La miglior cura contro la calvizie? Il grasso di orso russo. O almeno così credevano gli inglesi

Legion Media
L’orso in Occidente è considerato il simbolo per eccellenza della Russia a causa di una fake news diffusa da un diplomatico austriaco nel XVI secolo. E certi mercanti britannici senza scrupoli trovarono il modo di sfruttarne il brand per far soldi

Mettiamoci subito d’accordo: l’orso non è, e non è mai stato, il simbolo ufficiale della Russia. Il simbolo ufficiale della Russia è l’aquila bicipite, che potete vedere nello stemma di Stato. Ma immaginate che per almeno cinque secoli all’estero in tanti siano ostinatamente convinti del contrario. E che a un certo punto, il numero di persone in tutto il mondo che credono a questa cosa superi la soglia critica… Tu alla fine ti stanchi di “combattere”. È più facile accettare questo equivoco che insistere a spiegare.

Così, per le Olimpiadi del 1980 a Mosca, la mascotte scelta è un orso bruno, Misha, disegnato dall’illustratore di libri per bambini Victor Chizhikov. E oggi è un orso bianco il simbolo del più grande partito del Paese, Russia Unita. Ma andiamo per ordine… 

Esecuzioni con gli orsi e diffusione di falsi miti

Ciò che c’è di vero in tutta questa storia è che l’orso è stato venerato in Russia fin dai tempi più antichi. Tra gli slavi pagani era di fatto un animale totemico.

È anche noto che nel Medioevo, per diversi secoli, gruppi di artisti di strada con orsi addestrati vagavano per le città della Russia e gli animali potevano danzare, fare semplici trucchi e chiedere l’elemosina. 

Ma uno dei principali “utilizzi” degli orsi a quel tempo era nelle esecuzioni: una pratica in voga già molto tempo prima che diventasse la norma sotto Ivan il Terribile nel XVI secolo. A volte gli orsi venivano usati indirettamente: il detenuto veniva chiuso dentro una pelle d’orso ricucitagli attorno, contro cui veniva scagliato un branco di cani inferociti che la sbranavano, facendo a brandelli tanto la pelliccia che l’uomo al suo interno. 

Ma non sono queste storie orribili quelle che più si diffusero in giro per il mondo. Nel 1526 nel libro relazione del diplomatico austriaco Sigismund von Herberstein “Rerum Moscoviticarum commentarii” c’era una testimonianza sull’inverno russo: “…gli orsi, spinti dalla fame, hanno lasciato i boschi, correndo dappertutto nei villaggi vicini e irrompendo nelle case; alla vista degli animali, la popolazione del villaggio è fuggita in massa ed è morta di freddo fuori di casa di una morte pietosa”. Per cento anni questo messaggio è stato copiato nei propri resoconti da italiani, polacchi, inglesi, tedeschi e olandesi, e l’apparizione di orsi sulle strade e nei villaggi della Russia è stata a lungo considerata come qualcosa di normale e regolare. È così che è apparso uno dei miti più immortali sulla Russia: gli orsi vagano minacciosamente per le strade. 

Un rimedio miracoloso contro la calvizie 

Tuttavia, tutto questo non era che una specie di gigantesca e duratura fake news europea. Se fossimo stati ai tempi nostri, molto probabilmente, tutto sarebbe iniziato non con un resoconto di un diplomatico austriaco dall’immaginazione troppo vivida, ma con un meme virale sui social network. Ma all’epoca funzionò da réclame per i vispi commercianti inglesi. Dalla metà del XVI secolo, iniziarono a fare con regolarità affari in Russia, e anche in Gran Bretagna l’idea della Russia si modellò in base alle esportazioni: miele, pellame, lana, lardo, cera e, come credevano gli abitanti della vecchia Inghilterra, grasso d’orso. All’epoca il grasso d’orso stava alla Russia come i croissant a Parigi. 

I commercianti promossero il grasso d’orso russo come il miglior rimedio contro la calvizie. Con quali argomenti scientifici? Beh, perché gli orsi sono molto pelosi… E con il fatto che proveniva dalla lontana Russia veniva giustificato il prezzo esorbitante del prodotto.

In realtà, il “grasso d’orso russo” era spesso lo strutto dei maiali inglesi, ma i gentleman britannici erano tanto preoccupati per l’alopecia, che le vendite andavano a gonfie vele.

Chi se ne frega della geografia 

Agli occhi degli europei, Russia e orsi erano uniti anche dalla famosa Accademia degli orsi, che apparve nel XVII secolo a Smorgon (nell’attuale Bielorussia). “Accademia” era solo un nome pomposo e ironico: si trattava in realtà di una scuola privata in cui gli orsi venivano addestrati per tutti i circhi europei. E non importa che Smorgon fosse allora nella Confederazione polacco-lituana. L’europeo medio non cambiava certo idea per una precisazione geografica. Era da qualche parte a est. E “da qualche parte a est” significava in Russia. 

Pertanto, non sorprende che quando in Inghilterra si diffuse la moda delle vignette e della satira politica, nel XIX secolo, la Russia fosse sempre raffigurata come un orso. L’immagine è stata ripresa da altri. Durante la Guerra Fredda con gli Stati Uniti, l’orso divenne una metafora della “crudele politica sanguinaria dell’Unione Sovietica”.

L’orso olimpico 

Ma ai russi l’orso piaceva come simbolo? È difficile da dire, e a lungo rimase in secondo piano. Ma quando in Occidente era ormai popolarissimo, in Unione Sovietica si decise che l’immagine negativa dell’orso russo aggressivo e sanguinario poteva essere trasformata in positiva, visto che l’orso è anche un animale molto audace, forte e testardo. E un ottimo talismano per… i Giochi Olimpici!

Quando il simbolo dell’orso Mishka salì in cielo, sollevato da centinaia di palloncini, durante la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Mosca 1980, molti russi davanti alla tv e allo stadio scoppiarono in lacrime.

Più tardi, dopo il crollo dell’Urss, l’orso fu tra i contendenti per lo stemma ufficiale della Russia, ma perse contro l’aquila bicipite del vecchio Impero russo. Tornò in auge nei primi anni Duemila, quando fu scelto come emblema del partito Russia Unita.

 

Cosa fare per sopravvivere se incontrate un orso 

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