Quelle zone segrete dietro l’obiettivo

Il più grande sottomarino diesel del mondo.

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Danila Tkachenko
Il giovane talento russo della fotografia, Danila Tkachenko, ha svelato le “Restricted Areas” rimaste inesplorate fino alla caduta dell'Urss. Ne è nata una mostra, allestita a Roma alla Galleria del Cembalo fino al 13 febbraio

Per tre anni Danila Tkachenko, giovanissimo talento della fotografia russa, in linea con le tendenze più internazionali e contemporanee, ha viaggiato attraverso il suo Paese e non solo. Dal Kazakhstan al Circolo Polare Artico, è andato alla ricerca di quelle "Restricted Areas", che dalla Seconda guerra mondiale alla caduta dell'Urss, sono rimaste segrete e mute. Persino sulle carte geografiche.

La tua serie di fotografie "Restricted Areas" sta avendo un grande successo in Europa. Inoltre, alla Galleria del Cembalo di Roma è appena stata inaugurata una tua mostra. Cosa ritieni abbia fatto presa nel pubblico occidentale?

Non era il mio obiettivo creare un'immagine particolare della Russia. Questo progetto è piuttosto una riflessione personale sul rapporto tra uomo e progresso tecnologico. Credo che per il pubblico occidentale sia ben comprensibile il linguaggio visivo che utilizzo. Anche i soggetti delle foto, che sono unici, fanno la loro parte.

Danila Tkachenko
(Foto: ufficio stampa)

A cosa è dovuta la scelta dei soggetti?

L'idea è nata per caso. Ero in visita da mia nonna, che vive in una città chiusa, dov'è stata inventata la bomba atomica. Ho saputo che negli anni '60 è avvenuto lì un disastro nucleare rimasto segreto. L'incidente ha contaminato una vasta area e i suoi abitanti si sono trovati a fare i conti con malattie croniche. Questo mi ha fatto riflettere sui pericoli del progresso tecnologico, capace non solo di condurre a un futuro migliore, ma anche di fare molto male. Così ho deciso di cercare luoghi che un tempo erano simbolo del progresso, di innovazioni e scoperte che poi nel tempo sono quasi svanite nel nulla.

Nel tuo lavoro recente hai cercato un unico filo conduttore?

I soggetti si trovavano nei luoghi più disparati: Russia, Bulgaria, Kazakhstan. Dovevo raggiungerli coi mezzi di trasporto più svariati, dall'aereo fino alle racchette da neve. Mi è capitato di investire molto tempo aspettando le condizioni climatiche giuste, perché gli inverni ora non sono più nevosi come una volta. Penso che anche questa sia una conseguenza del "progresso": il risultato del riscaldamento globale. Ho scattato le foto solo in inverno e siccome gli oggetti fotografati si trovavano molto lontani tra loro, succedeva che il tempo cambiasse radicalmente dal momento in cui li osservavo fino al momento in cui li raggiungevo. 

Costruzioni residenziali in una cittadella per la ricerca scientifica ormai abbandonata. Fonte: Danila Tkachenko

Anche la tua prima serie sugli eremiti parlava di luoghi quasi irraggiungibili, dell'ambiente e della natura che circondano l'uomo. A cosa si deve il tuo interesse per questi temi?

 

Questo è il modo che ho di trattare la mia personale delusione verso il mondo contemporaneo. Attraverso questi progetti riesco a dare una struttura alla realtà, come la vedo.

Quali fotografi hanno influenzato il tuo stile?

Sono stati piuttosto classici della cinematografia come Robert Bresson, Tarkovskij e Haneke a definire il mio gusto. Mi ispiro poco alla fotografia, ma sono a me affini artisti come Taryn Simon e Nikolai Howalt.

Capsule di navicelle spaziali. Fonte: Danila Tkachenko

Quali progetti di autori stranieri sulla Russia hai apprezzato maggiormente negli ultimi anni?

Mi piace Rus del fotografo Gert Jochems, che ha utilizzato il territorio russo come modo per riflettere la sua personale preoccupazione. Le sue immagini coincidono con la mia visione del Paese. È sorprendente che siano frutto di uno straniero.

In cosa si differenzia il modo in cui vedi la Russia rispetto a un fotografo straniero?

Gli stranieri hanno uno sguardo più distaccato, cosa che permette loro di vedere cose che da dentro noi non percepiamo. Ma allo stesso tempo, questo sguardo esterno è spesso stereotipato.

La versione originale dell'articolo è stata pubblicata sul numero cartaceo di Rbth del 17 dicembre 2015. Per errore, all'interno del giornale sono state invertite le didascalie di due fotografie. La redazione di Rbth si scusa con gli autori delle foto e con i propri lettori.

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