Il G20 si chiude in positivo per Mosca

I leader mondiali al G20 di Hangzhou, Cina.

I leader mondiali al G20 di Hangzhou, Cina.

: AP
Gli incontri individuali tenuti dal presidente russo Vladimir Putin a margine del vertice di due giorni che si è tenuto a Hangzhou (Cina) hanno prodotto risultati positivi tangibili

La scelta selettiva degli interlocutori, predeterminata da gravità e complessità delle relazioni bilaterali, ha portato a concentrarsi su tre figure chiave: il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il primo ministro britannico Theresa May e il presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

Turkish Stream

Sulla scia della recente riconciliazione tra Turchia e Russia dopo sette mesi di freddo profondo, i colloqui al G20 con l’uomo forte di Ankara hanno evidenziato almeno cinque importanti passi avanti.

Primo, un investimento congiunto russo-turco potrebbe diventare operativo già da ottobre o novembre con linee di credito offerte a progetti redditizi. Secondo, Mosca sta riducendo l'embargo alimentare, riattivando così l’export agroalimentare turco. Terzo, si dovrà accelerare la costruzione da parte di Rosatom della centrale nucleare di Akkuyu nella provincia turca di Mersin. Quarto, arriverà la disponibilità da parte del governo di Erdogan a finalizzare la ri-registrazione di tutti i permessi rilasciati in precedenza per il Turkish Stream, un gasdotto offshore che attraversa il Mar Nero verso la parte europea della Turchia; il primo tratto potrebbe essere completato entro la fine del 2019. Infine, Ankara ha mostrato interesse per il trasporto del gas Gazprom fino alla Grecia, con la prospettiva di diventare un hub di transito per le consegne ai consumatori dell'Unione europea.

In aggiunta, Russia e Turchia sono vicine a un accordo sulla zona di libero scambio, approfittando del programma a medio termine già elaborato per la cooperazione economica, tecnica e scientifica.

Theresa May

In una dimostrazione di pragmatismo tra arcirivali degna di nota, il nuovo premier britannico Theresa May ha incontrato per la prima volta Vladimir Putin e si è impegnata a migliorare attraverso il dialogo i rapporti attualmente sotto terra. "Pur riconoscendo che ci saranno differenze tra noi, ci sono alcuni motivi di preoccupazione e questioni da discutere gravi e complessi; spero saremo in grado di avere un rapporto e un dialogo franco e aperto", ha detto la May.

Siria

Obama è stato franco circa il suo atteggiamento scettico sulla prospettiva di cessare le ostilità in Siria. Il presidente degli Stati Uniti uscente ha buoni motivi per essere dubbioso. Washington chiede a Mosca di fare pressione su Damasco per interrompere gli attacchi aerei rivolti alla opposizione ‘moderata’ (militanti filo-occidentali?) e di creare un ‘corridoio umanitario’ che porti alle regioni settentrionali della Turchia.

Anche se Mosca riuscisse a convincere Bashar al-Assad a fermare il supporto aereo alle truppe di terra, l'opposizione anti-Assad e lo stato islamico, che di recente si sono rinforzate e sono passate all'offensiva recuperando territori perduti, non faranno a loro volta passi in avanti.

L'unico risultato finale dell'attuazione della proposta americana potrebbe essere l’inversione di tendenza nella guerra civile in Siria. Tuttavia, non tutti gli elementi dell’accordo sono stati portati alla luce finora.

Il G7

Alla vigilia del G20, il ministro degli Esteri federale tedesco Frank-Walter Steinmeier ha suggerito di invitare la Russia a partecipare al prossimo G7 a condizione che vi siano abbastanza progressi nella risoluzione delle crisi in Ucraina e in Siria.

In risposta, il portavoce di Putin Dmitrij Peskov ha spiegato che Mosca dà la preferenza al G20 perché "riflette più pienamente lo schieramento delle forze e permette alla Russia di mostrare meglio il proprio potenziale".

Allo stesso tempo, il ministro russo degli Esteri Sergej Lavrov ha ribadito che Mosca "non è legata al formato G8" e non intraprenderà iniziative per rientrare in questo club esclusivo occidentale.

La Russia è diventata 'membro del club' G7 nel 1998, considerandolo un importante risultato, come la definitiva deposizione dell'ascia della Guerra fredda e l’accettazione della più grande fetta della defunta Unione Sovietica come partner in buona fede dell'Occidente.Più tardi, nel 2014, a causa dei drammatici eventi in Ucraina orientale, il G7 ha escluso la Russia e congelato la sua partecipazione.

Fyodor Shelov-Kovedyaev, accademico ed ex primo vice ministro degli Esteri russo, ha condiviso con Rbth la sua opinione: "Il G7 ha ampiamente sovrastimato l’effetto della sua tattica del bastone e della carota con la Russia. Il G7 ha agito come un dirigente scolastico che oggi accoglie un alunno e domani lo respinge. Il comportamento del G7 non ha fatto sentire Mosca la benvenuta. Inoltre, non ha pressoché influenzato un leader nazionale che conosce le arti marziali orientali, famose per insegnare a schivare i colpi".

"Nuovi attori sono entrati nella mischia diplomatica, nel mezzo di un miglioramento della base tecnologica: multinazionali, associazioni professionali, mass media e così via. Tuttavia, dichiarare la fine degli stati nazionali è prematuro. Nessuno sa quale sarà la futura configurazione delle istituzioni internazionali focalizzate sulla governance mondiale", aggiunge Shelov-Kovedyaev. 

Privilegi

Non sarebbe una sorpresa se alla Russia, che rappresenta solo il 3% del Pil mondiale, venisse dato un ruolo minore in questa premier league.

Tuttavia, Mosca può elencare come suoi contributi alla 'perestroika' globale il finora simbolico collegamento tra la nuova Via della seta “One Belt One Road Initiative” e l'Unione economica eurasiatica, il concetto di corridoio logistico Nord-Sud, la base giuridica per un’intensificata cooperazione tra le nazioni del bacino del Caspio e così via.

Inoltre, aggregando alcuni punti di vantaggio, come le tecnologie aerospaziali, la produzione di energia nucleare, il 15% del mercato del grano globale, le forze armate efficienti, come dimostrato di recente in Siria e una pragmatica e proattiva diplomazia, la Russia è stata accettata all'interno del G20 come partner alla pari, degno di plasmare l'ordine mondiale. Molto dipende da questo: se il G20 è parte del problema o parte della soluzione nel costruire un nuovo assetto mondiale.

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