Cinque cose da sapere sulla borsa di spago avoska, l’accessorio sovietico per eccellenza

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ALEKSANDRA GUZEVA
Ai tempi dell’URSS veniva infilata in tasca o in borsetta per fare la spesa, e sta tornando in auge oggi come valida alternativa ai sacchetti di plastica. La mitica avoska - leggera, ecologica e resistentissima - ha addirittura ispirato importanti case di moda come Prada e Kenzo

1 / In URSS era l’accessorio per la spesa per eccellenza

Ogni cittadino sovietico portava sempre con sé una avoska. Questa borsa di spago era incredibilmente comoda perché poteva essere infilata ovunque, in tasca o in borsetta, e poteva contenere fino a 70 kg! Insomma, era un po’ come la borsa di Mary Poppins, nella quale si poteva infilare un’infinità di oggetti… l’ideale per trasportare un’anguria e la spesa; era resistente e non si strappava nemmeno con i bordi taglienti di alcune confezioni. 

La produzione in massa di avoska è iniziata negli anni ‘30 del secolo scorso: il sacchetto a rete era composto da 14 file, ognuna con 24 riquadri. Inizialmente l’avoska aveva i manici in spago, sostituiti poi da maniglie più flessibili e maneggevoli. 

L’avoska era dotata anche di accessori, che venivano venduti separatamente, il più “cool” dei quali consisteva in uno speciale gancio per appendere la borsa. Davvero comodo! 

L’unico inconveniente - se così si può definire - era che l’avoska, essendo a rete, lasciava trasparire tutto il suo contenuto: ma, a dir la verità, la privacy non era un concetto al quale i cittadini sovietici davano molta importanza, perciò non vi era nulla di sconveniente nel mostrare a tutti il contenuto della propria borsa. 

Famosa la scena della commedia “The Diamond Arm”, con Leonid Gaidaj, dove il protagonista infila una pistola nella sua avoska, convinto di poterla nascondere alla vista! 

2 / C’è chi sostiene che sia nata da una rete da pesca

Esistono varie teorie sulle origini dell’avoska: molti ritengono che derivi dalle reti da pesca, visto che la pesca è sempre stata un’attività particolarmente diffusa in Russia. Inoltre, gli artigiani russi erano tradizionalmente molto abili nel tessere oggetti di diversi materiali: corteccia, viti, fili o corde, e i primi sacchetti di spago russi venivano lavorati con gli stessi nodi.

Ma esiste un’altra teoria, di origine ceca, sulla nascita del famoso sacchetto di spago: alla fine del XIX secolo l'imprenditore Vavřín Krčil avrebbe lanciato una produzione di retine per i capelli delle donne. “L'attività non andava molto bene, così Krčil decise di destinare le reti già prodotte a un uso diverso: vi attaccò dei manici e iniziò a venderle come borse”, dice Olga Druzhinina, direttrice dello sviluppo del Museo del Design di Mosca.

Il sacchetto di spago può essere considerato un lontano parente del bilum. “I bilum sono speciali borse a rete in cui le donne della Papua Nuova Guinea e di Panama portavano, e portano ancora oggi, i bambini: fanno ricadere la borsa con il bambino dietro la schiena e appoggiano la sua ampia tracolla sulla fronte”, spiega Druzhinina.

3 / La parola deriva da “avos'”

La parola russa “avós” (“авось”) è estremamente difficile da tradurre nelle altre lingue: ha infatti molte sfumature di significato e una connotazione emotivo-culturale non semplice da trasmettere. A cercarla sul dizionario russo-italiano si hanno come risultati “forse” e “magari”. E sembra che il termine avoska derivi proprio da qui. 

I primi sacchetti di spago apparvero in Russia dopo la Rivoluzione. E nelle sue memorie, la figlia di Lev Tolstoj, Aleksandra, descrive così gli anni della guerra civile russa: “La gente camminava lungo il marciapiede, tirava dietro di sé una slitta o portava sacchi e sacchetti di avoska, chiamati così nella speranza che forse riuscissero a procurarsi qualcosa da mettere in borsa: un po' di burro, carne di cavallo, scarafaggi secchi o aringhe”. Come vi abbiamo spiegato qui, infatti, la parola avos’ contiene la “speranza di riuscire” in qualcosa.

La parola avoska è diventata ampiamente usata negli anni ‘30 con l'inizio della produzione di massa di questi sacchetti di spago e ha guadagnato popolarità grazie a un bozzetto del popolare comico sovietico Arkadij Raikin, che ritraeva un uomo con un sacchetto di spago e scherzava: “А это авоська. Авось-ка я что-нибудь в ней принесу…” (Questa è un’avoska… Spero di infilarci dentro qualcosa).

4 / Ha ceduto il passo ai sacchetti di plastica

L’avoska ha smesso di essere un oggetto essenziale della quotidianità sovietica alla fine degli anni ‘70, con l’arrivo dei primi sacchetti di plastica. Le buste di plastica arrivarono dall’estero e si trasformarono - purtroppo - in un vero e proprio accessorio “alla moda”… Pensate che, proprio come facevano con l’avoska, i cittadini sovietici erano soliti lavare e asciugare le buste di plastica, per usarle di nuovo! Le gettavano via solo quando erano ormai del tutto inutilizzabili.

L’avoska però è sopravvissuta, trasformandosi in un nuovo accessorio da cucina: appesa a una sedia o a un chiodo, serviva per conservare l’aglio e le cipolle, o per mantenere al fresco, fuori dalla finestra, il cibo in pieno inverno. L’avoska veniva utilizzata anche come normale rete da pesca per catturare i gamberi di fiume. 

5 / Oggi sta tornando di moda

Come vi abbiamo raccontato qui, in URSS vi erano molte abitudini ecologiche: oltre all’usanza di riparare le cose anziché buttarle via, o di riciclare la carta da macero, i cittadini dell’Unione Sovietica erano soliti fare la spesa con la borsa a rete. 

Al giorno d’oggi, vista la particolare attenzione che si sta ponendo nei confronti delle problematiche ambientali, l’avoska è tornata in auge come valida sostituta delle buste di plastica che inquinano il nostro Pianeta.

Si è scoperto che l'avoska non è solo ecologica e pratica, ma anche molto economica! I modelli più semplici partono da 150 rubli (2 dollari), anche se numerosi stilisti stanno creando delle versioni alla moda molto costose: l’avoska sovietica ha ispirato addirittura grandi case di moda come Prada, Kenzo, Stella McCartney, le cui creazioni possono arrivare a costare la bellezza di 400 dollari!