Un russo ha creato un canale YouTube dove fa del bene, restando anonimo

Slovo Patsana
Roman, un moscovita di trent’anni, oscura il suo volto nei video, nel corso dei quali con dei volontari porta aiuti di vario tipo a persone malate, anziani, invalidi. “Nel mondo e sul web c’è troppa negatività”, dice, “Volevo dar vita a qualcosa di buono”

“Prima pensavo che un ambiente inaccessibile fosse qualcosa tipo una rupe a strapiombo, ma ora sono cosciente che un ambiente inaccessibile possa essere un semplice marciapiede.” Inizia così uno dei video sul canale YouTubeSlovo patsanà” (un’espressione informale per “Parola d’onore”), in cui dei giovani inchiodati alla sedia a rotelle provenienti da tutta la Russia fanno un’escursione sulle montagne del Caucaso. Nell’inquadratura appare il presentatore: un ragazzo in ordine, con la tipica tuta da ginnastica e un borsello mimetico alla cintura, che racconta le storie di chi appare nei video e come tutto sia stato organizzato. Sul canale ci sono oltre venti video simili: i volontari distribuiscono pane gratis, acquistano generi alimentari dalle nonnine nei mercati, mettono un pianoforte per strada. Il viso del presentatore è sempre sfocato, sebbene questa sia la persona che sta dietro a tutte le buone azioni. Siamo riusciti a trovarlo e abbiamo scoperto perché ha messo in piedi tutto questo.

“Nel mondo c’è tanta negatività” 

Roman è di Mosca e ha 30 anni. Ci chiede di non rendere pubblico il suo cognome e di non mostrare il suo volto. E spiega perché lo oscura anche nei video. “È sempre imbarazzante quando fai queste cose davanti a una telecamera. Sembra che tu voglia dire: ‘Guardate come sono bravo!’. E poi mi potrebbero riconoscere dei colleghi di lavoro”. 

In effetti, oltre a questo impegno, Roman ha tre occupazioni (nel settore del commercio e delle costruzioni) e spende gran parte del suo reddito per il suo progetto di beneficenza “Slovo patsanà”. “Su internet adesso c’è solo tanta negatività, e io voglio che i miei figli abbiano davanti agli occhi anche un esempio positivo”, racconta Roman. “Per quello che vedono i nostri giovani, il loro cervello va in pappa, e perdono tutti i punti di riferimento. Così ho deciso che bisognava produrre dei contenuti alternativi; qualcosa di buono”.

Così Roman ha deciso che avrebbe girato dei video su delle buone azioni, ha comprato una videocamera di qualità e ha chiesto a un suo amico operatore di aiutarlo. Fino a quel momento, non aveva la minima esperienza di blog o riprese, ma il primo video pubblicato, nel quale i ragazzi comprano dei prodotti dalle nonnine che vendono lungo i marciapiedi, è stato già visto, da fine dicembre a oggi, da quasi 8 milioni di persone.  

Il suo canale lo ha chiamato “Slovo patsanà”. “Patsan” in russo è il “ragazzino”. E quando si dice “slovo patsanà”, “parola di ragazzino”, si intende una “parola d’onore”, datasi nel gruppo di giovani amici, che non si può certo tradire; che è sacra. “Per me è quella parola data che nessuno può rinnegare. È un mio principio fin dall’infanzia. Ai giovani piace. Capiscono che sono uno di loro, di cui si possono fidare” 

“Adesso molte poche persone che mi sono vicine sanno quello che faccio”, dice Roman. “Ma capisco bene che arriverà il momento quando dovrò dirglielo e quando dovrò mostrare il mio volto. Ma per ora non vorrei perdere il mio anonimato”.

Le persone sono all’oscuro dell’arrivo della troupe 

I protagonisti delle riprese vengono scelti a caso. Quando, per esempio, sono andati sul Caucaso per girare il video sui ragazzi in carrozzella, hanno incontrato delle nonnine che vendevano vari prodotti per strada. Hanno deciso di fare la spesa da loro invece che a un supermercato, e girato un video improvvisato. Vadim, un padre in difficoltà con molti figli a carico l’hanno invece trovato grazie alle autorità cittadine, e altri protagonisti sono stati segnalati dagli iscritti al canale.

L’importante è che le persone non sappiano che stanno arrivando con la telecamera, portando loro cose necessarie e qualche forma d’aiuto. Per tutti i beneficiari è stato qualcosa di totalmente inaspettato, e per questo le reazioni emotive che si vedono nei video non sono artificiali, e coinvolgono spesso anche il conduttore.

Uno dei protagonisti del video con le sedie a rotelle, Iljà, se ne stava sempre chiuso in casa, a letto. Un po’ in strada lo avevano portato l’ultima volta sei mesi prima. E anche se lo portavano fuori, rimaneva sempre lì vicino a casa. “Io gli dico: ‘Iljà, se impari a metterti sulla sedia a rotelle, ti garantisco che ti costruiamo un percorso senza barriere architettoniche fino al parco e al negozio di alimentari; togliamo scalini e marciapiedi e mettiamo dei dissuasori affinché la gente non ci parcheggi poi le macchine’. Ma lui doveva inizialmente imparare a spostarsi dal letto alla sedia a rotelle”, racconta Roman. Un’altra ragazza, Viktorija, resta in vita solo grazie ai farmaci e la sua malattia è incurabile. È come se Roman soffrisse in prima persona per queste storie. “Prima volevo tenere un po’ le distanze, perché alla fine a me va tutto bene”, spiega. “Ma dopo che ho passato con loro quattro giorni, ho capito che sono persone esattamente come noi, solo che per loro è tutto molto più difficile, anche solo uscire di casa”. 

Il bene di massa 

Roman dice di voler aiutare anche altre persone: vittime di incendi che hanno perso tutto nelle fiamme, anziani soli… Confessa che per lui è difficile far crescere il canale senza sponsor. Ma non vuole certo metterci la pubblicità di varie compagnie di scommesse sportive, e per i grandi player, come per esempio Yandex, è ancora troppo piccolo, avendo solo 365 mila iscritti al canale. Per potersi dedicare solo a questo progetto, Roman dovrebbe avere non meno di un milione di persone che lo seguono. 

“Organizzare tutto questo essendo solo in due è difficilissimo”, ammette Roman, e ringrazia i suoi iscritti al canale, che non solo mandano donazioni ma offrono anche il loro aiuto. “A Vadim, il padre di molti figli in difficoltà, abbiamo portato alimenti e sono arrivati pacchi per lui fin dagli Altaj. A Tula un nostro iscritto al canale ha messo a disposizione il suo furgone, con il quale abbiamo distribuito il pane. Un altro ragazzo ci ha aiutato a portare un forno a casa di un veterano”, racconta Roman, ma sottolinea anche che c’è stato un momento poco edificante, quando uno degli “aiutanti” voleva sfruttare la cosa per avere popolarità, e aveva iniziato a fare dirette sul suo blog, “Gli ho chiesto più di una volta di piantarla, ma lui non la voleva capire, ed è stato necessario spiegaglielo in modo meno gentile. Ancora oggi continua a minacciarmi di mostrare a tutti il mio volto”. 

Roman dice che il suo scopo principale non è solo aiutare i bisognosi ma anche ispirare altri a farlo. E funziona. “Gli iscritti al canale mi mandano le loro storie, di come aiutano gli anziani, e spesso mi mandano parole di ringraziamento, non di rado anche dall’estero”.

 

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