Gli uomini gatto: la vita non semplice della comunità “furry fandom” russa

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I furry fan amano vestirsi in elaborati costumi pelosi (“fursuit”) e impersonare nei parchi e in giro per la città gatti, leoni, tigri, volpi, lupi antropomorfi. I bambini li adorano, ma sempre più nubi si addensano su di loro, tra divieti di sfilare e accuse di zoofilia e depravazione

All’inaugurazione della pista di pattinaggio al centro del parco cittadino di Noginsk (59 km da Mosca) c’è un sacco di gente, soprattutto famiglie. Mentre i giovani si difendono dal freddo bevendo vin brulé, alcuni dei bambini, insieme ai loro genitori, testano la resistenza della pista. Il resto della gente balla attorno all’albero di Natale, al ritmo della musica natalizia.

Ma l’attenzione di tre ragazzini è attratta da una donna nel costume di un enorme gatto nero, che cammina con grazia attraverso la piazza. La circondano immediatamente, senza darle modo di liberarsi. Un bimbo inizia a tirarle la coda, il secondo si avventa sulle grandi e soffici orecchie. La terza, una ragazzina, senza farsi problemi, infila tutto il braccio direttamente nelle mascelle del gatto, fin sulla faccia della poveretta dentro il costume.

“E questo nonostante il fatto che io sia molto più alta di lei. La sensazione del palmo della mano di una bambina sul naso, mentre ero dentro quella maschera, mi colse di sorpresa, ma alla fine mi venne da ridere della situazione. Anche se era un po’ disgustoso, perché la manina era bella sporca e tutta appiccicosa”, racconta il gatto.

Questa è la tipica passeggiata di Bastet (il suo vero nome è Tatjana), 30 anni, costumista. Questa bionda non troppo alta, con una faccia da bambola, è una “furry fan” (persone che amano e si travestono da animali antropomorfi). Gli appassionati di “furry fandom” disegnano questi personaggi, scrivono fanfiction (racconti scritti dai fan prendendo come spunto le storie o i personaggi di un’opera originale) con la partecipazione di vari animali pelosetti e fanno passeggiate con indosso costumi (“fursuit”) di tigri, lupi, gatti e persino unicorni e draghi.

Il re leone? Una cura contro la noia 

La sottocultura “furry fandom” si è diffusa in Russia alla fine degli anni Novanta, sull’onda lunga del successo del cartone animato “Il re leone” (1994). A raccontarcelo è Dreamer, un uomo di 36 anni, basso e snello, che lavora nel campo dell’Information technology. È uno dei partecipanti più anziani della “furry fandom” di Mosca.

“I primi incontri si sono svolti nel 2000 in un piccolo seminterrato sull’Arbat. Non partecipavano più di dieci persone. C’era anche un piccolo forum su Internet in cui gli studenti esponevano le loro opere su ‘Il re leone’ e scrivevano fanfiction”, racconta Dreamer.

Lui allora viveva non lontano da Ekaterinburg. Si teneva aggiornato sul mondo furry grazie al forum e al primo incontro a Mosca venne solo quattro anni dopo aver iniziato a interessarsi di questo mondo. Nonostante la sua timidezza e la mancanza di una fursuit, fu accolto calorosamente. Si rese conto che almeno per un’ora poteva sfuggire allo stress e dire a se stesso: “Fanculo tutto, sono un leone, ho le zampe”.

Grazie allo sviluppo dei social network, il numero di furry fan in Russia ha iniziato ad aumentare. Nel 2004, si tenne la prima Rusfurentsija; l’incontro principale dei furry fan russi.

“Affittiamo un hotel nei dintorni di Mosca, teniamo corsi di perfezionamento sulla creazione di costumi, organizziamo mostre di disegni, passeggiate in fursuit, staffette e gare. La sera, abbiamo persino discoteche furry, dove balliamo in costume peloso. Sembra un club di appassionati di un hobby come tanti”.

A quanto racconta Dreamer, considerati anche gli ospiti, a queste convention partecipano circa 400 persone. Oggi, solo a Mosca, ci sono almeno mille furry fan, e la maggior parte di loro ha 18 anni o poco più.

Dreamer non ama andare in giro travestito assieme agli sbarbatelli, e preferisce dedicarsi a giochi da tavolo furry.

“Stiamo cercando di trovare un terreno comune con altri furry fan, per capire quello che ci piace di più e per portare qualcosa di nuovo alla comunità”, dice.

Non un uomo, ma un gatto

Bastet è entrata nella comunità pelosa per caso. “È stato verso il 2010 o poco dopo. Lavoravo nel campo della body art, e i miei progetti erano in gran parte a tema animali. Le foto delle mie opere si sono diffuse tra il pubblico furry fandom, e la gente ha iniziato ad aggiungermi sui social, e a scrivermi che quello che stavo facendo era furry”, ricorda Bastet.

Oggi, Bastet è uno dei pochi suit-master in Russia; i maestri nel realizzare costumi per furry fan. Un buon costume costa sui 45 mila rubli (circa 555 euro), e per farlo ci vogliono da uno a tre mesi.

“Si può essere furry anche senza fursuit, ma nessuno ti noterà. Non ricordo nemmeno come sono diventata un gatto; qualcuno me lo ha suggerito. Quando sono nel gatto, cerco di comportarmi in base al personaggio. Non dico che faccio le fusa. Ma i movimenti cambiano: non faccio gesti bruschi, mi sposto con passi felpati e in modo giocoso”, afferma Bastet.

A suo avviso, i passanti la vedono non come una persona travestita, ma come un “gattino molto grande”.

“Giocano con me come con un gatto. Mi accarezzano dietro alle orecchie e sulla schiena. E gli anziani che accompagnano i bambini entrano abbastanza facilmente in modalità ‘infanzia’. E mi sorridono sempre”, spiega

Maniaci sessuali in costume?

Non tutti i divertimenti con immagini di animali hanno però una connotazione innocua.

Nella foto davanti a noi c’è un pastore tedesco. Le zampe posteriori e anteriori sono incatenate e ha una ball gag in bocca. Un oggetto oblungo gli viene spinto sotto la coda. Gli occhi del cane sono bagnati di lacrime: guarda l’invisibile padrone, in attesa di aiuto.

Sotto questa immagine, agli utenti di uno dei gruppi chiusi sul social network russo VKontakte vengono offerte opzioni per azioni che vorrebbero fare con il cane: punirlo, partecipare alla sua educazione sessuale o trovarsi al suo posto. Circa un centinaio di persone hanno preso parte al sondaggio, su 1.400 che fanno parte della comunità. Molti di loro sono alla ricerca di un cane per fare sesso a pagamento, qualcuno offre simili servizi. Alcuni membri della comunità si definiscono furry.

“Io sono furry, ma non al cento per cento. Probabilmente, alcuni furry hanno delle pulsioni zoofile (provano attrazione sessuale per gli animali). Anche se penso che le persone qui stiano semplicemente cercando un diversivo”, afferma Aleksandr Neljukin, uno dei membri di questo gruppo.

Un altro membro, che usa il nickname “Fox Fox” afferma di essere eccitato da tali immagini. Aleksandr Shirokov, un altro membro del gruppo, è sicuro che alcuni furry possano effettivamente avere fantasie sessuali sugli animali, ma “fantasia e realtà sono cose estremamente differenti”.

Secondo Paul Jacobson, un attivista religioso ortodosso, invece, tutti i furry sono zoofili, che cercano di infondere le loro perversioni sessuali nei bambini.

“Gli animali sono intenzionalmente dipinti in modo tale da suscitare i sentimenti più bassi”, afferma Jacobson. “Guardandoli, gli adolescenti iniziano a dirigere la loro energia sessuale sulle immagini di animali umanizzati. È così che si formano parafilia e feticismi di vario genere.”

Si dice anche preoccupato dal fatto che alcuni furry abbiano un orientamento sessuale non tradizionale e godano della fiducia e della simpatia dei bambini, grazie ai loro costumi da animali.

La maggior parte delle comunità furry e degli account che diffondevano i contenuti zoofili che Jacobson ha citato come esempio nella sua pagina Vk sono già stati bloccati. I restanti membri della comunità furry fandom negano le accuse dell’attivista religioso.

“Se qualcuno nella comunità si comporta in modo inappropriato, tutti lo sanno immediatamente e quella persona viene espulsa. Sì, tra i furry ci sono amanti dei disegni erotici. Ma non estenderei la cosa all’intera comunità”, afferma Dreamer.

Il costume peloso come psicoterapia

Tuttavia, recentemente è diventato più difficile per i furry fan entrare nei parchi, dice Anton, soprannominato “The Cat Bandit”, uno dei principali organizzatori di passeggiate furry a Mosca. In apparenza, assomiglia davvero a un gatto, che ha mangiato troppa smetana.

“Ora devi chiedere in precedenza l’autorizzazione alla passeggiata in costume ai responsabili del parco. A volte chiedono di togliersi le maschere già all’ingresso del parco, a volte non ci lasciano entrare durante gli eventi pubblici”, afferma.

Secondo lui, la squadra di furry fan non è potuta più entrare nel Parco VdnKh. Il motivo ufficiale sono i lavori di restauro del parco. “Russia Beyond” ha inviato una richiesta al servizio stampa del parco.

“In primavera ci avevano dato il permesso, ma siamo arrivati in così tanti che il personale del parco ci ha scambiati per partecipanti a una manifestazione illegale. All’uscita siamo stati scortati da un intero convoglio di guardie”, si lamenta.

Tuttavia, la loro comunità è troppo piccola affinché si prendano ufficialmente la briga di un provvedimento per proibire il fenomeno del furry fandom in Russia, ritiene Anton. Inoltre, la reazione dei passanti è per lo più positiva.

“Non cammino solo nei parchi, a volte vado negli orfanotrofi e faccio divertire i bambini. Tutti vogliono guardarti, fare una foto, questa è un’incredibile ondata di positività”, dice Anton.

Inoltre, la comunità furry aiuta gli introversi a diventare più socievoli, sebbene con il costume indosso. Bastet è d’accordo.

“In una fursuit non c’è barriera alla comunicazione, stranamente, anche linguistica: puoi solo miagolare e muoverti come un gatto. È stato sempre scomodo per me entrare in contatto fisico con gli estranei. Ma abbracciare è la norma per i furry”, spiega.

A lei piace soprattutto il fatto che i bambini siano assolutamente convinti che sia un gatto.

“I bambini a volte si mettono a piangere quando devono lasciarmi. Vorrebbero portarmi a casa, mi raccontano come vivono, come si chiamano la nonna, la mamma, il papà, dove dormirò con loro e di che colore avrò la ciotola. Probabilmente vale la pena essere un furry anche solo per questo”, conclude.


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