Semplicemente geniali: chi sono i moderni cervelloni russi che stanno cambiando la storia

Aleksandr Kislov
C’è chi ha vinto il Nobel e chi ha rifiutato sostanziosi premi in denaro. Menti brillanti, modeste, intuitive, le cui scoperte hanno rivoluzionato le scienze. Vi sveliamo chi sono gli Einstein di oggi

Grigorij Perelman

Immaginate di essere la persona più intelligente sulla faccia della Terra e di aver risolto uno dei sette grandi problemi della matematica, la congettura di Poincaré, per il quale il Clay Mathematics Institute di Cambridge vi ha offerto un premio di un milione di dollari. Lo rifiutate, vi chiudete in casa e non rispondente più al telefono. Benvenuti nel mondo di Grigory Perelman.

Questo genio della matematica, originario di San Pietroburgo, ha ottenuto la fama mondiale nel 2010 per aver risolto uno dei più importanti problemi della topologia, la congettura di Poincaré sulla forma del cosmo, proposta all’inizio del Novecento da Henri Poincaré e rimasta senza spiegazione per quasi un secolo. La notorietà di Perelman è stata poi amplificata dalla sua decisione di rifiutare l’ambito premio. In una delle rarissime interviste concesse, il genio russo disse: “Ho ridisegnato l’Universo. Cosa me ne faccio di un milione di dollari?”. E aggiunse: “Ritengo che il contributo del matematico americano Richard Hamilton alla soluzione del problema non sia minore del mio.”

Konstantin Novoselov e Andrej Gejm

Questa coppia di studiosi ha ottenuto il Premio Nobel per la fisica nel 2010 "per i pionieristici esperimenti riguardanti il materiale bidimensionale Grafene", da loro scoperto nel 2004. Questo materiale, che ha trovato ampia applicazione a livello economico e commerciale, è caratterizzato dalla resistenza meccanica del diamante e dalla flessibilità della plastica.

Nonostante i problemi iniziali nell'applicabilità del grafene a singolo strato, i due fisici hanno evoluto il materiale fino alla costruzione del cosiddetto grafene a doppio strato, che garantisce più resistenza e flessibilità di utilizzo.

Oggi questo materiale viene impiegato nella realizzazione degli smartphone, delle automobili e di materiali sportivi. Ed è solo l’inizio. 

Yurij Oganesyan

Dedicare quasi 40 anni a un esperimento che ha tutte la carte in regola per rivelarsi un fallimento? Sembra un atteggiamento molto “alla russa”.

Ed è esattamente ciò che ha fatto il fisico Yurij Oganesyan, che dopo decenni di studio e ricerche ha dato il nome all’elemento chimico numero 118, conosciuto per l’appunto come Oganessio (simbolo: Og), che va a completare il settimo periodo della tavola periodica.

Su 118 elementi attualmente conosciuti, solo 16 portano il nome degli scienziati che li hanno scoperti. Fra loro si contano Albert Einstein e il creatore del premio Nobel, Alfred Nobel. Solo due scienziati però hanno avuto questo onore in vita: uno di loro è per l’appunto Oganesyan. 

Igor Mitrofanov

È l’unico uomo al mondo ad aver creato macchinari e dispositivi che da oltre dieci anni vengono utilizzati a bordo di razzi spaziali per studiare i pianeti del Sistema Solare e cercare nuove forme di vita. In totale Mitrofanov ne ha progettati sei, l’ultimo dei quali è stato mandato in orbita nel 2018 diretto verso Mercurio.

“È molto probabile che l’acqua che oggi scorre dai nostri rubinetti sia stata portata sulla Terra da qualche cometa dell’ambiente interplanetario. Osservando Mercurio e altri pianeti siamo in grado di capire meglio il passato e il futuro del nostro pianeta”. 

Zhores Alferov

Premio Nobel per la fisica nel 2000 insieme a Herbert Kroemer e Jack Kilby, Alferov ha contribuito significativamente alla moderna fisica delle eterostrutture e all'elettronica. Ha inoltre contribuito allo sviluppo di laser, celle solari, LED e dei processi di epitassia che hanno portato alla nascita della moderna fisica e delle eterostrutture dei semiconduttori usate nell'elettronica. 

“Noi abbiamo iniziato prima (rispetto agli americani, ndr) a lavorare alla produzione di componenti elettronici - ha dichiarato il fisico in un’intervista -. Se ciò non fosse accaduto negli anni Novanta, gli iPhone e gli iPad oggi sarebbero prodotti da noi e non negli Stati Uniti”.

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