I quattro trucchi di Stalin: guida passo a passo per prendere il potere e mantenerlo

Getty Images; Global Look Press
Come fece questo georgiano, considerato a lungo un mediocre sgobbone in posizioni non certo di primo piano all’interno del partito, a diventare l’uomo più potente e temuto dell’Urss? Questi sono i suoi “life hack”; i segreti del suo successo. Non fatelo da soli a casa

L’arcinemico di Stalin, Lev Trotskij, lo definì “la più eminente mediocrità del partito”. Ma quella “mediocrità” lo sconfisse nella lotta politica, lo espulse dal partito e dal Paese, e lo finì nel 1940, mandando un sicario fino in Messico.  

Trotskij e altri alti papaveri del partito comunista, come Grigorij Zinoviev o Nikolaj Bukharin, non potevano neanche immaginare che un uomo modesto, che nell’apparato del partito ricopriva mediocri ruoli burocratici, li avrebbe poi estromessi dalla lotta al potere. Ma oggi, quasi cento anni dopo, possiamo analizzare il successo di Stalin e identificare ciò che lo ha aiutato a diventare fondamentalmente il Dart Fener della storia russa. 

(Disclaimer: Russia Beyond non approva Stalin o i suoi metodi)

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Life hack 1: Accettate qualsiasi compito vi propongano

Stalin non era choosy, svolgeva qualsiasi compito senza essere schizzinoso, anche se non si trattava della sua occupazione preferita: firmare ordini di esecuzione. Si unì ai circoli bolscevichi nel 1901, quando aveva poco più di vent’anni (era del 1878), e fece tutto ciò che il partito gli chiedeva: organizzò tipografie per stampare i giornali bolscevichi, scrisse articoli, contattò i deputati nella Duma di Stato, e svolse persino varie attività illegali. 

L’approccio proattivo funzionò: nel 1912, Stalin fu nominato membro del Comitato centrale del partito bolscevico, l’élite socialista e i futuri leader dell’Urss. Allora, però, significava vivere la vita di un delinquente: e dopo essere stato catturato dalla polizia dello Zar, Stalin passò quattro anni in esilio in Siberia. Non c’è da stupirsi che fosse arrabbiato quando tornò a Pietrogrado (il nome, all’epoca, di San Pietroburgo) dopo la Rivoluzione del 1917.

Life hack 2: Siate fedeli al capo (finché è molto più potente di voi)

Nei primi anni Dieci, Lenin, come leader del partito bolscevico, era l’ideologo e il nemico più influente del capitalismo. Stalin non mise mai in discussione la sua autorità, anche se avrebbe potuto essere infastidito dalla mancanza di attenzioni di Lenin nei suoi confronti.

Una volta Lenin dimenticò persino il vero nome di Stalin, mentre era in esilio. “Nel 1915 Lenin inviò a diversi bolscevichi la domanda: ‘Ti ricordi per caso il cognome di Koba [lo pseudonimo di Stalin]? Per favore, ricordami il cognome di Koba… Si chiama Iosif qualcosa… me lo sono dimenticato’”, riporta Oleg Khlevniuk nella biografia di Stalin.

Dopo la Rivoluzione del 1917, tuttavia, Lenin si ricordò molto bene di Stalin: fu tra i primi bolscevichi ad arrivare a Pietrogrado e iniziò a organizzare gli operai per la ribellione, ancor prima che Lenin fosse rientrato dalla Svizzera.

All’inizio, Stalin assunse una posizione moderata, coalizzandosi con altri partiti socialisti, ma rapidamente cambiò idea dopo che Lenin espresse le sue opinioni di estrema sinistra, proclamando la presa del potere e la rivoluzione mondiale. “Stalin, come sempre, seguì ciecamente la guida politica di Lenin; era un alleato devoto e fedele. Naturalmente, Lenin apprezzava questa cosa”, scrive Oleg Khlevniuk. Fino al 1922, quando Lenin, essendo estremamente malato, criticò Stalin per la sua “crudezza”, i due avevano goduto di un rapporto amichevole, il che aiutò molto Stalin. Per quanto riguarda il successivo conflitto, Lenin non ebbe tempo per occuparsi di Stalin, perché morì nel 1924. 

Life hack 3: Parlate meno e non sottovalutate l’importanza del lavoro dietro le quinte

A differenza di Lev Trotskij o Grigorij Zinoviev, famosi per la loro eloquenza, Stalin non è mai stato un buon oratore, ma era bravo a lavorare duramente in posizioni defilate. Al tempo della Guerra civile russa (1917-1921) e fino al 1923, Stalin guidò un ministero secondario, il “Commissariato del Popolo per le questioni nazionali della RSFS Russa”. Ed egli stesso sottolineò che “il comitato si occupava esclusivamente di propaganda, non di questioni amministrative”. 

Tuttavia, dal 3 aprile 1922, Stalin divenne il Segretario generale del comitato centrale del Partito Comunista, dirigendo il suo apparato burocratico in rapida crescita. Anche quella posizione era considerata per lo più tecnica, ma Stalin ebbe così un impatto sui funzionari di partito di medio livello e riuscì a portare molti bolscevichi dalla sua parte. 

Allo stesso tempo, per un po’ rimase modesto e discreto… e sottovalutato dai suoi rivali. “Concentrandosi su lavori di routine, Stalin appariva alla maggior parte dei bolscevichi come un leader premuroso ed equilibrato; inoltre era un vero maniaco del lavoro, uno che sgobbava nelle retrovie, non un retore sempre in primo piano”, spiega lo storico Aleksej Volynets. Ecco perché durante gli scontri degli anni Venti tra l’élite bolscevica, Stalin di solito aveva la maggioranza dei bolscevichi di basso e medio livello dalla sua parte.

Life hack 4: Siate pronti a stringere alleanze e a romperle 

Qual è il modo migliore per sconfiggere più rivali e fare le scarpe a tutti? Mettere i nemici l’uno contro l’altro, essendo sempre pronti a cambiare schieramento. È quello che ha fatto Stalin negli anni Venti. 

Prima, nel 1923, quando, insieme a Grigorij Zinoviev e all’alleato di Zinoviev Lev Kamenev, Stalin attaccò Trotskij. “Prima della Rivoluzione, Trotskij si era opposto ai bolscevichi, unendosi ai ranghi di Lenin solo nell’estate del 1917”, scrive Volynets. Così “il grande trio” Stalin, Zinoviev e Kamenev, usando la loro influenza collettiva, espulse Trotskij dall’Armata Rossa, che aveva precedentemente contribuito a creare. 

Poi Stalin rivolse le sue armi contro Zinoviev e Kamenev, che nel 1925 dovettero schierarsi con Trotskij, creando “l’opposizione unita”. Ma era troppo tardi. Insieme a leader più moderati, come Nikolaj Bukharin, Stalin etichettò Trotskij, Zinoviev e Kamenev come radicali di sinistra, e nel 1926-1927 li costrinse a lasciare il Comitato Centrale del partito.

Quindi, fu la volta di Bukharin: nel 1928 Stalin, sostenuto dalla maggioranza del partito, lo distrusse come un opportunista di destra, privandolo di qualsiasi incarico di comando. Il campo era quasi libero: negli anni Trenta, tutti i capi bolscevichi della vecchia guardia furono esiliati (Trotskij) o caddero in disgrazia (Zinoviev, Kamenev, Bukharin) e furono giustiziati. 

“La Rivoluzione russa ha iniziato a mangiare i suoi figli, come era già successo alla Rivoluzione francese”, riassunse Oleg Khlevniuk negli anni Venti. Ma per Stalin, a differenza delle centinaia di migliaia di sovietici uccisi durante le Grandi purghe degli anni Trenta, il futuro era più luminoso che mai. Il suo potere assoluto avrebbe potuto facilmente fare invidia ai monarchi del XIX secolo.

 

Quanto costa al giorno doggi farsi una foto con Stalin? 

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