La lingua russa non è così difficile come vi hanno sempre voluto far credere!

Irina Baranova
Il nostro Tim Kirby continua la sua battaglia personale per sfatare il mito che il russo sia complicato, e mette in guardia da quei disfattisti che per appena tre generi e sei casi lo presentano come se fosse un geroglifico da decifrare

(Ehi! Ecco la prima parte della nostra guida, se ve la siete persa!)

Il russo è dipinto come una lingua molto più difficile di quanto non sia in realtà. La maggior parte di questa cattiva nomea è colpa di quei russi con complessi di inferiorità, che sono soliti disprezzare la loro lingua e cultura. Proclamano, in un inglese approssimativo o sconcertante, che il russo è praticamente impossibile, rispetto a qualsiasi altra lingua civile. Bene, parafrasando il leggendario pseudo-russo di Ivan Drago (di “Rocky IV“): io questi “li spiezzo in due”, perché la lingua russa non è per niente così difficile come la dipingono.

Quando i blogger che si occupano di lingua (sì, il XXI secolo è un’epoca interessante in cui vivere!) parlano su YouTube del russo, sottolineano sempre l’orrore dei tre generi (oltre al maschile e al femminile c’è anche il neutro; mammamia che choc!), e dei 6 casi grammaticali (ultra choc!). Questo fa pensare allo spettatore: “oh Dio, devo memorizzare migliaia di nuove parole + di che genere sia la parola + 6 forme della parola al singolare e 6 al plurale. È impossibile!”

Sfatiamo questo mito. La lingua russa non è una questione di memorizzazione delle parole con le varie desinenze, è questione di conoscere il sistema; la logica per generare la desinenza necessaria.

Cè una quantità infinita di numeri, ma non è necessario memorizzare tutti i numeri fino a 4998 per sapere che il successivo è 4999, perché  la matematica è basata su un sistema, e dopo 8 arriva sempre 9. Se sommi numeri pari, il risultato sarà sempre pari, lo sai non perché hai memorizzato ogni possibile (peraltro infinita) somma di numeri pari, ma perché è così che funziona il sistema. Andiamo avanti!

Lo spauracchio dei generi

Sì, tutti i nomi russi hanno un genere: che si tratti di una persona, un animale, un oggetto o concetto astratto, tutto è maschio o femmina o neutro; ma a differenza di alcune lingue dove il genere della parola deve essere memorizzato, in russo può essere dedotto (nella stragrande maggioranza dei casi) dalla lettera con cui la parola russa termina. 

In questo modo, il russo è diverso e oserei dire più semplice del tedesco, dove devi memorizzare se è “die Wasser”, “das Wasser” o “der Wasser”, perché non c’è modo di determinarlo semplicemente guardando la parola.

Avete mai notato che quasi tutti i nomi di uomini russi (non i diminutivi e i vezzeggiativi) finiscono in consonante? Per esempio. Ivan, Vladimir, Aleksandr, Stepan, Pavel, Pjotr ecc. E avete mai fatto caso che i nomi di tutte le donne russe finiscono con “A”? Per esempio: Maria, Aleksandra, Tatjana, Natalija, Svetlana, Anna, Ekaterina ecc. Beh, indovinate un po’, questo è già il primo segnale per determinare il genere.

Le parole maschili terminano in consonante, le parole femminili terminano con “A” o “JA” e le parole neutre terminano con ogni altra vocale (ma di solito in “O” “E” o “JO”).

Boom! Avete già risolto gran parte dei vostri problemi! Questa è la logica che regola i generi “impossibile da comprendere per gli stranieri” spiegata in poche frasi. Roba dura, eh?

Sì, a volte lo jer molle finale (che in russo si chiama mjagkij znak e in cirillico è questo simbolo: “Ь”) può mettere i bastoni tra le ruote, e i nomi di uomini come Nikita sono un mal di testa, ma il 99% delle volte il sistema funziona! Non dovete nemmeno sapere cosa significano le parole russe, ma potete già dire il loro genere: Ushanka (Ушанка), Politbjuro (Политбюро), Kvas (Квас). 

Quanto allarme per 6 casi grammaticali!

Tutta questa faccenda grammaticale sembra intimidatoria, specialmente a chi proviene da lingue senza casi, come l’inglese o l’italiano. 

Ma cos’è un “caso”? Bene, nelle lingue senza casi i pronomi hanno comportamenti simili a quelli di un caso. Prendiamo, ad esempio, questa breve frase: “Gli piace Maria”. Leggendola sappiamo chi piace a chi.

È vero che in italiano non ci sono casi, ma non diciamo “Lui piace Maria”. “Lui” diventa “Gli”, “A lui”; pronome personale indiretto. Questo è fondamentalmente come funzionano i casi. In russo avremmo qui un caso dativo. Ему нравится Мария (“Emù nravitsa Marija”).

Diciamo che i casi servono per sottolineare e rendere subito visibile la funzione che una parola ha nella frase. Intanto se è soggetto o complemento oggetto. Prendiamo Анна (Anna).

Se è soggetto è Anna. Ma se per esempio vogliamo dire che “Boris ama Anna”, Boris è soggetto e Anna è complemento oggetto, quindi avrà una desinenza diversa, in questo caso -Y (“-U”): “Annu”, per cui diremo Борис любит Анну (“Boris ljubit Annu”). 

La cosa bella del russo è che è più univoco, e si può liberamente cambiare l’ordine delle parole senza perdere la certezza del significato. Se dite “Annu ljubit Boris” è pur sempre Boris (soggetto) che ama Anna (oggetto di quella passione).

Quindi, con le parole di genere femminile che terminano in -A al nominativo (la stragrande maggioranza) vedere se in fondo hanno una -A o una -U ci permette di sapere immediatamente se nella frase quella parola è un soggetto o un complemento oggetto, indipendentemente dal fatto che sia all’inizio o alla fine. 

Questo è sostanzialmente il modo in cui funziona il sistema dei casi; un ostacolo che deve essere superato, ma che non è certo così complesso come memorizzare migliaia di ideogrammi, solo per sperare di poter leggere un giornale cinese o giapponese in un lontano futuro.

In generale, le desinenze non sono poi così tante (le trovate riassunte nella tabella) e il russo è più questione di logica che non di pedissequa e sfiancante memorizzazione.

Se vi sembra difficile il russo, allora che dire di altre lingue parlate in Russia, con alfabeti da 65 consonanti e declinazioni con 46 casi? 

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