto.

Quattro opinionisti di Politico (Eli Stokols, Shane Goldmacher, Josh Dawsey e Michael Crowley) individuano correttamente la finalità della pubblicazione nell’obiettivo di “fornire foraggio ai detrattori che sperano in questo modo di bloccare la politica di riavvicinamento con la Russia prevista da Trump”.

L’agenda di politica estera alternativa di Trump dovrebbe essere incentrata sul dialogo con Mosca. Il fulcro del suo programma contrasta con l’indefinita dottrina di guerra dell’amministrazione Obama che si è materializzata alla fine nelle 26.171 bombe lanciate nel solo 2016 (72 bombe al giorno, tre all’ora), retaggio della presidenza Bush e inspiegabilmente potenziata dal programma droni della Cia denominato “Uccidere a distanza” da Medea Benjamin, co-fondatore di Codepink.

Dipingendo Trump come un burattino manovrato dal Cremlino o come un cliente fidato che deve dei favori agli oligarchi russi, si vuole minare la sua legittimità e limitare le sue chance di “reset” delle relazioni con Mosca.

Il rischio di escalation

Da quando sono state sparate le prime bordate della campagna di disinformazione, gli strateghi di Mosca avrebbero fatto meglio a seguire i consigli del ministro degli Esteri del Regno Unito, Boris Johnson, il quale aveva suggerito che nei confronti della Russia si dovesse seguire una “politica a doppio binario di impegno e vigilanza”.

Sorprendentemente una voce fuori dal coro, quella del capo del Foreign Office britannico, che, pur ribadendo che la Russia è ricorsa “a ogni sorta di sporchi trucchi” ha ammesso che “sarebbe una follia eccessiva a demonizzare la Russia o di metterla in un angolo”.

Tuttavia, i clan politici neoliberali in Europa non l’avrebbero accettato. Le imminenti elezioni nei Paesi Bassi, in Francia e Germania potrebbero vedere un ulteriore aumento dei consensi dei partiti non mainstream a riprova dello scollegamento dei partiti tradizionali con la gente.

La paura di perdere consensi tra l’elettorato e l’eventualità di dover consegnare il potere a movimenti politici alternativi potrebbero indurre gli avversari della rinascita dello “Stato nazionale” a proseguire nella linea di demonizzazione della Russia e dello stesso Putin per spiegare il calo graduale della loro credibilità.

Più pericolosa appare l’ipotesi che l’odio e le campagne di hacking possano essere usati per contestare i risultati elettorali se contrastano le aspettative dei campioni del “progetto globalista” .

La proliferazione di “bufale” e di campagne di “caccia alle streghe” sembra determinare lo scenario delle elezioni europee del 2017.

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