Le dieci opere più importanti del pittore russo Igor Grabar (FOTO)

Cultura
ANNA POPOVA
La sua eredità è enorme, e non solo per gli splendidi quadri che ha dipinto, ma anche perché ha scritto una monumentale storia dell’arte russa e, con il suo impegno nel campo del restauro, ha fatto arrivare fino ai nostri giorni tanti capolavori del passato pre sovietico

1 / “Raggio di sole”, 1901

Allievo di Ilja Repin (1844 -1930) e diplomato all’Accademia Imperiale delle Arti, Igor Grabar (1871 -1960) si recò in Europa nel 1896 e studiò presso lo studio di Anton Ažbe (1862-1905), pittore sloveno attivo a Vienna. Tornato in Russia, si stabilì a Mosca. Diventò membro dell’associazione modernista “Mir iskusstva” (letteralmente: “Il Mondo dell’arte“) e nel 1902 presentò dieci opere a un’esposizione del gruppo. Uno di essi, “Raggio di sole”, venne acquistato dalla Galleria Tretjakov. 

2 / “Il cocchiere”, 1904

L’artista era spesso ospite dell’amico Nikolaj Meshcherin a Dugino, vicino a Mosca. Insieme si recavano nei villaggi dei dintorni per qualche schizzo preparatorio, e a volte i loro cocchieri diventavano modelli per i futuri dipinti. Un certo Mishutka, a giudicare dalla sua espressione, non era entusiasta della lunga posa. 

3 / “Azzurro di febbraio”, 1904

Lavorando a Dugino, l’artista si alzava presto e andava a dipingere en plein air. Nel tentativo di catturare i cambiamenti repentini della luce naturale, una volta posò lo sguardo su una betulla e gli cadde il bastone dalle mani. In quel momento, alzando gli occhi verso l’alto, Grabar vide “rintocchi di tutti i colori dell’arcobaleno”. Un albero i cui rami sembravano danzare sullo sfondo del cielo blu invernale con candore, creando sempre più sfumature cromatiche. Per preservare quella prospettiva, l’artista scavò una trincea nella neve e dipinse da lì.

4 / “Vento di primavera”, 1905 

Dopo essere partito per Parigi nel 1905, Grabar si immerse nello studio dell’opera di Van Gogh. Rimase letteralmente ipnotizzato dalla sua incredibile tecnica e cambiò il suo approccio al lavoro. Il risultato fu “Vento di primavera”, dove sono espliciti i richiami visivi alla “Camera da letto ad Arles” di Van Gogh. Il dipinto fu acquistato per la sua collezione dal leggendario mecenate Ivan Morozov.

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5 / “Pere su una tovaglia blu”, 1915

Il lavoro sulla monumentale “Storia dell’arte russa” inghiottì l’artista, che iniziò a viaggiare in tutto il Paese alla ricerca di materiali d’archivio. Tra il 1908 e il 1915 vennero pubblicati otto volumi di quella fatica, che divenne l’opera più importante della storia dell’arte russa. Nel 1913, Grabar divenne fiduciario della Galleria Tretjakov e vi realizzò importanti cambiamenti nell’esposizione. Alla mostra del collettivo “Mir isskustva” del 1915, Igor Grabar presentò la natura morta “Pere su una tovaglia blu”, che fu acquistata dall’Accademia delle Arti per il suo museo.

6 / “Cortile di Mosca”, 1930

Negli anni Venti, Grabar e lo scrittore Maksim Gorkij ebbero l’idea di creare una Cittadella degli Artisti, dove poter vivere e lavorare. Così, in via Verkhnjaja Maslovka a Mosca, sul sito dei padiglioni bruciati in un incendio di uno studio cinematografico, sorsero case con laboratori artistici e appartamenti. Grabar viveva in uno di questi edifici. 

7 / “Autoritratto con tavolozza in camice bianco”, 1934-1935

Fu Grabar che riuscì a conservare i monumenti russi e bizantini antichi dopo la Rivoluzione. Nel 1918 avviò l’apertura dei Laboratori centrali di restauro, la prima organizzazione che si occupò della conservazione dei monumenti culturali. Negli anni Venti, Grabar organizzò diverse mostre di arte russa all’estero, tra cui Stati Uniti e Germania. Alla fine del decennio, lasciò tutti gli incarichi e si concentrò sulla pittura. In questo periodo dipinse un’intera serie di ritratti, il genere che considerava l’arte suprema.

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8 / “Viale di betulle”, 1940

Alla fine degli anni Trenta, l’artista si dedicò al lavoro su una monografia dedicata al suo grande maestro Ilja Repin. In quel periodo venne pubblicata anche la sua autobiografia, intitolata “La mia vita”. Grabar ha ammesso che l’arte era forse la sua unica fonte di gioia e di dolore e il vero contenuto della sua vita. Sempre più spesso si rivolse a uno dei suoi soggetti preferiti: le betulle in contesti estivi o invernali. 

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9 / “Abramtsevo. Recinzione”, 1944

Già negli anni Trenta, di fronte alla famosa tenuta di Abramtsevo, nei pressi di Mosca, si formò un insediamento di pittori, dove Igor Grabar costruì la sua dacia secondo il proprio progetto in stile art nouveau finlandese. Qui continuò a dipingere e a lavorare alla “Storia dell’arte russa”. In seguito divenne direttore del museo della tenuta.

10 / “Paesaggio invernale”, 1940-1950

Alla fine degli anni Quaranta, intraprese il restauro del Monastero Andronikov (Monastero del Salvatore e di Andronico), il più antico di Mosca, e vi istituì il Museo Andrej Rubljov di Arte Antica Russa. Qui Rubljov tra stato monaco, aveva affrescato la Cattedrale del Salvatore e fu sepolto nel 1428. Sebbene a questo punto Grabar si fosse allontanato dall’impressionismo, vi ritornava comunque di tanto in tanto. Questo paesaggio, dipinto “cinque minuti prima della primavera”, ricorda ciò che ha sempre contraddistinto i primi dipinti dell’artista: un cielo limpido e soleggiato, nuvole volanti; quasi un presagio del nuovo e un addio al vecchio.


La mostra “Игорь Грабарь. К 150-летию со дня рождения” (Ígor Grabár. K 150-létiju so dnjá rozhdénija”; ossia “Igor Grabar. Per i 150 anni dalla nascita”) è in corso alla Galleria Tretjakov di Mosca fino al 26 febbraio 2023. Sito web per info

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