Come i russi hanno cambiato la mia vita: il tedesco Jens si racconta

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Vive a Mosca da ormai 26 anni e recentemente ha pubblicato in Germania il libro “111 motivi per amare la Russia”. Ci spiega perché, secondo lui, non esista la cosiddetta “anima russa”, non sia possibile innamorarsi di Mosca, e quanto sia importante studiare il gerundio

La prima cosa che mi colpì della Russia, quando capitai qua nel 1991, furono i quartieri dormitorio. Sembrava che ogni città sovietica fosse costruita allo stesso modo: con queste enorme case popolari a formare la cintura delle periferie. Durante il viaggio, prestai per la prima volta la dovuta attenzione alla carta geografica: nella mia immaginazione l’Urss era un mondo distantissimo, ma da Berlino a Minsk c’erano solo 1.100 chilometri! Roma era due volte più distante, e Madrid tre!

A Colonia avevamo fatto conoscenza con un gruppo di bielorussi che si occupavano di aiutare i bambini colpiti dalla catastrofe di Chernobyl, e fummo invitati in Urss. Allora, nel lontano 1991, portammo medicine e organizzammo la spedizione di un gruppo di medici tedeschi. Mi stupì la calda accoglienza che ottenemmo in Bielorussia e in Russia: sapevo cosa avevano fatto i tedeschi in queste terre durante la Seconda guerra mondiale e mi aspettavo dell’ostilità. Ma i miei timori erano infondati.

Pubblico e privato

Lo spazio pubblico qui è piuttosto freddo. Le persone non si guardano negli occhi. E se ci si incontra tra vicini sulle scale o in ascensore non ci si saluta, una cosa impossibile da immaginare in Germania. Nello spazio pubblico prevale la lotta: le persone sono sempre sulle difensive con gli estranei e con lo Stato, perché “qualsiasi cosa può accadere”. Difendersi da soli, senza potersi fidare di nessuno, è per molti un’amara esperienza che viene dalla storia. Eppure, non appena entri in confidenza con un russo, non appena riesci a passare dalla cerchia pubblica al suo spazio personale, le cose iniziano a farsi interessanti. Ora non ti salterà più in mente di dire che la Russia è un paese freddo!

L’offesa come forma di comunicazione

I russi si offendono frequentemente. Non ero assolutamente preparato a questo aspetto quando mi sono trasferito in Russia. Qui il mettere il broncio è proprio una forma particolare di comunicazione sociale.

La regola funziona anche al contrario: se vuoi che in Russia prendano seriamente i tuoi sentimenti, devi mostrarti offeso! Pure sul lavoro. E i russi non si offendono solo per le critiche o per la mancanza di attenzione, ma per qualsiasi cosa. Ed è proprio tramite l’offesa che le persone esprimono i loro sentimenti. E sapete cosa? Adesso mi offendo anche io! All’inizio dovevo sforzarmi per farlo apposta, ma adesso spesso mi pare di non poter già più controllare questo processo.

Mosca non si può amare!

I miei amici dicono che mi sono russificato. In che modo questo fatto si evidenzia? Per esempio dico parolacce tra me e me. Sapete, non fa così sfogo dirle in tedesco. Il lessico volgare tedesco è “vegetariano” a confronto con quello russo! Volete imparare a dire parolacce serie? Imparate il russo!

Mia moglie è russa e alla fine abbiamo capito che in Germania la mia vita non era al cento per cento tedesca, così come la sua qui a Mosca aveva dei tratti europei. Adesso io non posso sedermi a tavola senza pane. In Germania lo servono solo a colazione e a cena e mai con i piatti caldi. In Russia il pane è sempre in tavola. E mi sono anche abituato al modo russo di bere. Per esempio, non riesco a bere senza aver fatto prima un brindisi. In Germania spesso iniziano a bere non appena i bicchieri sono stati riempiti. Qui c’è il rito del tost obbligatorio, una cerimonia che unisce tutti i presenti.

Vivo a Mosca ma non amo questa città. Non è possibile amarla: è troppo grande, rumorosa, aggressiva e cambia vorticosamente. Inizi ad amarla, ed è già un’altra. Come molti che si sono trasferiti qui dall’Europa occidentale, preferisco San Pietroburgo. Non è una città reale, ma una città dei sogni, progettata a tavolino dall’inizio alla fine.

Nella lingua ci sono tutte le risposte

Gli stranieri in Russia devono essere preparati al fatto che qui la conoscenza dell’inglese non li aiuterà: né nella vita quotidiana, né nel conoscere e capire il Paese. Nella lingua russa troverete invece tutte le risposte. Prendiamo per esempio la parola “obida”; “offesa”. In tedesco è molto difficile trovare un analogo perfetto. Che ne so, penso alla frase “Mne za derzhavu obidnoin una celebre scena del film “Il bianco sole del deserto” (che, a proposito, consiglio di guardare a tutti gli stranieri). Tradurla in tedesco è praticamente impossibile (il personaggio dice di non prendere bustarelle perché lo ritiene offensivo per la grande potenza russa, ndr). E poi per esempio, in russo ci sono due parole, “istina” e “pravda”, molto diverse tra di loro, ma in gran parte delle lingue europee si traducono con una sola: “verità”. O la parola “zanuda”. Non c’è un equivalente preciso per indicare una simile persona, che è allo stesso tempo “barbosa” e “seccante”.

È diffusa la convinzione che la lingua russa sia complicata. Non è così. L’importante è prendere il processo di apprendimento non come un continuum ma come il grafico di una sinusoide. A volte a lungo non c’è alcun avanzamento, ed ecco che poi in una settimana all’improvviso si fanno importanti passi in avanti. Mi ricordo quando studiai per la prima volta il gerundio russo: che scoperta, come si potevano ora esprimere in breve ed elegantemente dei concetti prima macchinosi! L’importante è non interrompere mai lo studio.

Non esiste “l’anima russa”!

Vivo in Russia ormai da più di un quarto di secolo e spesso mi chiedono perché ancora resti qui. Il motivo è uno solo: le persone. Mia moglie, i miei amici, i conoscenti. In effetti io non ho relazioni con la Russia. Ho una relazione con diverse singole persone.

Tutti si riempiono la bocca con questa misteriosa anima russa, ma non esiste una cosa simile! Allo stesso modo si potrebbe ragionare di anima tedesca, francese e così via… Le persone di ogni Paese hanno i loro tratti nazionali e una certa mentalità. Il fenomeno della cosiddetta “anima russa” fa un torto alla grande varietà delle persone russe. È come la “temperatura media annuale”.

In Germania ho pubblicato recentemente il libro “111 motivi per amare la Russia”. È il mio tentativo di spiegare ai tedeschi cosa sia la Russia. Ho utilizzato 111 particolari per tratteggiare un quadro generale. Parlo di ricette, di film, di Bibbia, di fenomeni come il mondo criminale e le tradizioni carcerarie, e del rapporto tra l’uomo e il potere statale.

Il libro inizia con questi due capitoli: “Io amo la Russia, perché è così sempre uguale a sé stessa” e “Io amo la Russia, perché è così varia”. Ed è la verità. Sugli Altaj e nel centro di Mosca le persone parlano esattamente la stessa lingua. In Germania basta fare 20-30 chilometri e la gente parla già un altro dialetto, l’architettura è diversa e il cibo pure. In questo la Russia è omogenea. Ma allo stesso tempo in questo enorme Paese vivono più di 180 diversi gruppi etnici, e a livello di natura si va dalla tundra al clima subtropicale. Ed è in questa, in contemporanea, omogeneità e varietà che si formano i tratti nazionali.

Materiale raccolto da Darija Aminova

Come i russi hanno cambiato la mia vita. Le altre testimonianze:

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